L’AQUILA – L’annuncio di dimissioni del commissario della ricostruzione, Gianni Chiodi, e del coordinatore della Struttura tecnica di missione, poi Ucr, Gaetano Fontana gettano ulteriore confusione sul processo di rinascita dell’Aquila e dei centri colpiti dal sisma del 2009.
Il governatore ha detto di aver scritto al premier, Mario Monti, per rimettere il proprio mandato ma gli uffici della struttura commissariale continuano a lavorare in quanto il trasferimento di competenze agli enti locali ancora non è avvenuto.
Il passaggio, atteso e invocato anche dallo stesso Chiodi, avverrà con la nuova legge sul terremoto che già presenta criticità e ombre, almeno nella bozza di provvedimento di cui AbruzzoWeb è venuta in possesso e che è stata sviscerata punto per punto; proprio per questo lunedì sindaci del cratere e parlamentari abruzzesi si riuniranno per fare il punto della situazione.
Al contempo Fontana si è detto pronto a fare un passo indietro ma ufficialmente non vi è alcun atto con cui la sua uscita di scena venga sancita ufficialmente.
Di fronte a questo quadro confuso cittadini e imprese si trovano in una situazione di spaesamento, legato a un vuoto normativo che dovrà essere colmato e all’attuale mancanza di punti di riferimento.
COSA NON VA NELLA NUOVA LEGGE SUL TERREMOTO
“Tutto qui?” Lo hanno già commentato in molti, esaminando le bozze che circolano più o meno sottobanco della nuova e cosiddetta “legge organica sulla ricostruzione”, in realtà è un emendamento, e ora monta la protesta sul provvedimento varato oggi dal Consiglio dei ministri che rimette mano alle strutture e alle procedure della ricostruzione in vista della fase più pesante.
Una legge che, almeno nell’ultima bozza disponibile, presenta molte criticità, come il blocco al libero mercato fissando paletti alle aziende; risolve pochi problemi e apre alcuni interrogativi, come il ritorno della dicotomia tra indennizzo e contributo per ricostruire, nel secondo caso ci vorranno lentissime gare europee prima di far partire i lavori.
Come ancora il cambiamento delle regole in corso d’opera, che comporterà un necessario reboot della ricostruzione con tutti i problemi di riallineamento e riorganizzazione sulle previsioni della nuova normativa.
Come anche la creazione di un maxi tavolo di coordinamento a palazzo Chigi: si era promessa autonomia agli enti locali, ritorno alla normalità, invece il governo ora sembra voler mettere il cappello sulla ricostruzione, centralizzando e controllando.
Basti pensare al passaggio in cui una legge dello Stato, norma di carattere generale, si spinge a parlare di cambi di superfici e cubature dentro le “aree bianche”, una faccenda tutta locale, manco si stesse scrivendo una delibera di Consiglio comunale!
Dopo tre anni di gestazione, le promesse bipartisan di una legge che avrebbe dato il là alla difficile rinascita, questo è il risultato? Mentre la politica tace e le istituzioni brancolano nel buio, l’allarme lo lanciano i cittadini.
Se questo è il testo definitivo, c’è di che essere delusi. AbruzzoWeb ha sviscerato il documento, citando in rosso quelle che paiono essere le criticità. (alb.or.)
LE DATE SULLA FINE DELL’EMERGENZA
Lo stato di emergenza cesserà il 31 agosto. Chiodi si è dimesso, comunque la cessazione dell’incarico del commissario è prevista per il 15 settembre, così come tutti gli uffici o strutture, e la competenza tornerà alla Regione Abruzzo e gli enti locali. Il personale continuerà a operare fino al 31 dicembre.
I NUOVI UFFICI
La legge istituisce due nuovi uffici speciali di coordinamento, uno sulla città dell’Aquila, l’altro sui restanti comuni del “cratere”. Per Barca i punti di forza dovranno essere l’assistenza tecnica, gli standard informativi (un suo pallino), il monitoraggio dei processi e l’istruttoria delle pratiche. L’ufficio per il “cratere” coordinerà gli otto uffici territoriali per la ricostruzione già istituiti.
Ciascun ufficio avrà al massimo 50 lavoratori, di cui massimo 25 a tempo determinato.
IL MAXI TAVOLO DI COORDINAMENTO
Per “indirizzare e coordinare” i due uffici ci sarà un tavolo di coordinamento presso la presidenza del Consiglio, che “mette cappello” sulla ricostruzione, tanto da aver già provocato l’ira funesta di Cialente sotto il tendone di piazza Duomo
Ci vorrà un “tavolo” gigantesco. A costituirlo, infatti, ci saranno Regione, Province, tutti i 57 Comuni, ministeri dell’Economia, dell’Interno, dei Trasporti, dei Beni culturali, dell’Ambiente, oltre allo stesso Barca (Coesione territoriale), associazioni e organizzazioni di categoria presenti sul territorio.
IL PERSONALE
Il Comune dell’Aquila e i suoi fratellini saranno autorizzati in deroga ad assumere 250 persone a tempo indeterminato attraverso selezioni pubbliche.
Di queste, 100 saranno categoria D3, gli altri 150 di categorie D e C.
CRITERI DELLA RICOSTRUZIONE
La legge entra nel merito fissando obiettivi, linee di intervento e modalità della ricostruzione.
1 – OBIETTIVI
Tra gli obiettivi fissati, qualità, vivibilità, salubrità, uso di materiali moderni e tecnologie avanzate, moderne soluzioni architettoniche e ingegneristiche.
2- LINEE DI INTERVENTO: CITATE LE AREE BIANCHE
Viene prevista la facoltà per i privati di rinunciare al recupero di edifici in centro storico, cedendoli al Comune per la loro demolizione con ampliamento degli spazi pubblici oppure per destinarli a edifici pubblici.
In cambio, si potrà corrisponde volumetria o superficie (il testo non è chiaro) non superiore al 130 per cento dell’edificio ceduto in zone esterne al centro, “soggette alla disciplina urbanistica delle cosiddette zone bianche o comunque allo stato inedificabili, purché non soggette a vincoli”, recita testualmente la bozza, entrando nel merito.
3 – LE MODALITA’: ARRIVANO GLI ESPROPRI
Quanto alle modalità, dopo aver citato gli interventi singoli o in forma associata già sperimentati per la ricostruzione leggera, il testo introduce una novità.
Si parla di “programma integrato nei casi di particolare compromissione dell’aggregato urbano”, definizione che già i tecnici bollano come generica.
In questi casi il Comune bandirà “un procedimento a evidenza pubblica per l’individuazione di un unico soggetto attuatore” per la progettazione e realizzazione.
“In caso di mancato consenso, è facoltà del Comune procedere all’espropriazione degli immobili”, questa la doccia fredda che fa gridare allo scandalo.
Terza e ultima modalità, la delega volontaria da parte dei proprietari ai Comuni, “previa rinuncia a ogni contributo o indennizzo”.
PIANI DI RICOSTRUZIONE
Lapidaria la legge sui piani di ricostruzione. Entro sei mesi dall’entrata in vigore andranno adottati tutti.
Altrimenti, la ricostruzione sarà portata avanti “con gli strumenti previsti dall’ordinaria normativa urbanistica nazionale e regionale” con probabile esclusione di sottoservizi e seconde case.
LA DISCIPLINA DEI CONTRATTI: IL PALETTO DEL FATTURATO
In questa parte (articolo 6) la legge entra a gamba tesa sul libero mercato ponendo una serie di rigidi paletti per le imprese che vorranno partecipare alla ricostruzione pesante.
Da notare che in questa parte si torna a parlare di “contributi pubblici”, aprendo quindi allo svolgimento di gare d’appalto europee per l’affidamento dei lavori, proprio quello che tre anni fa era stato escluso con la scelta dell’indennizzo per non rendere disumani i tempi già sfilacciati della ricostruzione.
Le imprese non potranno accettare altre commesse se il loro valore cumulato con quelle che hanno in corso supererà la somma del loro fatturato degli ultimi due anni.
Una mazzata, perché per molte ditte, dopo il boom del 2009, il fatturato 2010 e 2011 è stato ridotto e per molti pesci piccoli questo paletto potrebbe significare la fine di ogni attività.
SUBAPPALTI
Esclusi i subappalti superiori al 20 per cento dei lavori, soglia che sale al 50 per cento per le lavorazioni specialistiche.
LE INCOMPATIBILITA’
Altro paletto importante è l’incompatibilità di “cariche elettive e politiche” nei Comuni con i ruoli di progettista, direttore dei lavori o collaudatore o altre attività professionali connesse con la ricostruzione.
Il divieto vale anche per il ruolo di amministratori di condominio e le presidenze dei consorzi di aggregati.
Molti nomi noti saranno costretti a scegliere (entro 90 giorni) tra la carica pubblica e questi ruoli. Anche se bisogna capire come verranno classificate alcune cariche come le presidenze di società partecipate (giusto per fare un esempio). Non sono elettive ma sono politiche e quindi incompatibili o no?
TESTO UNICO DELLE ORDINANZE
Lo si attendeva da tempo, arriverà. Un testo unico di tutte le ordinanze della presidenza del Consiglio, le mitiche Opcm, dal 2009 a oggi, ovviamente limitato “alle disposizioni che ancora conservano attualità”. Servirà a fare un po’ di ordine.
COPERTURA FINANZIARIA
Confermata la novità dell’accisa sulla benzina di 0,2 centesimi al litro fino al 31 dicembre 2027.
“Ho appena comunicato al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti la decisione di rimettere immediatamente il mio mandato da Commissario Delegato per la Ricostruzione nelle sue mani”.
Lo annuncia Gianni Chiodi, spiegando la decisione di dimettersi da commissario per la ricostruzione.
“Ho da tempo preannunciato che dopo le elezioni amministrative, ritenendo superata la fase dell’emergenza, avrei rimesso il mio mandato per passare il testimone alle istituzioni locali, ciascuna per la parte di propria competenza. Questo passaggio, secondo i patti, ci sarebbe dovuto essere il 30 giugno scorso. Non essendo ció avvenuto, non sono disposto ad aspettare oltre, essendo sempre piú urgente che le istituzioni locali assumano su di loro ogni responsabilità circa la ricostruzione, senza piú avere alibi e ‘capri espiatori’. Ho evidenziato al Presidente del Consiglio la necessità che le competenze sulla ricostruzione passino effettivamente alle istituzioni locali, senza tentazioni accentratrici, nel rispetto totale del dettato costituzionale”.
“Diversamente, non si tratterebbe della cessazione del commissariamento, ma solo del cambio del soggetto che esplica le funzioni di commissario. Ho ricordato a Monti quanto è stato fatto e che tutto è stato approntato affinché la ricostruzione dei centri storici può ora essere avviata: dai cantieri chiusi a quelli avviati fuori il perimetro dei centri storici, al dettagliato e valido corpus normativo approntato, agli interventi conclusi e avviati sugli immobili pubblici, sulle scuole e ai contributi e incentivi in tema di rilancio economico”.
“Ora il governo deve consentire che le attività materiali di ricostruzione, perché ció è quello che bisogna fare nei prossimi anni, possano tranquillamente e celermente essere condotte dagli enti competenti, che hanno legittimazione popolare. Del resto, essendo queste mere attività di ordine esecutivo anche il Sindaco dell’Aquila e i suoi colleghi di partito possono porle in essere con successo. Ora, nella qualità di Presidente della Regione Abruzzo, il mio compito sará quello di garante della ricostruzione dei territori colpiti dal sisma, a tutela delle legittime aspettative dei cittadini aquilani e degli altri comuni interessati”.





