L’AQUILA – Non c’è solo il “niet” alle dimissioni di Gaetano Fontana, nella lettera di Gianni Chiodi all’architetto.

Al contrario, la missiva è una sorta di piano generale per i prossimi mesi che traccia lo scenario di quello che verrà.

Chiodi, infatti, affronta moltissimi temi caldi. Replica al Comune sui piani-stralcio, che non si potevano fare senza il famigerato piano di ricostruzione complessivo.

Annuncia la riunificazione di struttura commissariale e struttura tecnica, con Fontana che diventerà un suo dipendente.

Promette che i Comuni avranno sempre più un ruolo da protagonisti nell’attuazione sul campo della ricostruzione, con il commissario più in disparte nel ruolo di programmatore e di garante.

Infine, Chiodi affronta lo scottante tema di una ricostruzione, dell’Aquila e del “cratere”, che a oggi costa troppo ma che potrà essere spalmata negli anni.

Di qui la convinzione di garantire flussi annuali attraverso lo strumento dell’intesa tra Comuni e commissario che, in questo modo, manterrà un ruolo di deus ex machina per tutta la durata della ricostruzione.

PIANO PER L’AQUILA: “MI AUGURO NON LO SIA SOLO DI NOME”

Il punto di partenza dell’analisi di Chiodi è la presentazione, “finalmente (quanto tempo inutilmente perso per la città!)”, scrive del piano di ricostruzione per il capoluogo e le sue 49 frazioni, definito anche “agognato – e non soltanto dalla Struttura commissariale ma anche dalla legge”.

Chiodi appare scettico, confermando i pessimi rapporti con l’amministrazione uscente, quando si augura “che non sia, come già avvenuto, un documento che di Piano di ricostruzione abbia solo il nome”.

Il commissario ribadisce poi il ruolo centrale dell’intesa tra Comune e la sua struttura, che nel corso della presentazione del piano sia il sindaco, Massimo Cialente, che l’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano hanno un po’ snobbato, parlando di operatività del piano “subito dopo l’adozione”.

Per Chiodi, invece si potranno “condividere, con il sindaco dell’Aquila e con il presidente della Provincia attraverso lo strumento dell’intesa, tempi, modalità e risorse da destinare alla ricostruzione del centro storico della città, che potrà avvenire, naturalmente, anche per stralci”.

Su quest’ultima questione, in merito ai mini-piani che permetterebbero di partire a breve con i lavori esiste una lettera del ministero dell’Economia di cui molti si sono accorti solo ora ma che AbruzzoWeb aveva pubblicato già lo scorso 6 dicembre.

Nel testo da un lato si apre alla possibilità dei piani stralcio, a patto, però, che siano preceduti da un “documento pianificatorio unitario”: alle corte, il piano di ricostruzione serviva punto e stop.

LA RIORGANIZZAZIONE: “UN’UNICA STRUTTURA”

Chiodi annuncia anche un’altra grande novità organizzativa: in futuro ci sarà una sola struttura commissariale e, come corollario non espresso, Fontana lavorerà alle sue dipendenze.

“È mia intenzione – scrive Chiodi – assumere provvedimenti volti a proporre una riorganizzazione della Struttura commissariale, che, partendo dalla unificazione delle contabilità speciali, preveda una riunificazione delle funzioni prima incardinate tra la Struttura tecnica di missione e la Struttura per la gestione dell’emergenza in un unico organismo che risponde al commissario delegato quale soggetto delegato dal Consiglio dei ministri per la ricostruzione”.

Un modo per riaffermare il primato di Chiodi anche contro certe tendenze autonomiste dei vertici degli altri organismi, abituati a prendere decisioni senza doverne rispondere a nessuno.

LE “MAZZE” AI COMUNI, LA PROGRAMMAZIONE NO

I tempi cambiano e Chiodi sembra averne la contezza. Ecco perché annuncia di voler allentare la briglia nei confronti dei Comuni per consentire l’avvio pratico, in soldoni, dei lavori sui centri storici, mentre alla sua struttura resterà la regia complessiva e la vigilanza.

Secondo il commissario, infatti, “la fase di attuazione dovrà, sempre più, essere posta in capo ai Comuni, mentre resteranno alla Struttura commissariale le attività regolatorie e programmatorie, nonché l’attività di monitoraggio dell’attuazione dei programmi di ricostruzione”.

LA RICOSTRUZIONE DELL’AQUILA COSTA TROPPO, MA…

Un punto delicatissimo è il budget per la ricostruzione dell’Aquila che, come ormai sanno tutti, è di 5 miliardi di euro, 3,5 per il capoluogo e oltre 1,5 per le frazioni, e degli altri centri terremotati.

Soldi che, ammette Chiodi candidamente, oggi non ci sono. “Il costo della ricostruzione dell’Aquila e delle sue frazioni, così come dei comuni del ‘cratere’ – scrive infatti, senza girarci intorno – è sicuramente maggiore delle risorse oggi disponibili e di quelle, sempre a oggi, programmate”.

Allarme rosso? Forse no. Per Chiodi, infatti, “d’altro lato, i tempi della ricostruzione – 10/15 anni – sono tali che non impongono disponibilità finanziarie ulteriori per qualche anno”.

Ecco che, davanti a piani di ricostruzione super salati, “lo strumento dell’intesa deve essere adeguatamente articolato e confermato in modo di garantire, spalmati negli anni necessari, flussi finanziari come budget annuali posti a disposizione e nella responsabilità dell’ente locale che dovrà utilizzarli sulla base di criteri, metodi e modalità predefiniti, chiari e conoscibili dal cittadino e rendicontarli puntualmente con riferimento alla quantità e qualità degli interventi attuati”.

Un altro passaggio che riafferma l’importanza dell’intesa tra enti locali e Sge.

“Di questo percorso – conclude Chiodi – io non potrò che essere, sia permanendo nel ruolo di Commissario delegato sia, e tanto più, in quello di Presidente della Regione, Abruzzo il garante della sua attuazione”.