L’AQUILA – Il prefetto del capoluogo, Giovanna Maria Iurato, ha fatto visita ieri al Comando regionale della Guardia di finanza.
La Iurato è stata ricevuta dal comandante regionale, Nunzio Antonio Ferla, dal comandante provinciale dell’Aquila, Giovanni Castrignanò, e da tutti gli ufficiali presenti alla sede.
Nel corso della visita, il generale Ferla ha illustrato al prefetto l’organizzazione territoriale del comando regionale, strutturata su quattro comandi provinciali, del reparto tecnico logistico amministrativo e del reparto operativo aeronavale con sede a Pescara.
Come si legge in una nota, il prefetto si è intrattenuto con tutti gli ufficiali e ha manifestato il suo vivissimo apprezzamento per l’attività istituzionale svolta dalle Fiamme Gialle sul territorio e per i notevoli risultati conseguiti, contro ogni forma di illegalità economica.
NEL MIRINO IL CONTRASTO ALLE INFILTRAZIONI
L’AQUILA – La riunione è stata organizzata principalmente per affrontare il problema delle infiltrazioni della malavita organizzata nella ricostruzione post-terremoto, un tema su cui la guardia è molto alta e si susseguono i summit dopo il vertice blindato promosso nei giorni scorsi dal procuratore distrettuale antimafia, Alfredo Rossini, il quale sulla problematica ha commentato solo “tutto è coperto dal segreto istruttorio”.
Il prefetto Iurato coordina il pool istituito dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che ha la competenza di prevenire possibili infiltrazioni mafiose in quello che è considerato il cantiere più grande d’Europa.
Il problema è diventato emergenza dopo l’inchiesta della procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria che ha portato all’arresto di 34 persone affiliate alla ‘ndrangheta e ha fatto emergere l’esistenza di società in odore di ‘ndrangheta che hanno tentato di entrare negli appalti privati milionari rappresentati dai condomìni con danni più gravi.
Le intercettazioni telefoniche hanno fatto emergere che la ‘ndrangheta punta a entrare sul mercato aquilano anche attraverso gli amministratori di condominio visto che il gancio aquilano è risultato Stefano Biasini, 33 anni, piccolo imprenditore, figlio di Lamberto, amministratore di condominio di punta.
Stefano Biasini è amministratore della società Tesi, nella quale il 50 per cento delle quote è detenuto dal commercialista calabrese Carmelo Gattuso, considerato prestanome di Santo Giovanni Caridi, esponente del cartello mafioso: entrambi sono stati arrestati nell’ambito dell’inchiesta della procura distrettuale di Reggio Calabria.
Le carte sono state chieste dalla procura distrettuale dell’Aquila che, tra le altre cose, sta vagliando la posizione di Stefano Biasini. Per i Pm antimafia aquilani le insidie maggiori, oltre che dalla ‘ndrangheta, arrivano dalla camorra. Tre aziende sono state individuate dalla procura che sta svolgendo indagini approfondite.



