L’AQUILA – “Non ci sono malumori a causa della preferenza per le ditte romane rispetto a quelle aquilane da parte della soprintendenza regionale nella ricostruzione dei beni culturali”.

Questa la replica del direttore  regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, Fabrizio Magani, all’articolo di oggi di AbruzzoWeb, che ha registrato una serie di lamentele da parte di imprenditori del capoluogo, sul piede di guerra contro il modello delle “gare a invito” che sta portando a una vera e propria invasione di aziende provenienti dalla Capitale per i lavori.

Per Magani il caso non esiste, e a conforto il soprintendente cita le rassicurazioni che dice di aver avuto giusto oggi in un incontro dal presidente provinciale dell’Associazione costruttori, Gianni Frattale, a margine di un convegno.

“Proprio nella giornata in cui l’Ance ha ospitato un convegno organizzato anche dalla direzione regionale – afferma Magani – arriva la notizia di uno scontro sul tema della ricostruzione dei beni culturali”.

Secondo il direttore “una vicenda strana, perché oggi che abbiamo offerto alla città e alle imprese in generale un momento di riflessione tecnica importante, l’occasione ha offerto la possibilità di un confronto con il presidente dell’Ance, Gianni Frattale, anche su questo argomento. Il presidente – assicura il soprintendente – mi ha detto che non ha avuto da parte delle imprese associate rappresentazioni di questo scontro e quindi non ha riscontrato malumori”.

AbruzzoWeb prende atto delle rassicurazioni fornite da Magani secondo quanto gli avrebbe detto Frattale, che si limitano a sminuire il caso.

Certo è che una gara per lavori di ricostruzione in cui su dieci ditte invitate nove sono di Roma e una sola aquilana è un esempio emblematico e una delle prove più concrete sul fatto che il mondo imprenditoriale aquilano è contrariato.

Dall’altra parte appare singolare come Frattale, pur presidente provinciale dell’associazione di categoria, solo per questo possa pensare di avere sotto controllo l’umore di tutti i suoi associati e garantire che non ci sono proteste. (alb.or.)