L’AQUILA – Certezza su fondi e competenze.
A chiederlo sono i sindaci del cratere, del tutto spaesati dopo il passaggio, avvenuto lo scorso 31 agosto, dalla gestione commissariale della ricostruzione a quella ordinaria.
Una transizione repentina che sta turbando i sonni dei primi cittadini e che potrebbe avere come clamoroso risvolto l’incarico, in incognito, conferito a Gaetano Fontana, a guidare la fase di post-commissariamento per conto del governo, un’idea alla quale starebbe lavorando il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca.
L’ex direttore dell’Ufficio coordinamento della ricostruzione, odiatissimo dal primo cittadino dell’Aquila, Massimo Cialente, è indagato nell’ambito dell’inchiesta della Procura dell’Aquila denominata “Caligola”.
SINDACI SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
Chi firmerà gli atti e le intese sui piani di ricostruzione? Quanti sono i soldi residui e quando verranno messi a disposizione dei diversi comuni?
Sono questi gli interrogativi dei primi cittadini, che dopo poco più di un mese di vacatio, si trovano a fare i conti con la ricostruzione dei loro comuni, avviata in parte, ma senza più alcun punto di riferimento.
Alla base di tutti i problemi c’è la questione dei soldi. I sindaci si dicono in attesa dell’emanazione del decreto (che doveva avvenire il 30 settembre) del ministro dell’Economia e delle finanze per il trasferimento delle risorse giacenti sulla contabilità speciale dell’ex commissario, Gianni Chiodi.
Solo allora si saprà quanti fondi spettano a ogni comune.
“Sono fortunato perché qualche euro in cassa l’avevo ancora – dice il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo – ma tra poco non saprò più come far fronte a questa situazione”.
Il problema principale riguarda infatti le pratiche finanziate attraverso il contributo diretto rispetto a quelle agevolate.
“Ancora non ci sono uffici e strutture a cui inviare le rendicontazioni – spiega Di Paolo – che prima venivano consegnate alla Struttura tecnica di missione e, quando questa è scomparsa, all’Ufficio di coordinamento per la ricostruzione”.
“Le imprese stanno lavorando sulla fiducia”, denuncia il sindaco di Capitignano, Maurizio Pelosi, che lancia anche una frecciatina al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, da sempre paladino dell’anti-commissariamento.
“Qualcuno ha voluto fortemente la chiusura della gestione straordinaria – dice – ma il passaggio è stato gestito male. Doveva essere studiata una fase di transizione in modo da non paralizzare tutto. Noi sindaci del cratere abbiamo purtroppo poca voce in capitolo, pur dovendo affrontare gli stessi problemi dei comuni più grandi con minori risorse”.
Un altro problema comune ai primi cittadini è quello relativo ai piani di ricostruzione.
“Quello di Rocca di Mezzo è pronto da sei mesi, ma è fermo perché non si sa chi debba firmare l’intesa”, sbotta l’ex primo cittadino del comune montano, Emilio Nusca, rappresentante dei sindaci del cratere, che sulle altre problematiche legate alla fase di transizione non si è voluto sbottonare, così come il capo dell’amministrazione comunale di Bussi (Pescara), Marcello Chella, ritenuti entrambi “filo-governativi”.
Durante la gestione straordinaria i piani venivano sottoscritti da sindaco, presidente della Provincia e commissario delegato alla ricostruzione.
Ora non si sa a chi rivolgersi. Problemi si riscontrano anche per altri atti e documenti, come spiega Sandro Ciacchi, vice sindaco di Goriano Sicoli e coordinatore aggiunto dei sindaci del cratere.
“È paralisi totale – spiega – sulla gestione delle pratiche sugli espropri, che per ogni comune riguardano le aree di accoglienza, quelle dove oggi sorgono Map (Moduli abitativi provvisori) e Musp (Moduli ad uso scolastico provvisorio). I comuni non hanno competenze professionali per occuparsi di questo tipo di atti”.
Un senso di precarietà aleggia appunto sul personale impiegato nelle amministrazioni comunali del cratere.
“Il 31 dicembre scadranno i contratti del personale co.co.co.. E dal 1° gennaio come faremo? – si chiede Ciacchi – I tempi per il cosiddetto ‘concorsone’ sono ancora indefiniti e i ricorsi che si prospettano all’orizzonte rischiano di ritardare ulteriormente l’istituzione degli uffici speciali per la ricostruzione e gli uffici territoriali”.
L’IDEA DI BARCA: FONTANA A GESTIRE LA TRANSIZIONE
Gaetano Fontana incaricato di gestire la fase di transizione del post-commissariamento per conto del governo.
È questa la clamorosa idea a cui starebbe pensando il ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca che, dopo essersi accorto che la chiusura repentina dell’emergenza e il ritorno alla gestione ordinaria si sta rivelando un salto nel buio, sta cercando di trovare quinte colonne all’Aquila che abbiano già avuto a che fare con rendicontazioni, piani di ricostruzione e normativa varia.
La circostanza sarebbe confermata dalla presenza frequente di Fontana presso la sede romana della Regione Abruzzo, dove fa incontri e riunioni che altrimenti non si spiegherebbero, visto che ha cessato formalmente il suo incarico di direttore dell’Ufficio coordinamento ricostruzione al 31 agosto, così come Gianni Chiodi nel suo ruolo di commissario, ma che già dal 25 luglio scorso era in “congedo ordinario”.
Nei giorni scorsi era pure trapelata la notizia che Barca avesse chiesto a Chiodi di rimanere al suo posto in questo delicato momento, ricevendo in risposta un deciso “no”.
Di qui, forse, il ripiegamento su Fontana, un compito svolto, però, in incognito, soprattutto alla luce dei pessimi rapporti dell’ex capo dell’Ucr con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.



