L’AQUILA – Il Comune dell’Aquila lancia la sfida: ricostruire una parte del centro in dodici mesi, lungo l’asse corso Vittorio Emanuele – corso Federico II- piazza Duomo – piazza Palazzo.

Un progetto ambizioso e affascinante, che segue all’approvazione del la mozione, proposta dal presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti e dal presidente della commissione consiliare Garanzia e Controllo, Enzo Lombardi, volta all’individuazione di un’area a fattibilità immediata per la ricostruzione del centro: Il documento ha ricevuto 27 voti favorevoli, 3 contrari e di 2 astensione.

Un atto con il quale implicitamente l’assise civica del capoluogo mette da parte le strategie dettate dal commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e dal coordinatore della struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana, che in più di un’occasione hanno rimarcato la priorità dei piani di ricostruzione rispetto a qualunque processo urbanistico ed architettonico.

Anche per il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, è arrivato il tempo di dare una sferzata alla ricostruzione cosiddetta ‘pesante’, mentre per dare un altro segnale alla cittadinanza riapriranno i portici di San Bernardino e corso Vittorio Emanuele:

“Non possiamo permettere che il centro dell’Aquila diventi come quello di Gemona, dove le persone non sono più tornate – ha spiegato il primo cittadino – Lì dove è possibile i cantieri devono partire subito. Vorrei che Chiodi e Fontana vengano in un prossimo Consiglio per un confronto, entro un mese. Avevo chiesto al commissario più personale per rafforzare la squadra tecnica del Comune: è arrivato un ‘niet’, perchè temono si possano creare dei doppioni con la struttura commissariale”.

La proposta di aprire i cantieri in centro in tempi rapidi ha fatto breccia nell’immaginario della popolazione e di associazioni datoriali ed imprenditoriali della città, con l’Associazione nazionale costruttori edili che si è detta “disposta ad anticipare le somme pur di riportare le gru in centro” e con il giudizio favorevole di Cna e Federalberghi. Anche il consigliere provinciale della lista “Io sto con Stefania”, Pierpaolo Pietrucci, presenterà una mozione che andrà ad integrarsi con quella approvata dal Consiglio comunale.

Tutti e felici e contenti allora? Non proprio. Gli scogli da superare sono diversi. Si attende, innanzitutto, una risposta della struttura commissariale e dell’unità di missione, per valutare se anche dal loro punto di vista l’atto deliberativo del Consiglio comunale può sposarsi con quelle che sono le strategie delineate sino a questo momento. Finora i piani di ricostruzione per i centri storici, peraltro demandati ai sindaci dei comuni del cratere per legge, sono sempre stati invocati quale chiave di volta per l’avvio della ricostruzione ‘pesante’. La mozione del Comune dell’Aquila, sostanzialmente, sconfessa questo orientamento e parla di una ricostruzione immediata nelle zone dove è possibile.

Ma anche all’interno dello stesso Consiglio comunale non sono tutti favorevoli, sia nella maggioranza sia nell’oppposizione.

Per il consigliere comunale Pd, Antonello Bernardi, si è trattato di una scelta “antidemocratica” quella adottata dall’assise civica. Concetto ribadito dal capogruppo della Destra, Luigi D’Eramo: “Non c’è stata alcuna concertazione e si sono create delle aspettative nella popolazione che non si sa fino a che punto potranno essere soddisfatte”.

Ancora più duro il capogruppo Idv, Angelo Mancini, che si è chiesto: “Dodici mesi? Con quali soldi, con quali norme?”, mentre il collega di Prc, Enrico Perilli, “con la mozione si illudono i cittadini”. (g.a.)