L’AQUILA – Ricostruzione delle case, appalti pubblici e affitti: è su questi tre assi che si sarebbe concentrata l’attività della ‘ndrangheta per intercettare opere e denaro nel cantiere più grande d’Europa, quello della ricostruzione dell’Aquila.

Secondo l’indagine condotta dalla squadra Mobile e dalla Procura di Reggio Calabria contro le estorsioni operate dalla malavita calabrese, che ha portato in carcere 32 persone e ha toccato un loro socio in affari, il giovane costruttore aquilano Stefano Biasini, non indagato, sarebbe una fitta rete di interessi e personaggi a incrociarsi per lavorare nel post-terremoto del capoluogo.

Il commercialista Carmelo Gattuso, secondo le accuse, sarebbe referente nel capoluogo abruzzese di Santo Giovanni Caridi legato alla cosca mafiosa Borghetto-Caridi-Zindato, che il 26 marzo scorso avrebbe stipulato un atto notarile per un passaggio di quote societarie tra imprese, volto a favorire lo sbarco dei calabresi in città.

In quella data, infatti, almeno secondo quando scritto nel  capo U-ter dell’ordinanza firmata dal gip Andrea Esposito, “Caridi attribuisce fittiziamente a Gattuso la titolarità del 50 per cento della quota societaria della Tesi costruzioni srl, essendone in realtà Caridi il reale titolare. Con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare la cosca mafiosa Borghetto-Caridi-Zindato. Reato commesso all’Aquila il 26 marzo 2010”.

Della ditta Tesi costruzioni fa parte anche Stefano Biasini che, secondo le ricostruzioni, si sarebbe dovuto occupare anche di trovare gli alloggi e pagare gli affitti per gli operai, essendone amministratore unico dopo aver contribuito alla sua fondazione: è quella l’azienda che si sarebbe dovuta occupare della realizzazione di un “albergo alle 99 Cannelle”.

Il giudice per le indagini preliminari, riferendosi all’appuntamento dal notaio, sostiene che “la società sarebbe stata utilizzata per aggiudicarsi i lavori da cedere poi in subappalto, chiaramente alle altre due imprese”, la Edil Br costruzioni e la Lypas che “stanno operando, così come inizialmente prospettato, in sinergia e sotto il diretto controllo di Caridi”.

I calabresi avrebbero dovuti svolgere lavori di riparazione e ristrutturazione nei condomini o nelle case leggermente lesionate, quelle classificate “B” e “C”, “dove ci sono i soldi, quelli li paga direttamente la Regione”, secondo quando riportato nelle intercettazioni.

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