L’AQUILA – È ancora segnato da forti preoccupazioni il futuro dei precari della ricostruzione post-terremoto dell’Aquila, in primis i 56 che lavorano negli otto Uffici territoriali (Utr) in altrettanti comuni del “cratere”.
Nonostante le rassicurazioni dei sindaci e del loro tavolo di coordinamento, che sventolano gli impegni per ora solo sulla carta del sottosegretario con delega alla ricostruzione Paola De Micheli, a conti fatti i soldi per pagare i loro stipendi in cassa non ci sono.
E si tratta di personale che lavora nei Comuni alle pratiche per la riparazione degli immobili, i quali hanno sottoscritto un contratto di 2 anni, come recita la legge di stabilità dello scorso anno.
La situazione è confusa, in tal senso uno degli indicatori sta nelle diverse prese di posizione dei responsabili sul territorio.
Il problema sta nella copertura finanziaria: non bastano, infatti, i fondi aggiuntivi promessi dal governo per il 2016, 500 mila euro, perché il fabbisogno è più alto, di almeno 200 mila euro. A questo si deve aggiungere la somma di 1,7 milioni per il 2017.
Che la situazione sia molto difficile è risultato a tutti chiaro in un recente incontro tra il tavolo di coordinamento dei sindaci e i dirigenti dei Comuni, i quali per l’ennesima volta hanno spiegato con molta nettezza la situazione dei conti.
In particolare, i funzionari hanno detto chiaro e tondo ai sindaci che l’Usrc non è più in grado di anticipare fondi agli enti per il fabbisogno degli otto uffici, come finora avvenuto, perché non ci sono più fondi in cassa. E manco a dirlo, i piccoli Comuni non hanno certo somme da anticipare.
E ora a lanciare l’allarme sono gli stessi che avevano annunciato la soluzione del problema in seguito alla promessa di 500 mila euro aggiuntivi fatta qualche settimana fa dalla De Micheli.
Uno di questi è il coordinatore dei comuni del “cratere”, Sandro Ciacchi, che si spartisce la funzione assieme all’altro coordinatore, Francesco Di Paolo, sindaco di Barisciano.
“La situazione non è rosea – commenta – Se l’Usrc non può più anticipare e se il governo non mette i fondi promessi, non si potranno più pagare i precari, non vedo alternative, ovvero dovremo licenziarli, e le pratiche della ricostruzione subiranno un drammatico stop”.
Del resto i costi della macchina burocratica della ricostruzione continuano a crescere, anche perché nel calderone delle spese per “l’assistenza tecnica”, si è aggiunto anche Abruzzo Engineering, la società in house controllata dalla Regione che sta affrontando, dopo il salvataggio, un difficile percorso per uscire dallo stato di liquidazione. I dipendenti di Ae sono impegnati in buona parte nelle pratiche della ricostruzione.
Non bastano più, insomma, i 18 milioni di euro per il 2015, di cui ne vanno tra l’altro trasferiti ancora 6 milioni.
L’altro coordinatore Di Paolo fa invece sfoggio di maggiore ottimismo, convinto che alla fine sarà stato sufficiente andare a Roma a battere cassa il 20 settembre scorso al sottosegretario De Micheli, per ottenere il mezzo milione mancante e l’impegno a inserire nella prossima finanziaria la copertura economica per il 2017 di altri 1,7 milioni.
Di Paolo sottolinea che in Abruzzo, “non è in corso alcuno scialo di soldi, e dunque questo aumento è dovuto da parte del governo”.
“Va ricordato che il capitolo di spese dell’assistenza tecnica viene finanziato con l’1 per cento dei fondi della ricostruzione privata – spiega il coordinatore – Nelle normative europee i medesimi costi vengono fissati al 5 per cento del budget dei vari finanziamenti. Quindi al confronto la nostra assistenza tecnica ha costi bassissimi, nonostante sia molto più complessa e delicata”.
Lo stesso Ciacchi, riconoscendo che quei 500 mila euro per il 2016 non bastano nemmeno, si dice certo che “si troverà il modo di trovare i 200 mila mancanti in altre voci del budget”.
Resta il fatto che senza anticipazioni, e con i fondi aggiuntivi solo sulla carta garantiti dal ministero, i precari della ricostruzione rischieranno di percepire lo stipendio a singhiozzo, con mesi di ritardo.
Destino che non tocca, invece, agli assunti con il cosiddetto “concorsone”, essendo dipendenti pubblici a tutti gli effetti, pagati dal ministero, e con lo stipendio garantito a tempo indeterminato.
Tra i fattori che hanno causato questo aumento dei costi, uno positivo è che la ricostruzione anche nei Comuni del “cratere” sta decollando, e con esse le spese di assistenza.
Un altro motivo è che, man mano che vanno via dall’Aquilano gli assunti del “concorsone”, che hanno vinto ulteriori selezioni per trasferirsi altrove riavvicinandosi magari a casa, gli Utr devono sostituirli con assunzioni di altri Cco.co.co. per coprire i 6 mesi che occorrono per il trasferimento dei dipendenti in altra sede, prima di poter scorrere le graduatorie del concorsone.
La differenza è che gli assunti del concorsone li paga il governo, i co.co.co. “per sei mesi”, attualmente una decina, vanno pagati attingendo sempre dal solito fondo per le spese di assistenza tecnica.



