L’AQUILA – Il terremoto arriva anche nella Grande mela, e a fare da portavoce questa volta non è un abruzzese, ma il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.

Un testimonial d’eccezione che, in una conferenza che si è tenuta il 17 novembre presso la Casa italiana Zerilli-Marimò, a New York, si è espresso a favore della legge di iniziativa popolare dei comitati aquilani, apostrofando con parole aspre chi di questo terremoto, ma soprattutto di questa ricostruzione, se ne sta lavando le mani.

Una giornalista di origini abruzzesi, la professoressa Anna Di Lellio, ha fatto da moderatrice nel dibattito, ma non si è astenuta dal promuovere la questione aquilana che è stata portata avanti nella manifestazione di ieri “Sos L’Aquila chiama Italia”.

All’appello della Di Lellio si è aggiunto anche il governatore della Puglia, sottolineando aspetti più o meno noti riguardanti terremoto e ricostruzione.

“Dopo un anno e mezzo – ha accusato Vendola – non c’è nessuna discussione pubblica sulla ricostruzione; la ricostruzione di una delle città d’arte più importanti del mondo, come L’Aquila”.

“Non è un problema di poco conto – ha aggiunto – I modelli di ricostruzione meritano un dibattito nazionale, come si è fatto quando vi è stata la vicenda del terremoto in Umbria con le lesioni drammatiche ad Assisi e in tutto il patrimonio artistico dell’Umbria, o come è stato in Friuli Venezia Giulia”.

Secondo Vendola, “è vergognoso quello che è accaduto all’Aquila. Si è costruito un meccanismo, diciamo così – ha proseguito – di filantropia televisiva: le missioni-bontà, i supereroi, la costruzione di prefabbricati immondi”.

“Se c’è il terremoto a casa mia – ha esclamato con indignazione – il prefabbricato mi serve per passare la nottata. Ma mettere insieme cento prefabbricati, e dire ‘Ecco, questa è L’Aquila’!”.

“Oggi la gente viene cacciata dai prefabbricati e dagli alberghi – ha sottolineato il governatore – non ci sono i soldi neanche per consentire la fase di emergenza. Soprattutto non c’è uno straccio di progetto di ricostruzione, anche perché in Italia dopo che c’è stato il terremoto all’Aquila si è parlato di ‘new town’”.