L’AQUILA – “L’acquisto del Palazzo Carispaq in centro storico? Stiamo valutando, è commisurato alla capacità di questo immobile di essere davvero al servizio della città”.
Per la prima volta frena, in un’intervista con AbruzzoWeb risalente a qualche settimana fa, il presidente della Fondazione Carispaq, Marco Fanfani, sull’operazione immobiliare di cui l’organismo che guida viene accreditato, forte di un diritto di prelazione, in relazione all’acquisto della storica sede di corso Vittorio Emanuele della Cassa di risparmio, quest’ultima ormai assorbita da Bper.
Un edificio storico, i cui lavori di ricostruzione post-sisma 2009 si concluderanno a settembre 2018: una proroga di 6 mesi è stata infatti riconosciuta perché, prima di finalizzare le opere, le imprese esecutrici dei lavori da 12 milioni di euro, la teramana Cingoli, in associazione con l’aquilana Vibrocementi, devono sapere quale sarà la futura destinazione d’uso, commerciale o direzionale. Una variabile che può modificare numerose impostazioni, sicurezza antincendio e altro.
Il fronte su via Patini, comunque, sempre da quanto si è appreso, potrebbe cominciare a essere ripopolato già da marzo-aprile, ovviamente al netto delle lungaggini burocratiche sull’allaccio delle reti che attanagliano spesso il ritorno nelle abitazioni riparate in centro, riportando la vita tra abitazioni e negozi in una zona oggi ancora deserta del cuore della città.
In particolare, spiega Fanfani, in merito all’operazione immobiliare “ci stiamo confrontando con il Comune per capire com’è possibile utilizzare questo palazzo, perché le proprietà immobiliari della Fondazione non sono poca cosa: avendo un diritto di prelazione, prima di acquistare il palazzo Carispaq dobbiamo fare una valutazione di quelle che sono le funzionalità”.
Il palazzo viene ritenuto la “chiave di volta” per rilanciare la vita nei portici di corso Vittorio Emanuele, con l’aggregato successivo, quello del Bar Commercio che gira anche su piazza Duomo, che ne avrà ancora per un po’, mentre l’aggregato precedente, quello del bar Eden e la Biblioteca “Tommasi”, è destinato a rimanere fermo purtroppo ancora per anni.
“Abbiamo un altro immobile, palazzo Alfieri accanto a palazzo Centi – ricorda Fanfani – che ancora non siamo riusciti a capire bene come potrà essere usato dalla collettività”.
Un palazzo che piaceva molto al presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che sognava di acquistarlo per affiancarlo alla vicina sede della presidenza (pure questa con lavori bloccati a causa di impasse burocratiche e perfino un’inchiesta giudiziarie), e creare così quella che in modo evocativo aveva definito una “piccola Versailles” a piazza Santa Giusta.
Operazione di cui, in seguito, però, non si è saputo più nulla mentre ora D’Alfonso potrebbe perfino lasciare la presidenza della Giunta, tentando la scalata al Senato.
Anche da questo, la prudenza di Fanfani sull’acquisto di un altro stabile in centro.
Sul bilancio 2017 della Fondazione, che verrà fatto con la stampa in un incontro nei prossimi giorni, il presidente dice che “abbiamo avuto un rendimento medio del 3,5% che significa 5 milioni di euro, destinati a una collettività sia con il bando a febbraio, sia con le borse lavoro, sia con i progetti che direttamente gestiamo”.



