L’AQUILA – “Le istituzioni locali, a partire dal sindaco Massimo Cialente che non perde occasione per attaccarmi hanno latitato: in questi anni, hanno attaccato i vari governi che si sono succeduti, dicendo che non c’erano i soldi. In realtà, i soldi c’erano e avrebbero potuto fare molto prima di quanto stanno facendo”.
Così l’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso, candidato dal centrodestra a sindaco di Roma, intervistato da Giovanni Minoli su Radio24.
“Sono entrambi in fase dibattimentale. L’uno, sono sei anni che stiamo aspettando di vederne la conclusione. L’altro, sta iniziando soltanto ora”, ha detto sui processi che lo vedono alla sbarra, quello relativo ai lavori a La Maddalena, in occasione del G8 poi spostato all’Aquila, e quello Grandi rischi bis, dove deve rispondere dell’accusa di omicidio colposo plurimo.
“Quando hai troppa visibilità rischi di essere ucciso da chi crepa d’invidia”, ha aggiunto.
“Se chi mi ha accusato avesse avuto una minima prova provata delle accuse che mi sono state mosse, mi avrebbero sbattuto in galera e avrebbero gettato le chiavi; al contrario, non mi hanno neppure chiesto di lasciare l’incarico che stavo svolgendo”, ha continuato, ribadendo la versione in serata ospite di Giovanni Floris su La7.
In radio ha parlato anche dell’emergenza terremoto del 6 aprile 2009. “Sono stato attaccato per aver realizzato case antisismiche per oltre 25 mila persone (in realtà sono meno di 15 mila, ndr): l’ho fatto perché sapevo che la ricostruzione sarebbe stata lunghissima. Oggi, a L’Aquila, se fanno 0 gradi siamo tranquilli, così come in estate, quando ci sono 45 gradi all’ombra, e pensare che c’è chi voleva mettere i terremotati nei container. Io, in tre mesi, con l’appoggio di Berlusconi, li ho presi e li ho messi dentro le case”.
“A L’Aquila, vengo accolto sempre bene – ha aggiunto – un sacco di messaggi da gente perbene”.



