L’AQUILA – Non ha ancora avuto seguito l’annuncio messo nero su bianco dalla ditta veneta Sertech di riaprire i cantieri fermi “per mancanza di liquidità”, entro il 1 febbraio, negli aggregati aquilani dove vivono centinaia di persone che vedono oramai la ricostruzione di casa loro come una chimera.

Tutto fermo nei palazzi di Santa Giusta, di via Verdi e della fontana luminosa, nel centro storico dell’Aquila.

Sertech era finita nell’occhio del ciclone per aver ereditato, prima che subentrasse il divieto di cessione di appalti della ricostruzione e di rami di azienda, alcuni cantieri dalla Palomar altra ditta veneta in crisi già impegnata nel Mose.

A sua volta la Palomar era subentrata alla Consta spa di Padova, che aveva a sua volta rilevato gli appalti da Consta consorzio stabile.

Un turbinio di passaggi societari, sempre ratificati dalla maggioranza dell’assemblea dei condòmini, che non si sono tradotti in stati di avanzamento dei lavori.

Ora però c’è chi tra i residenti medita di andare per le vie legali, e sollecita interventi del Comune. L’assessore Pietro Di Stefano aveva annunciato provvedimenti volti ad  esautorare il potere decisionale delle assemblee degli aggregati dove i lavori restano fermi, decidendo d’ufficio d’imperio la sostituzione delle ditte inadempienti.

L’amministratore delegato della Sertech Jacopo Silva, in una nota che annunciava la ripresa dei lavori, aveva assicurato che l’azienda aveva risolto i problemi “che hanno portato al blocco totale dei lavori” e di essere “un’azienda seria e solida”.

Tanto che attraverso Palomar, “ha rilevato il ramo d’azienda di Consta, specializzato nell’antisismica prendendosi carico di tutto il qualificato management, le maestranze, le attrezzature, l’uso dei brevetti, salvando 100 posti di lavoro”. Filippo Tronca