L’AQUILA – “Siamo molto preoccupati, non c’è alcuna certezza di dove trovare i fondi per la ricostruzione”.
È un quadro a tinte oscure, quello che dipingono i rappresentanti dei sindaci del “cratere” all’indomani del vertice romano, uno scenario ben diverso rispetto a quello più ottimista delineato ieri sera a caldo dall’assessore alla Ricostruzione del Comune dell’Aquila Pietro Di Stefano.
Il vice coordinatore degli amministratori Sandro Ciacchi, vice sindaco di Goriano Sicoli, e i sindaci di Barisciano e Castel del Monte, Francesco Di Paolo e Luciano Mucciante, raccontano ad AbruzzoWeb di una riunione che ha fornito tutt’altro che rassicurazioni.
Intanto dal Festival dell’Acqua in corso all’Aquila il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanni Legnini assicura che “la ricostruzione rientra tra le priorità dell’azione di governo” anche se, ammette, “ieri abbiamo avuto un incontro interlocutorio”.
Da quanto si apprende, il vice ministero Stefano Fassina ha subito intimato l’alt sull’ipotesi del factoring, il meccanismo di anticipo dei fondi attraverso un pool di banche. “Non si può fare, verrebbe comunque caricato sul debito pubblico, tanto vale trovare le risorse piuttosto che anticipare”, ha tuonato.
Al vertice erano presenti anche il capo del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali Aldo Mancurti e il capo di gabinetto del ministero per la Coesione territoriale Alfonso Celotto, secondo i quali il ministro Carlo Trigilia proporrebbe lo stanziamento di 500 milioni l’anno, che è circa la metà di quanto viene richiesto dal territorio.
Fassina ha ribattito che non gli risulta che neanche questi soldi siano disponibili, e dopo una decina di minuti è andato via lasciando i tecnici a condurre la riunione.
“Siamo molto preoccupati della situazione che si sta delineando – affermano i sindaci – Siamo consapevoli dei problemi, al momento sembra non ci sia una certezza di dove andare a reperire le risorse”.
“Visto che i soldi stanno per finire, si rischia che le uniche disponibilità future saranno solo i fondi Cipe residui e gli 1,2 miliardi della ‘leggina per L’Aquila’, assolutamente insufficienti per le esigenze del territorio”, concludono amareggiati Ciacchi, Di Paolo e Mucciante.
I sindaci come amministratori di piccoli enti locali hanno, tra l’altro, anche altre battaglie ancora in piedi oltre a quella principe per la ricostruzione, legate alla gestione quotidiana dei loro Comuni.
Viene infatti meno il ‘bonus’ del 50% in più dei trasferimenti del fondo ordinario che aveva offerto un salvagente alle amministrazioni bocchegianti, così come la sospensione dei mutui che ora è venuta meno. Inoltre, c’è il tema caldo dei fondi per il riequilibrio tra le minori entrate e le maggiori spese causate dal sisma, sui quali non si potrà più contare.
Non è escluso, a questo punto, che verrà chiesto un confronto direttamente sul territorio con il governo.
Quanto alla difformità di vedute con l’ottimista Di Stefano, per ora nessuno ha voglia di polemizzare o replicare: visto che il piatto piange e da Roma vengono segnali ultranegativi, si ritiene primario il mantenimento di un fronte unico con il Comune capoluogo.



