L’AQUILA – Per la ricostruzione dell’Aquila e del “cratere” servono ancora 6 miliardi di euro, oltre quelli già spesi o previsti, che verranno recuperati attraverso un aumento dell’accisa sul carburante da 0,2 centesimi fino al 2027.

È quanto emerso nel corso di varie riunioni che si stanno tenendo in questi giorni tra rappresentanti governativi, parlamentari e sindaci del territorio.

Gli incontri servono a definire i contenuti del “maxi-emendamento Abruzzo” al decreto sul terremoto dell’Emilia di cui AbruzzoWeb ha anticipato ampiamente le linee essenziali.

Si tratta di un provvedimento che subisce modifiche di ora in ora ma che stabilisce alcuni punti fermi, a partire dall’emergenza, che terminerà il 31 agosto.

Nei 15 giorni successivi, invece, cessano tutti gli uffici, le strutture, le commissioni e ogni altro organismo posto a supporto del commissario per la ricostruzione, mentre restano fino al termine dell’anno il personale precario con contratto a tempo determinato o flessibile.

A partire dal 2013, le risorse finanziarie sono assegnate alla Regione Abruzzo che le ripartirà agli enti attuatori interessati secondo criteri stabiliti con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, di concerto con il ministro dell’Economia.

Vengono istituite due strutture speciali di coordinamento per la ricostruzione: una per il Comune dell’Aquila e una che si occuperà di sovrintendere alle attività degli otto uffici tecnici comprensoriali istituiti in altrettante aree omogenee dei piccoli comuni.

Per il personale sono previste 350 stabilizzazioni, pari a circa il 75% dei lavoratori attualmente in servizio presso la struttura commissariale, la Regione, la Provincia e i comuni.

In riferimento ai piani di ricostruzione, inoltre, viene stabilito che chi non abbia ancora provveduto ad adottarlo o approvarlo, possa farlo nei 180 giorni successivi, trascorso tale termine si procederà con la normativa in vigore, soprattutto le ordinanze della presidenza del Consiglio dei ministri.

Rimane, nonostante alcuni tentativi di cancellarla, la norma che prevede l’incompatibilità per gli amministratori pubblici che svolgono il ruolo di tecnico, di amministratore di condominio o di presidente di consorzio nel comune in cui si è eletti. Elisa Marulli