L’AQUILA –  Un ufficio governativo dentro il Comune per seguire da vicino ogni aspetto relativo alla ricostruzione, attacco ai professionisti “malevoli”, ovvero quelli con troppi incarichi e che per scaricarsi dalle proprie responsabilità hanno accusato la cosiddetta ‘filiera’, sblocco dei  90 milioni per il cosiddetto regime ‘de minimis’ per la ripresa delle attività economiche colpite dal terremoto di tre anni fa.

È stato un intervento a 360 gradi quello del ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca che stamattina ha preso parte, in collegamento da Roma, alla trasmissione televisiva di Rai3 Brontolo, condotta dal giornalista Oliviero Beha, andata in onda dal tendone in Piazza Duomo situato lì dove una volta c’era il mercato cittadino.

“La crisi riguarda tutti ma c’è chi sta peggio di tutti” ha esordito Beha. “Siamo venuti a vedere in che stato sono gli aquilani a tre anni dal terremoto. Nella piazza del Duomo c’era il mercato quotidiano, oggi non c’è nessuno” ha esordito conduttore presentando anche gli altri ospiti. Collegato da uno studio esterno il magistrato Alberto Cisterna, che nei suoi interventi ha sottolineato la grande attenzione che c’è stata per la prevenzione dalle infiltrazioni malavitose nella ricostruzione, mentre sotto il tendone c’era il giornalista del quotidiano Il Centro Giustino Parisse, don Luigi Epicoco, parroco della diocesi aquilana che si è soffermato sull’importanza del ruolo degli studenti universitari per la rinascita del capoluogo, Diego Bianchi in arte ‘Zoro’, blogger e volto noto della televisione, e tanti cittadini che hanno voluto confrontarsi con il ministro.

“Sono stupito che ci siano uomini dello Stato che ancora non hanno idea di come è la situazione. Il premier, Mario Monti, si è detto stupito della situazione della città nel post terremoto: mi amareggia sentire gli aquilani quasi bituati alla situazione d’emergenza. La richiesta loro richiesta è di non ‘normalizzare il disastro” ha sottolineato Bianchi, che nel post terremoto è stato nel capoluogo più volte.

“Monti ha detto quella frase, – ha replicato Barca – ma sette giorni dopo è stata fatta un’ordinanza per reintrodurre elementi di accelerazione per la ricostruzione per dare certezze sui tempi e accelerare le procedure per l’esame delle pratiche private. Occorre creare incentivi per attività artigianali, bar alberghi, reintrodurre, con il confronto, il discorso sul futuro della città”

Ad incalzare il ministro ci ha pensato il giornalista Parisse: “Parisse: “Qualcosa chiarito, qualcos’altro, invece, forse è stato complicato e senza l’intesa del commissario sul piano di ricostruzione è inutile parlare di rinascita della città. Senza il piano non si può presentare alcun progetto. Nel convegno Ocse si è parlato di smart city: Ma da un anno e mezzo sono fermi i progetti per i sottoservizi. Ci sono imprese che hanno fatto lavori e non sono state pagate. Qui servono persone che decidano. Per due anni si è fatto solo confusione”.

Replicando a Parisse il ministro Barca, che ha annunciato di essere il prossimo 6 aprile in città nel terzo anniversario del sisma (“vedrò i cittadini il 6” ha detto), ha detto: quando siamo arrivati abbiamo sentito un sacco di favole. Come quella della filiera che non funzionava: favola che raccontava una parte della città. Non era questo il  motivo. L’abbiamo capito in un mese. Abbiamo riscontrato due problemi: una carente comunicazione con i cittadini che non sapevano quali fosse lo stato delle loro pratiche. Quella della filiera è stata una favola raccontata da persone malevole. La favola si è poi ingrandita tanto che la filiera aveva rallentato perché non si sapeva se la città volesse cacciarla. A nostro parere filiera è funzionale”. Il ministro ha poi specificato che le persone malevole a cui si riferiva sono “Professionisti che avevano troppe pratiche e avevano bisogno di dire che la colpa era di altri”

“Ordinanza ha preso decisioni per tutelare cittadini:  – ha aggiunto il ministro – sanzioni per ditte che non realizzano lavori nei tempi dovuti, controlli ex ante e non solo ex post, white list per controllare standard antimafia. Sulla questione dei 5 progetti la norma è stata introdotta per far sì che i cittadini visionino più di un progetto, e che valutino loro il progetto migliore. Per far sì che nessuno si impadronisca da fuori dei cittadini dell’Aquila”.

Sul pericolo di infiltrazioni esterne, soprattutto di quelle malavitose, il magistrato Cisterna ha aggiunto che “anche i cittadini devono sorvegliare sulla ricostruzione, le mafie non sono invisibili. Bisogna evitare l’illegalità, stare lontani da lusinghe e dal denaro facile che qualcuno potrebbe promettere”.

Passaggio anche sulle donazioni fatte dai grandi della terra durante il G8 del luglio 2009: “Da quanto ci risulta ci sono stati 20 milioni di donazioni, ma non è chiaro quante di queste risorse siano diventate effettive erogazioni. Per quanto riguarda il centro storico occorrono per l’approvazione del piano, prima dell’intesa con il commissario, il parere della Conferenza dei servizi e della Provincia. Nel frattempo occorrono provvedimenti per rivitalizzare ciò che è possibile far tornare alla piena funzionalità. E tra novanta giorni saremo in grado di poter dare risposte puntuali anche sotto questo punto di vista”.

“Appuntamento tra novanta giorni, allora” ha detto Beha, annunciando una nuova trasmissione sulla città dell’Aquila.

All’orizzonte, inoltre, c’è anche la fine del commissariamento: “Dovremo disegnare la fine del commissariamento in modo ordinato per dare al Comune dell’Aquila degli strumenti adeguati. Per questo ia  una struttura amministrativa del mio ministero avrà  un piccolo ufficio dentro il Comune dell’Aquila”.

“I cittadini dell’Aquila vogliono ricostruire. Il centro storico è stato lasciato per ultimo e la filiera è stata obbligata ad occuparsi solo dei progetti in periferia. Ci sono progetti per il centro fermi ma senza piano di ricostruzione non sono attuabili” ha aggiunto Roberta Gargano, portavoce del movimento civico “Città di persone” e del consorzio di Piazza della Prefettura, mentre don Epicoco ha sottolineato “”La speranza per essere riscattata dalla retorica deve profumare di cose pratiche, di cantieri. Una grossa fetta dell’Aquila e la sua speranza sono gli universitari. Sono rimasti migliaia di studenti, non vanno trascurati”.

Soluzioni urgenti, inoltre, vanno attuate per le famiglie perché come ha sottolineato la professoressa del liceo Classico Alessandra Paone “Secondo i dati della Direzione scolastica regionale “Nel 2009 gli alunni all’Aquila erano poco più di 11mila nel 2012, oggi sono circa 9mila. Significa 6-7mila persone in meno”.

Quasi in chiusura della trasmissione il ministro Barca: “La fiducia l’ho sentita arrivare dai giovani quando sono stato all’Aquila. Dobbiamo muoverci nel frattempo, prima  che si completi la ricostruzione: la città deve diventare attrattiva. Possono esserci delle opportunità: per questo si stanno deliberando le modalità di erogazione dei 90 milioni per il fondo del regime ‘de minimis’, e ci sarà particolare attenzione per chi vuole riaprire e ripartire. Stiamo costruendo fase di transizione, ma il Comune e gli Enti locali devono essere interlocutori”.