GORIANO VALLI –  Fedeli senza chiese a Goriano Valli, frazione di Tione degli Abruzzi (L’Aquila) che si trova nel Parco del Sirente Velino. 

La forte scossa che ha distrutto il capoluogo d’Abruzzo la tragica notte del 6 aprile 2009 ha prodotto effetti devastanti anche nel paese che dista 40 chilometri dall’Aquila.

Dichiarate inagibili dopo qualche mese dalla Protezione civile, che ha effettuato i sopralluoghi, la chiesa di San Prospero e la parrocchia di Santa Giusta sono chiuse ormai da due anni e cinque mesi.

Nonostante i vari danni riportati, crepe e cedimenti vari, non è stato effettuato alcun puntellamento e i luoghi di culto sono lasciati all’incuria delle condizioni atmosferiche.

Tutte le statue sono state trasferite nella piccola chiesa di San Gaetano, unica parrocchia agibile in cui la domenica si celebra la santa messa.

Già da tempo per Goriano Valli si parla di aggregati in ottica ricostruzione, ma al momento oltre le parole di concreto non c’è nulla. 

Unica rimasta in piedi, la piccola chiesa di Santa Lucia viene aperta una sola volta all’anno, in occasione della festività del 13 dicembre.

Il borgo aquilano, d’inverno abitato da 130 anime e che d’estate arriva anche a 400 persone, posa sulla roccia e si trova a 720 metri d’altitudine.

Nei primi mesi dopo il terremoto il borgo è stato dichiarato zona rossa, assieme al comune di Tione, maggiormente interessato dal terremoto.

L’ex sindaco, Alvio Vespa, dimissionario nel luglio del 2009, ha lasciato il borgo in mano a un commissario, poi c’è stata la recente elezione di un nuovo primo cittadino.

Al momento restano 20 alloggi inagibili, classificati ‘E’ e ‘C’, ma in molti casi si tratta di seconde case.

Alcune famiglie senza abitazioni usufruiscono del contributo di autonoma sistemazione.

Consci della minore distruzione rispetto al territorio aquilano, gli abitanti di Goriano Valli vorrebbero capire il perché è tutto fermo al 6 aprile 2009.

“La ricostruzione non è grandissima e sarebbe già a buon punto se solo ci fosse la volontà di rimboccarsi le maniche”, protestano alcuni cittadini.

Erbacce e incuria nel deserto piazzale della parrocchia di Santa Giusta sono l’esempio migliore per far capire l’abbandono totale di un luogo chiave nel passato per la socialità del paese.

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