L’AQUILA – La ricostruzione dell’Aquila non decolla: migliaia di progetti fuori centro storico ancora da esaminare, centinaia di imprese che attendono di essere pagate, la macchina burocratica imballata da procedure che non funzionano e dall’addio dei precari.

Mentre il primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, annuncia su Facebook che tutto è pronto per far partire i cantieri in primavera, la città reale fatta di cittadini, imprese e tecnici è sul piede di guerra.

Con lo spauracchio delle elezioni alle porte che portano i politici ad avere la “testa altrove”, come lamentano alcuni.

È uno scenario a tinte fosche quello che emerge nelle dichiarazioni degli attori della ricostruzione, quelli che materialmente si scontrano ogni giorno con una situazione incomprensibile e che adesso chiedono con forza chiarezza a chi ha “le mazze in mano”.

A cominciare dal governo, che ha chiuso frettolosamente la fase commissariale senza disegnare un percorso alternativo, per finire all’amministrazione comunale che “deve rivedere la sua organizzazione”, come denuncia ad AbruzzoWeb il presidente dell’associazione dei costruttori edili (Ance) dell’Aquila, Gianni Frattale.

“Ci sono circa 700 pratiche che aspettano solo una firma per essere liquidate ma da mesi attendiamo inutilmente – spiega Frattale – le aziende sono in sofferenza e presto si rivolgeranno agli avvocati per presentare al Comune i decreti ingiuntivi per avere ciò che gli spetta”.

“Alle ditte si chiede di rispettare fino all’ultimo le leggi, come è giusto, mentre la pubblica amministrazione può fare carta straccia degli impegni presi”, tuona Frattale.

Per questo, l’Ance è pronta ad annullare la convenzione con il Comune dell’Aquila con la quale si era stabilito che, entro cinque giorni dalla presentazione dello stato finale dei lavori di riparazione delle abitazioni danneggiate dal sisma, gli uffici avrebbero richiesto il Documento unico di regolarità contributiva (Durc) necessario per procedere alla liquidazione del contributo, “cosa che non mai è avvenuta, segno di una grave mancanza di rispetto”.

“Non è più un problema di soldi”, sottolinea Frattale ricordando i 154 milioni trasferiti a fine anno alle casse del Comune, ma “di cambiare rotta e, se necessario, di riorganizzare la macchina amministrativa, a partire da dirigenti e funzionari”.

“Ci dicono che lo stop è dovuto alla scadenza dei contratti con i precari – racconta – per questo gli abbiamo ‘prestato’ due dipendenti della Cassa edile per dare una mano al personale comunale ma quando si sono presentati negli uffici si sono sentiti rispondere dai presenti che tra ferie e altro sarebbero rimasti da soli, così li abbiamo richiamati in servizio da noi”.

Gli fa eco il presidente dell’ordine provinciale degli ingegneri, Paolo De Santis: “il sindaco dice che la ricostruzione partirà a spron battuto a marzo, ma di quale anno?”.

“Se la soluzione è il ‘concorsone’, verosimilmente possiamo stimare che, tra la fine dei colloqui, la firma dei contratti e la formazione dei nuovi assunti prima dell’estate la situazione non si sbloccherà”, prevede De Santis.

Che, poi, incalza “invidio Cialente per il suo ottimismo, però è bene che facesse conoscere pure ai comuni mortali i suoi piani per ripartire”.

“Al momento – aggiunge – ci sono ancora 5 mila pratiche da esaminare in periferia, gli ultimi indennizzi rilasciati risalgono a novembre, come si può pensare di avviare i cantieri in centro storico? Gli unici, probabilmente, saranno quelli relativi ai progetti di competenza della soprintendenza”.

Intanto il problema ricostruzione è stato anche al centro di un incontro all’Aquila promosso dall’assemblea cittadina in cui sono partite bordate all’indirizzo del Comune e del governo.

“Ci troviamo in presenza di una situazione caotica – dice l’architetto Antonio Perrotti, uno dei relatori – i tempi di cui parla l’amministrazione comunale sono campati per aria”.

“Stiamo ancora aspettando una decisione sulla scheda parametrica proposta a ottobre (una sorta di pre-progetto per quantificare i costi per ogni singolo aggregato, ndr), senza la quale non si può procedere alla progettazione degli interventi”, rivela Perrotti.

L’architetto, infine, lancia un allarme: “anche se fossimo talmente bravi da stare nei tempi di cui parla Cialente le risorse messe a disposizione per l’edilizia privata con la delibera Cipe è di 8-900 milioni di euro, che basta a malapena per l’asse centrale della città”. Alberto Orsini

SCONTRO SINDACO-ANCE

È scontro tra il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il presidente dell’Ance, Gianni Frattale, in riferimento alla convenzione tra Comune e costruttori per il pagamento delle imprese impegnate nella ricostruzione.

Ad AbruzzoWeb Frattale ha affermato di voler rescindere l’accordo perché gli uffici comunali non lo rispettano e, intanto, oltre 700 ditte attendono di essere pagate.

Su Facebook Cialente ha minacciato azioni di querela nei confronti dell’associazione costruttori, perché si tratta di affermazione “non vere” che “delineano un carattere di calunnia nei confronti del Comune e dei suoi operatori”.

Secca la risposta di Frattale: “i ritardi sul pagamento degli stati di avanzamento dei lavori riguardano molte centinaia di pratiche e si tratta di lavori già avviati sui quali le imprese anticipano di tasca loro. Non vogliamo neanche tornare, per stanchezza, sul migliaio di pratiche che tuttora, secondo l’ultimo resoconto ufficiale diffuso, dopo aver passato in drammatico ritardo l’esame della filiera, stazionano in Comune in attesa dell’avvio dei cantieri”.

LA NOTA DELL’ANCE

“Se il sindaco Cialente vuole verificare gli estremi di calunnia nei confronti del Comune quando parliamo di ritardati pagamenti alle imprese, cominci pure da un riscontro sul reale rispetto della convenzione che firmammo il 21 dicembre 2011”.
 
Il presidente di Ance L’Aquila Gianni Frattale replica alle affermazioni del sindaco secondo il quale tutto sarebbe in regola.

Nella convenzione richiamata da Frattale il Comune, i costruttori, gli ordini ed i sindacati si accordavano sul pagamento degli stati di avanzamento lavori entro cinque giorni dalla consegna del Durc, il documento che attesta il pagamento dei contributi ai dipendenti delle imprese. In cambio le imprese accettavano di utilizzare il Durc degli appalti pubblici, pur trattandosi di ricostruzione privata, sottoponendosi così a regole e controlli molto più severi su lavoro nero e fiscalità a tutela di lavoratori, Cassa Edile e istituti previdenziali.

Un impegno che le imprese stanno mantenendo ma che il Comune per la sua parte continua ad eludere.

I tempi morti non si annidano solo al momento finale del pagamento dei Sal che dovrebbe avvenire in cinque giorni secondo la citata convenzione, ma soprattutto nell’avvio dell’iter di pagamento da parte del Comune che inizia con la richiesta del Durc dell’impresa non appena viene presentato agli uffici lo stato di avanzamento lavori.

È lì che il sindaco dovrebbe verificare la solerzia dei suoi uffici e non solo nell’ultimo step.

Il problema della temporanea vacatio di personale dovuta al concorso in svolgimento, poteva essere tamponata spostando una manciata di elementi da altri uffici, in un Comune che fra 500 dipendenti conta molti professionisti preparati sulla materia.

Negare che il fenomeno dei ritardati pagamenti esista, soprattutto da parte di chi dovrebbe portare soluzioni al problema, non può che rammaricare tutte le imprese in difficoltà ed i cittadini che tutti i giorni si scontrano con l’inefficienza della macchina comunale.

I ritardi sul pagamento dei Sal riguardano molte centinaia di pratiche e si tratta di lavori già avviati sui quali le imprese anticipano di tasca loro. Non vogliamo neanche tornare, per stanchezza, sul migliaio di pratiche che tuttora, secondo l’ultimo resoconto ufficiale diffuso, dopo aver passato in drammatico ritardo l’esame della filiera, stazionano in Comune in attesa dell’avvio dei cantieri”.