L’AQUILA – “Chiediamo al Consiglio regionale di assumersi le proprie responsabilità nei confronti della ricostruzione di tutte le case pubbliche che sono di proprietà della Regione, Ater e Comune. Come proprietari hanno il compito principale di ricostruire, altrimenti le famiglie rimarranno tutta la vita lì dove sono sfollate ora”.

Pio Rapagnà, ex parlamentare, da tre anni e mezzo a questa parte, ogni 14 giorni è davanti all’Emiciclo dell’Aquila. Ogni volta che si svolge un Consiglio regionale è presente per chiedere che si rispettino i diritti delle persone meno fortunate, quelle che vivono nelle case popolari dell’Aquila e dei comuni del “cratere”.

“A parte qualche piccola novità, non è cambiato niente – spiega il rappresentante del movimento “Mia Casa” – Forse incontreremo il ministro Fabrizio Barca prima a Roma poi qui all’Aquila, venerdì prossimo sarà la volta dell’amministrazione comunale con il sindaco, Massimo Cialente, e l’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano, a villa Gioia. Ci sono voluti tre anni per avere un incontro con loro, questo la dice lunga”.

“Venerdì chiederemo esplicitamente: ‘volete o no ricostruire’? Sennò ci rivolgiamo a qualcun altro’ – afferma Rapagnà – I soldi ci sono, i progetti pure, vediamo di riconsegnare alla popolazione le abitazioni di Valle Pretara, Preturo, San Gregorio, Monticchio, tutte le case vicino al centro storico”.

Alle case Ater sono stati destinati 150 milioni di euro e a questo proposito l’ex parlamentare attacca: “Avremo già potuto ricostruire! L’Ater ha rirtrutturato le case ‘A’, ‘B’ e ‘C’, entro fine anno rientreranno 150 famiglie, ma sono poche rispetto alle 4.000 che stanno ancora aspettando. Il Provveditorato non fa ripartire la ricostruzione pesante perché dice di non avere i progetti. Invece ci sono e sono anche stati approvati dall’ex commissario, Gianni Chiodi. Temiamo che ora che non c’è più, si siano dimenticati delle nostre pratiche!”.

“I progetti sono pronti, i soldi disponibili, perché i lavori non partono? Nessuno ci spiega a chiare lettere il motivo di questa paralisi. Per questo motivo – conclude – il 7 ottobre incontreremo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”.