L’AQUILA – Le convenzioni stipulate tra Comuni e Università per i piani di ricostruzione non riguardano “la progettazione” ma “studi scientifici, con  finalità di caratterizzare gli edifici e quantificare il danno subìto dal sisma”.

È una secca replica quella del preside della facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, Pier Ugo Foscolo, ai vertici nazionali e regionali dell’Ordine degli ingegneri che, in una conferenza stampa, che avevano diffidato il commissario per la Ricostruzione, Gianni Chiodi e alla Regione Abruzzo “dallo stipulare accordi, contratti o convenzioni con Università e Enti similari”. 

“In relazione alle polemiche sollevate dall’Ordine degli Ingegneri – scrive Foscolo – recentemente riportate dalla stampa, relativamente a presunti incarichi di  carattere professionale, affidati direttamente  dalla Regione all’Università, si sottolinea che  le convenzioni stipulate non riguardano affatto la progettazione, bensì studi scientifici, con finalità di caratterizzare gli edifici e quantificare il danno subito dal sisma in maniera  approfondita, utilizzando le più moderne tecniche  e strumentazioni in possesso di pochi laboratori  di ricerca”.

Anche il commissario per la ricostruzione criticò la presa di posizione dell’ordine professionale, invitando “a leggere con più attenzione le carte”.

IL TESTO COMPLETO DELLA LETTERA DI FOSCOLO

“In relazione alle polemiche sollevate dall’Ordine degli Ingegneri, recentemente riportate dalla  stampa, relativamente a presunti incarichi di  carattere professionale, affidati direttamente  dalla Regione all’Università, si sottolinea che  le convenzioni stipulate non riguardano affatto  la progettazione, bensì studi scientifici, con  finalità di caratterizzare gli edifici e  quantificare il danno subito dal sisma in maniera  approfondita, utilizzando le più moderne tecniche  e strumentazioni in possesso di pochi laboratori  di ricerca”.

I risultati di questi studi saranno  pubblici e consentiranno ai progettisti (non  certo i docenti “a tempo pieno” dell’Ateneo il  cui stato giuridico non consente di firmare alcun  progetto) di conoscere preliminarmente la  risposta sismica locale dei terreni (anche a  livello profondo), la vulnerabilità sismica degli  edifici in relazione alla natura e allo stato dei  materiali di cui sono costituiti, etc..

Difficilmente questo tipo di attività potrebbe  essere condotta dagli studi professionali, anche  a causa dell’elevato costo, mentre l’Università,  operando nell’ambito delle proprie finalità  istituzionali di ricerca e di didattica (non è da  trascurare la qualità della formazione che in  questo modo si è in grado di offrire agli  studenti e ai giovani laureati che, numerosi,  sono coinvolti in queste indagini scientifiche) è  nelle condizioni di poter offrire al committente  pubblico (la Regione) il proprio contributo  valutando soltanto i costi vivi delle operazioni  da svolgere, senza alcun utile, così come è nella  prassi e nella norma dei rapporti tra enti  pubblici diversi, che mettono in sinergia le proprie rispettive competenze.

Va infine sottolineato che, subito dopo il sisma  del 6 Aprile, non sono mancate critiche  all’Università dell’Aquila in merito ad un suo  presunto scarso coinvolgimento nell’opera di  ricostruzione, senza considerare che l’Ateneo era  esso stesso stato pesantemente colpito dal  terremoto, nelle persone e nelle strutture, e  quindi necessitava di una riorganizzazione.

Oggi  quella stessa Università, che dimostra di aver  saputo rapidamente riconquistare la propria  capacità di operare e di servire il territorio  dispiegando le proprie elevate competenze, viene  accusata di indebite ingerenze: francamente,  riscontriamo poca coerenza tra questi  atteggiamenti. La presenza sul territorio di una  Facoltà di Ingegneria che ancora una volta  dimostra di poter svolgere un ruolo propulsivo e  di diffusione dell’innovazione dovrebbe al  contrario essere vissuta come una grande  opportunità anche per le realtà professionali,  con le quali peraltro le opportunità di  collaborazione non mancano nei fatti, al di là di queste scaramucce verbali.

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