L’AQUILA – C’è un interrogativo che viene da porsi sul futuro dei palazzi dell’Aquila che sono in ricostruzione: a cosa saranno adibiti? Cosa potranno contenere?

Non è forse il caso di pensarci seriamente sin da ora affinché la devastazione del terremoto sia l’occasione per creare opportunità di crescita per la cultura abruzzese, e di conseguenza per l’economia reale locale e soprattutto nuova fonte di occupazione per i giovani?

Un esempio è il caso di palazzo Ardinghelli, nella zona di Santa Maria Paganica, la cui fine dei restauri è prevista tra 15 o 18 mesi. Il suo destino sarà diventare la futura sede della direzione regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, oppure essere assegnato a spazio comune per la città, bivio emerso di recente in un evento alla presenza del direttore Fabrizio Magani.

Nel secondo caso, una stanza potrebbe essere adibita come sede per l’Istituto di cultura russo, ricordando che la Federazione Russa ha donato 9 milioni di euro per la ricostruzione di questo edificio e di altri beni.

Quella seconda proposta appare un input a dare il via a una pianificazione che era nata già prima del sisma: quella di creare un network culturale che, insieme a un potenziamento delle attività ludiche, enogastronomiche e commerciali, attirasse gente da tutto il mondo, si era parlato almeno di 400/600 mila persone l’anno.

L’Aquila come centro di formazione internazionale e multidisciplinare, incentrato sui valori della tradizione artistica italiana e sulla meraviglia dei beni culturali, che aprisse la mente sulle nuove tecnologie, non a discapito ma arricchendosi del patrimonio umano, manuale e intellettuale, e valorizzasse il già esistente, creando un forte indotto che avrebbe una positiva ripercussione persino sul piano nazionale.

L’imprenditore Mario Manganaro, ideatore di tale progetto, già proprietario del palazzo e presente anch’egli all’incontro con la Federazione Russa, ha introdotto l’argomento, innanzitutto rendendo noto che a riguardo ha già ottenuto un’approvazione formale dal precedente direttore generale del Mibac Regione Abruzzo, Roberto Di Paola, il quale a sua volta lo inviò ad Arcus spa, Società per lo sviluppo dell’arte e della cultura, che, a causa della mancanza di risorse, “non poteva” all’epoca “inserirla nel piano di progettazione autonoma”.

Manganaro ha poi lanciato la prospettiva di iniziare a realizzare ora questo network proprio partendo da palazzo Ardinghelli, invitando alla collaborazione i russi visto che suggelleranno presto l’amicizia con L’Aquila grazie al gemellaggio con la città di Orel.

Alcuni documenti sono già stati firmati anche con la Fondazione Cassa di risparmio della provincia dell’Aquila (Carispaq) che nel proprio statuto ha tra le priorità l’aspetto culturale.

“Un po’ come la Ferrari effettua una prima prova di circuito, perché non iniziare ora dalla nostra prima Ferrari, cioè palazzo Ardinghelli? – si chiede Manganaro – Speriamo che la ricostruzione abbia tempi altrettanto brevi per tutti i palazzi, ma ora iniziamo con il dare un forte contenuto a questo in vista di un sistema che abbracci tutta l’urbanistica di pregio, cioè i monumenti storici, spalmati sul territorio. La strategia di riassetto non è solo consolidamento e restauro ma deve mettere in primo piano il futuro, cioè i giovani che maggiormente saranno il motore trainante della nuova L’Aquila”.

“Anche quando parlo di città ludica – continua Manganaro “non bisogna immaginarsi quei giganti mall americani, noi abbiamo ben altre bellezze. Parlo di un punto di riferimento in più per i giovani a cui in primis deve essere data la possibilità di lavorare nel e per il territorio natio, per far decollare l’economia. Il fulcro di tale operazione sarà quindi il network culturale che potrà beneficiare sia delle antiche che delle nuove strutture, ma queste ultime andranno a integrare gli edifici della cultura, il museale, l’ecclesiastico e saranno atte allo shopping low cost degli outlet, alla varietà della ristorazione, all’ampia scelta di divertimenti. Per difendere e agevolare la cultura e la tradizione non si può pensare in maniera statica ma in termini di marketing”.

Gli esponenti russi, d’altro canto, sembrano avere accolto con gioia l’intenzione di dare una collocazione adeguata a un monumento di tale importanza quale palazzo Ardinghelli su cui hanno investito e si auspica che presto si possa redigere una lettera di intenti anche in tal senso, cioè per una scuola indirizzata alla gestione dei beni culturali.

“I palazzi hanno un’anima e quest’anima sono i giovani – conclude Manganaro – la scuola di formazione non si limiterebbe ai beni culturali ma anche, per esempio, potrebbe avere un dipartimento coordinato dalle forze dell’ordine, dalle autorità ambientali. Mi piacerebbe aprire un dialogo con i giovani, chiedere a loro che cosa proporrebbero d’altro, creare con loro una sorta di associazione”.