L’AQUILA – Schiaffo della Protezione civile al Comune dell’Aquila.
Secondo il dipartimento, infatti, il contributo alla ricostruzione dell’amministrazione è “necessario”, purché sia dato “nei limiti precisi posti dal legislatore”.
Insomma, ormai lo sanno anche i bambini, attraverso i piani di ricostruzione.
Questo il messaggio recapitato al primo cittadino del capoluogo, Massimo Cialente, da una lettera cortese, ma ferma, del capo dipartimento della Protezione civile ed ex prefetto del capoluogo, Franco Gabrielli, che ha risposto a una missiva del sindaco che proponeva 16 punti per sbloccare la ricostruzione pesante.
Qualche giorno fa Cialente e il suo assessore di riferimento Pietro Di Stefano hanno lanciato l’allarme in conferenza stampa, parlando di “presa in giro del governo” in base alle risposte di Gabrielli e della Protezione civile alle 16 proposte.
Nell’incontro con la stampa, però, i due si sono dimenticati di parlare della raccomandazione dell’ex prefetto, che fa il paio con la domanda del premier Mario Monti nel primo vertice con Cialente: “Se il piano di ricostruzione è pronto, perché non lo presenta?”.
Nella sua lettera Gabrielli ricorda a Cialente che “il ministero dell’Economia ha escluso categoricamente che l’impegno di risorse pubbliche per la ricostruzione dei centri storici possa prescindere dai piani di ricostruzione imposti dal legislatore”.
Una previsione che era contenuta già della legge di conversione del decreto numero 39 del 2009, il celebre “decreto Abruzzo”, ma che il Comune in generale e Cialente in particolare hanno faticato ad accettare.
L’amministrazione, infatti, voleva (vuole?) regolare la ricostruzione del centro in base alle previsioni del vecchio piano regolatore generale del 1975, e solo nell’agosto dell’anno scorso, al termine della Perdonanza, Cialente si è piegato, rassegnandosi all’idea del piano e affermando che sarebbe stato pronto “entro settembre-ottobre”.
L’unico passo concreto in quella data, però, è stato la consegna a fine settembre a Gianni Letta, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, di un “pre-piano” con alcune indicazioni tecniche, mentre negli ultimi tempi il sindaco si è sbilanciato sempre più spesso, anche con Monti: “Il piano è pronto, mi faccia fare una fase di concertazione e lo presenterò”, ha detto nel vertice del 28 dicembre.
L’ultimo annuncio è stato dell’assessore Di Stefano, che il 10 gennaio scorso ha promesso che “entro fine mese la Giunta adotterà il piano”.
Nell’attesa che alle parole si sostituiscano i faldoni, voluminosi già per i comuni più piccoli del “cratere”, figuriamoci per L’Aquila, Gabrielli non ha potuto non ricordare al Comune che “a quasi tre anni dall’evento sismico non risulta che codesto Comune abbia ancora sottoposto all’intesa del presidente della Regione Abruzzo e commissario delegato e del presidente della Provincia dell’Aquila per quanto di competenza, quel piano che pure Ella afferma di aver già da tempo predisposto”.
Inutile pensare ad alternative, visto che, come ricorda il capo dipartimento, “il principio della imprescindibilità dei piani di ricostruzione” viene ribadito anche nella bozza di ordinanza sulla ricostruzione dei centri storici (di cui AbruzzoWeb parlerà prossimamente) alla firma di Monti ma non ancora siglata.



