L’AQUILA – Potrebbe paralizzarsi la ricostruzione di una trentina di case classificate “E” dopo il sisma dell’Aquila, con lavori già assegnati per 6 milioni di euro, a causa degli sviluppi dell’inchiesta della procura della Repubblica del capoluogo nota come “Ricostruziopoli”.
Ad affermarlo ad AbruzzoWeb è Ferdinando Paone, l’avvocato dell’imprenditore Carlo Ciotti, finito agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa e falso.
Parlando dei lavori alle case “E”, spiega il legale, “in questa situazione vanno avanti nei limiti in cui possono andare avanti. Se non lo rimettono fuori – aggiunge poi – i cantieri rischiano il blocco con tutte le conseguenze. Stiamo cercando di mandarli avanti comunque”.
Un motivo in più di riflessione per il giudice per le indagini preliminari, Giuseppe Romano Gargarella, che con tutta probabilità domani deciderà sull’istanza di rimessione di libertà dell’indagato presentata dall’avvocato Paone su cui il pubblico ministero Antonietta Picardi avrebbe già dato il suo ok.
Le pratiche già approvate ma con lavori non ancora partiti in capo a Ciotti erano 29 per un importo complessivo di 6.159.404 euro.
Oltre la metà della somma, in associazione temporanea di impresa con una ditta umbra, è rappresentata dal progetto di riparazione di un fabbricato in via Matteo da Leonessa, che aveva ottenuto un indennizzo di 3,3 milioni.
Tra l’altro uno dei motivi che hanno spinto il gip a concedere la misura cautelare richiesta dal pm è proprio la possibilità di reiterare i reati relativi alle case “A”, “B” e “C” sulle più danneggiate e quindi più danarose “E”.
Ribaltando la questione, una premura che per molti cittadini può significare una pesante e imprevista zavorra sulla ricostruzione. Alberto Orsini
SOLDI SI’, LAVORI NO: IL PARADOSSO
Avere finalmente “conquistato” il finanziamento per gli immobili danneggiati dal terremoto ma non poter iniziare o concludere i lavori.
È questa la situazione paradossale in cui si trovano le 26 persone prorietarie di abitazioni classificate “E” che avevano deciso di affidare i lavori a Carlo Ciotti, l’imprenditore di 52 anni finito agli arresti domiciliari nell’inchiesta denominata “Ricostruziopoli”.
Il caso è particolarmente intricato e unico nel suo genere.
Di fatto l’imprenditore può vantare i contratti già firmati, concretamente, però, non può dare seguito ai lavori perché la procura dell’Aquila ha disposto la misura cautelare per evitare la “reiterazione del reato” proprio in vista dell’avvio dei cantieri delle “E”, sequestrando a Ciotti conti correnti e mezzi.
Dall’altro lato il proprietario ha il diritto di vedere i lavori finiti entro i termini stabiliti perché altrimenti perderebbe il diritto all’assistenza, e quindi dovrebbe lasciare l’alloggio C.a.s.e. o il Map assegnato, tornando, a distanza di oltre tre anni dal sisma, nella condizione di sfollato.
L’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri numero 4013, inoltre, stabilisce che “il beneficiaro deve assicurare la consegna dei lavori all’impresa affidataria e il tempostivo avvio del cantiere”, mentre poco più sotto si prevedono delle penalità per le imprese per i ritardi: quando superano un mese si applica una decurtazione del 10% della rata per il pagamento dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori e per ogni mese successivo “un’ulteriore riduzione dell’1% fino a un massimo del 50% della rata predetta”.
L’alternativa è annullare l’accordo con la ditta e rivolgersi a un’altra azienda, ma non è una cosa semplice. I casi di rescissione sono sanciti nel contratto-tipo per la ricostruzione privata a cui i cittadini possono far riferimento e che si trova sia sul sito del commissario per la ricostruzione sia su quello della prefettura dell’Aquila.
Sicuramente la risoluzione tra le parti avviene se l’impresa è destinataria di un provvedimento prefettizio interdittivo, ma non è il caso di Ciotti, oppure è responsabile di grave inadempimento, certificato da apposita relazione tecnica.
Un’altra ipotesi è la rescissione consensuale, ma appare difficile che, nel caso in specie, la ditta decida in tal senso, soprattutto se punta a dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati.
In alternativa il proprietario può decidere unilateralmente la fine dei rapporti, però deve corrispondere all’appaltatore, oltre all’indennizzo per mancato guadagno, anche il compenso per i lavori eseguiti e le spese sostenute sino al momento del recesso. Pierluigi Biondi
IL 2 LA PRIMA UDIENZA
Intanto si terrà il prossimo 2 ottobre l’udienza preliminare in cui sarà conferito l’incarico per l’incidente probatorio a un consulente che dovrà occuparsi delle perizie in tutti i cantieri, come deciso dal Gip Gargarella in accordo sia con l’accusa che con la difesa dopo l’interrogatorio di garanzia di Ciotti.





