L’AQUILA – “Dei 100 milioni, 86 sono stati distribuiti a 4 mila aziende per far ripartire l’economia di questa zona”.
Si impiccia tra zona franca e fondi Cipe per lo sviluppo, il ministro per lo Sviluppo economico Flavio Zanonato, all’Aquila per partecipare a un convegno sull’agricoltura.
I 100 milioni, infatti, sono la quota del 5% degli oltre 2 miliardi della delibera Cipe sul post-sisma, destinata al rilancio economico e produttivo.
Al momento sono ancora bloccati, contesi da una serie di progetti, come per esempio quello Accord Phoenix, legato all’ambito elettronico, comparto che è stato inserito tra quelli finanziabili con una modifica della delibera Cipe, oppure tutti i progetti riuniti nel consorzio Capitank legati al settore chimico farmaceutico, quello su cui inizialmente si sarebbero dovuti concentrare gli sforzi.
Cosa ben diversa, e Zanonato dovrebbe saperlo, sono, invece, i 90 milioni di euro della zona franca urbana, definizione sulla quale, in assenza di soldi, si è dibattuto per anni.
Questi quattrini, a differenza dei primi, sono già destinati, a 4.264 le aziende dell’Aquila, delle quali 772 sono nuove imprese, e 480 (tra vecchie e nuove) sono situate all’interno del centro storico. La norma prevede sgravi fiscali fino a un massimo di 200 mila euro, spalmati su 3 anni.
Al di là dell’equivoco, più interessante è stata la sottolineatura del ministro sulla necessità di snellire le procedure per accedere ai quattrini.
“Adesso siamo in contatto con il sindaco e le autorità per rendere il più rapide possibile tutte le procedure – ha aggiunto – Una delle questioni, oltre a quella dei soldi, è quella di riuscire su vari settori ad avere una velocità nell’utilizzo dei fondi che a volte si fatica ad avere”.
In tal senso è stato stimolato anche sui paletti imposti dalla burocrazia europea. “C’è un aspetto complicato da risolvere ed è quello del cosiddetto aiuto di Stato”, ha ricordato il ministro, facendo riferimento al fatto che le somme utilizzate per supplire alle catastrofi naturali a oggi vanno a influire sul tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil, legando le mani al governo a investire ancora sulla ricostruzione.
Un tema ignoto a molti eppure nodale per i prossimi anni, su cui la Ue si è mostrata abbastanza sorda nella missione di qualche mese fa a Bruxelles al Parlamento europeo: “Le regole sono queste, non c’è un diritto europeo alla ricostruzione, vedetevela voi”, dissero in sintesi i burocrati.
“È evidente che quando una zona è colpita in questo modo non c’è aiuto di Stato ma la zona si trasforma in una zona che ha bisogno di essere aiutata per essere parificata alle altre – ha concluso il ministro Zanonato con una ventata di ottimismo – Bisogna superare questo inghippo, credo che si riuscirà a farlo”.






