L’AQUILA – Probabilmente ai politici impegnati nel difficilissimo compito di reperimento dei fondi per la ricostruzione pesante dell’Aquila terremotata, non interessa affatto approfittare della disponibilità di uno dei più importanti e preparati economisti del mondo.

Warren Mosler, uno dei ‘guru’ dell’economia, continuna a essere ignorato nonostante si sia speso insieme al giornalista Paolo Barnard per garantire all’Aquila i soldi, circa sei miliardi di euro al ritmo di un miliardo l’anno, ad oggi letteralmente assenti perché ‘sequestrati’ dall’Unione Europea che vieta all’Italia lo sforamento del rapporto deficit/pil. E nonostante abbia dato piena disponibilità ad andare a Bruxelles a breve giro di posta per perorare la causa aquilana con una delegazione politica allargata, che coivolga cioè più forze in campo.

Lo scorso novembre lo stesso economista in occasione di un convegno organizzato da AbruzzoWeb aveva spiegato a cittadini, politici e imprenditori aquilani la proposta ‘mutuata’ da un vero e proprio pacchetto da lui ideato e messo a punto nel mese di giugno, quando, insieme a Barnard, che ha portato in Italia Mosler e la sua Modern money theory, la teoria sulla piena occupazione e il pieno stato sociale per gli Stati a moneta sovrana (come l’Italia con la Lira, non più con l’Euro), al sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, che alle ‘ricette’ mosleriane aveva dato parecchio credito come del resto il consigliere regionale Luca Ricciuti e l’assessore regionale alla Protezione civile Gianfranco Giuliante, e all’ex deputato Giovanni Lolli, si è incontrato a Roma con i tecnici del vice ministro per l’Economia e le Finanze Stefano Fassina.

Un incontro che prometteva bene nonostante le mille difficoltà dovute ai vincoli dell’Unione Europea, ma che poi ha portato a un nulla di fatto non dal punto di vista tecnico, bensì politico. Dalle parti del ministero dell’Economia, infatti, si obbedisce agli ordini che arrivano da chi di fatto governa l’Europa dell’austerità, la Germania di Angela Merkel, ‘responsabile’ sul campo degli interessi di grandi gruppi industrial-finanziari.

A novembre, però, Mosler sbarca all’Aquila e spiega, come del resto già tradotto da Barnard poco tempo prima: “L’Italia può chiedere ad alcune grandi corporations sia nazionali che internazionali operanti in Italia di versare ora al governo anticipi di Iva pari ai 5 o 6 miliardi, quelli cioè necessari per ricostruire L’Aquila, in cambio di crediti d’imposta governativi che gli annulleranno future tasse per somme identiche. Questi crediti d’imposta frutteranno però alle aziende tassi d’interesse pari a quelli che il governo paga oggi sui buoni del tesoro poliennali, i btp. In tal modo, il governo può incassare i fondi senza aumentare il livello del debito odierno, il che è in linea con le attuali direttive dell’Unione Europea che richiedono agli Stati di aumentare gli introiti fiscali per ridurre i deficit. Inoltre, le politiche dell’Unione Europea incoraggiano oggi l’espansione del credito del settore privato per finanziare i desiderati aumenti di domanda aggregata, piuttosto che simili espansioni nel settore pubblico, e questa proposta incoraggia precisamente ciò”.

“La mia proposta – la spiegazione ulteriore – rende favorevole per le corporations il finanziamento degli anticipi di Iva, praticato con l’aiuto del settore bancario e di prestatori non bancari, sia nazionali che internazionali”.

Ma dalla fine del convegno, da parte della politica aquilana nessuna risposta ufficiale. Praticamente lo stesso esito in occasione di un altro convegno firmato da AbruzzoWeb.it con un altro economista, stessa ‘scuderia’ di Mosler, Mathew Forstater, tra i protagonisti tecnici nell’Argentina salvata dal crollo qualche anno fa, che per L’Aquila, in attesa di conoscere il destino dell’Euro, dal quale sia lui che Mosler consigliano di uscire, si era inventato una moneta locale, il Nido, che secondo lui avrebbe garantito una fetta di sopravvivenza alla città terremotata.

Neanche a Forstater la politica aquilana ha riservato uno straccio di risposta.