L’AQUILA – Si complica la vicenda dell’Irap non pagato dalle imprese non abruzzesi che hanno lavorato ai cantieri della ricostruzione, che avrebbero dovuto versare in Abruzzo e non nelle loro regioni d’origine una quota dell’Imposta regionale sulle attività produttive.
Un caso tirato fuori ieri dal presidente della Regione e commissario per la ricostruzione dimissionario, Gianni Chiodi, che, in virtù della sua esperienza da commercialista, si è ricordato che l’imposta va versata nella regione dove si trova la sede produttiva, e nel caso di imprese edili dove sono i cantieri, quantificando tra 35 e 50 milioni di euro vaporizzati per le casse regionali.
Oggi la questione si complica con un’ulteriore postilla.
Controllando la normativa, infatti, emerge che l’attività di imprese in territori diversi è rilevante solamente se queste hanno operato e utilizzato personale per almeno tre mesi, 90 giorni anche non continuativi, nel periodo d’imposta.
Se una ditta, per esempio, avesse lavorato anche solo per 89 giorni complessivi all’Aquila o nel “cratere” non avrebbe dovuto versare l’imposta in Abruzzo ma nella regione in cui è situata la sede fiscale.
Ecco perché fare un censimento dei “cattivi” sarà ancora più difficile, così come estremamente complicato sarà per Chiodi tentare di recuperare almeno una parte di quei milioni volati via.



