L’AQUILA – È una guerra continua tra le imprese che sono impegnate nella ristrutturazione dei palazzi di categoria “B”, i tecnici che hanno realizzato i progetti e i cittadini.
Sono numerosi i proprietari degli appartamenti che si sentono danneggiati dai tecnici e imprese in quanto a loro dire “hanno pensato solo a prendere i lavori e quindi non riescono a portare a conclusione gli impegni presi con gli amministratori di condomini o degli appartamenti”.
Un caso è quello di una palazzina in cui il cantiere è stato aperto lo scorso marzo, con l’impresa che a luglio ha chiesto altri 150 giorni di proroga per concludere i lavori.
La motivazione per la richiesta della proroga dovrebbe essere quella che il maltempo non ha permesso di lavorare.
Ma da quanto si ricordi, a eccezione di marzo il clima è stato mite, permettendo a tante altre ditte di poter lavorare tranquillamente.
Inoltre il malcontento è generale: un altro proprietario di un appartamento racconta che nel suo palazzo “i lavori sono iniziati lo scorso luglio e dopo aver visto un folto numero di operai lavorare nei primi giorni, ora a eseguire le opere è una solo persona, massimo due”.
I ritardi sull’esecuzione dei lavori rischia di alzare ancor di più i costi della ricostruzione, visto che molti terremotati sono ospitati in strutture ricettive.
Tra l’altro, aggiunge chi è ospitato in hotel, “non sappiamo se siano state realmente concesse le proroghe e quindi chi sarà costretto a pagare i giorni in più negli alberghi”.
Insomma per numerosi cittadini “sono moltissimi i palazzi in cui i lavori potevano essere conclusi molto prima dei canonici sei mesi di tempo dettati dall’ordinanza. Sul banco degli imputati sono finiti i tecnici, che non sembrano tutelare chi li ha dato gli incarichi, e gli amministratori di condomini, che hanno i rapporti con le imprese sui lavori delle parti condominiali.
“Nonostante ci fossero ancora ponteggi – afferma il proprietario di un appartamento – sono dovuto rientrare a casa in quanto l’ingegnere ha concesso la parziale agibilità. L’ingegnere ha pensato più a salvaguardare l’impresa che noi. Probabilmente l’impresa pressa sui tecnici, per non incorrere alle penali. Come mai gli amministratori dei condomini non controllano che ci siano gli operai a lavorare?”.
Per alcuni cittadini sono anche le strutture preposte a dare informazioni sulla ricostruzione i quali confondono le idee.
Uno sfollato racconta che a una sua domanda sulla parziale agibilità del suo appartamento gli hanno risposto “la sola fine lavori dell’appartamento non determina la decorrenza dei 15 giorni per la decadenza dell’assistenza, infatti deve esserci una fine lavori anche delle parti condominiali”. (s.cas.)



