L’AQUILA – “Non ho alcuna intenzione di vendere l’Asm ad Aciam, ma è chiaro che se l’azienda non diventerà competitiva, resterà fuori dalla gestione del subambito provinciale dell’Ato regionale”.
Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, risponde così alla polemica innescata dal capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale all’Aquila, Guido Liris, e da altri consiglieri di opposizione, che hanno paventato l’ipotesi di una svendita delle quote dell’ex municipalizzata aquilana ad Aciam, l’Azienda consorziale di igiene ambientale marsicana, presieduta da Lorenza Panei, che vanta un credito verso Asm di 2 milioni di euro, ovvero due terzi del capitale dell’azienda.
Secondo Liris, infatti, la costituzione dell’Autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani, (Agir) e del subambiti provinciali dell’Ato (ambito territoriale ottimale) regionale per la gestione integrata dei rifiuti, potrebbero in questo modo tagliare fuori l’Asm, consacrando l’Aciam a punto di riferimento provinciale.
“Come sempre l’opposizione dimostra di non conoscere le leggi – afferma Cialente – Entro 2 anni, infatti, bisognerà creare un unico Ato per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti che sarà poi suddiviso in subambiti provinciali. Stiamo lavorando per efficientare l’Asm e per non vederla tagliata fuori dalla raccolta e smaltimento dei rifiuti della provincia, cioè esattamente il contrario di ciò che dice l’opposizione”.
Tuttavia, L’Aquila partirebbe già penalizzata nei confronti di Aciam (Avezzano), Cogesa (Sulmona) e Segen (Sante Marie) che posseggono impianti di trattamento rifiuti, a differenza del capoluogo che, attualmente, conferisce al Cogesa: “Proprio perché non possediamo un impianto – specifica Cialente – L’Asm dovrà lavorare sodo per efficientare servizi e personale per poter concorrere alla raccolta dei rifiuti a livello provinciale, altrimenti sarà facilmente superata da chi è più competitivo. Al momento non riesce a concludere nemmeno la differenziata!”.
Cialente si dice “fiducioso” anche sulla costituzione di un’unica azienda pubblica che possa far convergere Asm, Aciam, Cogesa e Segen, ma precisa: “Dovrà fare capo ai sindaci nella gestione politica, ma bisognerà prima sciogliere il nodo di Aciam, che conta un socio privato”.






