L’AQUILA – Tra momenti drammatici, ostacoli burocratici, problemi relativi alle maestranze e alla gestione delle risorse “non siamo all’ultimo miglio”, ma si è impressa una netta accelerazione e il traguardo è più vicino.

Questa la risposta alla domanda: “Ricostruzione, quanto manca al traguardo?”, titolo del convegno organizzato l’Assocazione nazionale costruttori edili dell’Aquila, che si è tenuto questa mattina nella sede dell’Ance.

Un quesito che si era posto dopo il sisma che devastò L’Aquila nel 2009 anche l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, indicando in 20 anni il tempo presumibile da attendere. Dagli interventi, si è capito che di tempo ce ne vorrà di più, ma ora, quello che conta, secondo quanto esposto da tutti gli oratori, è la buona riuscita del modello L’Aquila sotto il profilo dell’efficienza, valutazione che induce tutti all’ottimismo a patto di accelerare.

Un ricco parterre istituzionale quello che ha animato oggi il partecipato convegno al quale hanno preso parte, tra gli altri, il presidente dell’Ance L’Aquila, Pierluigi Frezza, il vice presidente di Ance nazionale, Piero Petrucco, il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, il senatore aquilano Guido Liris, il titolare dell’Ufficio speciale Ricostruzione L’Aquila Salvo Provenzano, il commissario alla ricostruzione del Centro Italia Guido Castelli, il vice presidente della Regione Emanuele Imprudente, il direttore generale della Regione e dirigente dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione post sisma 2016 Vincenzo Rivera, il coordinatore dei sindaci del cratere Gianni Anastasio, il coordinatore ufficio speciale ricostruzione cratere, Raffaello Fico, la rettrice del Gssi Paola Inverardi, l’arcivescovo dell’Aquila, Antonio D’Angelo. A moderare il giornalista Rai, Alberto Orsini.

“Non siamo all’ultimo miglio – ha detto il presidente di Ance l’Aquila, Pierluigi Frezza – lo sappiamo perché le risorse, sia nella ricostruzione pubbilca e privata, sono ancora in ballo. Si guarda alla ricostruzione che richiederà dei tempi che oggi andiamo a comprendere di quali entità saranno. Anche da noi si riscontrano i problemi circa le maestranze. Ci sono degli accordi anche con Paesi stranieri per l’arrivo di forze già formate che potremo impiegare in ogni tipo di ricostruzione. Ma il problema riguarda anche i tecnici qualificati e l’Ance ha convenzioni con Univaq e istituti tecnici per avviare un rapporto col mondo del lavoro non solo sui libri ma anche nei cantieri edili”.

“Oggi accogliamo con entusiasmo sia l’ordinanza del commissario Guido Castelli, che il decreto numero 6 recentemente licenziato che vanno a porre rimedio a questa crisi ma solo in parte”, ha concluso.

Per il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi, responsabile nazionale Enti locali di FdI e presidente dell’Anci Abruzzo: “Non è molto importante sapere quanto manca alla fine della ricostruzione, credo che sia più importante osservare che qui abbiamo costruito un modello, abbiamo tracciato una rotta con risposte a domande complesse e L’Aquila viene presa come esempio su come si gestisce un territorio. Del resto per la prima volta in epoca moderna un terremoto ha colpito un capoluogo di regione. Se non ci fossimo immaginati un modello nuovo e farlo accompagnare dagli uffici speciali non ci sarebbe stato nemmeno l’ufficio speciale per il Centro Italia. Il sistema L’Aquila ha avuto un ruolo decisivo e senza di esso non sarebbe arrivato il testo unico sulle ricostruzioni e nemmeno gli stanziamenti fissi. Non sappiamo quanto manca ma abbiamo tutte le condizioni affinché la ricostruzione possa essere completata”.

Ha aggiunto il titolare Usra Provenzano: “Forse qualche anno fa il traguardo non era nemmeno visibile, ora manca poco, abbiamo emesso un provvedimento che può accelerare la consegna delle pratiche. Ne mancano poche e potremo chiudere l’attività istruttoria, poi ci sarà l’accelerazione nei cantieri e nel 2028 potrebbe essere ok la ricostruzione privata”.

Ha osservato il commissario Castelli: “Quando le ricostruzioni sono origine di fenomeni così consistenti l’importante è che non si perda tempo, non è importante il giorno ma che non si perda tempo gestendolo nel migliore dei modi evitando disallineamenti e interferenze. Capitano degli intoppi ma la capacità della governance è di saper gestire e reagire bene in certi momenti. Si devono creare le condizioni per prevenire questi problemi frutto di dinamiche inattese. Alla base della ricostruzione ci deve essere il coordinamento. La situazione ci soddisfa ma non autorizza ad alcun tipo di lassismo. La cosa che credo sia significativa è che di quei 8 miliardi da poco liquidati il 68 per cento sono stati erogati in tre anni a dimostrazione che il flusso delle liquidazione alle imprese sono passate dal 2022 che erano 200 milioni a quasi 2 miliardi nel 2025. Non dobbiamo interferire in un ritmo che è positivo, fermo restando che non tutto va sempre bene”.

Ha poi preso la parola il direttore dell’Ufficio speciale regionale Rivera: “Non è facile immaginare quanto manca alla fine della ricostruzione, certo che c’è ansia da prestazione con i decreti che hanno tentato di accelerare gli iter della ricostruzione. Si tratta di procedimenti complessi che coinvolgono diversi attori”.

L’alto burocrate ha poi esaminato gli aspetti tecnici delle varie normative peraltro molto complesse: “L’ultimo sforzo che ha fatto il governo “riguarda la legge di bilancio con cui è stato messo a disposizione un miliardo e 620 milioni. Di questa somma ben un miliardo e 328 milioni li ha presi solo l’Appennino centrale e molte meno risorse sono state assegnate ad altre realtà come Ischia, Catania e l’Emilia Romagna, questo grazie al lavoro di squadra”.

Nel suo intervento il senatore Liris ha sottolineato: “Non voglio fare l’ottimista a tutti i costi, ma credo che tutto quello che abbiamo portato avanti sia stato un lavoro incredibile e lo dico senza vanto. Ci siamo misurati in tanti, c’è stata la voglia di non lasciare nulla di intentato facendo quadrato. E poi lo stesso ex sindaco riconoscerà quanto fatto da Gianni Letta“.

Ha proseguito Gianni Anastasio, coordinatore dei sindaci del cratere: “La ricostruzione privata è a buon punto se facciamo una media diciamo che stiamo all’80 per cento e in 5 anni dovrebbe essere conclusa definitivamente a prescindere da intoppi di qualche situazione sporadica. Il bilancio è positivo ma questa fase finale deve essere affrontata con lo stesso spirito che ci ha contraddistinto prima.  Le risorse che mancano vanno reperite. Molto dipenderà dall’Ance e dalle imprese associate”.

“L’ostacolo principale”, ha aggiunto, “è stata principalmente la burocrazia con la quale dobbiamo fare i conti e ci sono dei tempi morti che non si possono accorciare. Ora, però, riscontriamo che va tutto in modo  fluido”.

Ha detto il vice presidente della regione Imprudente: “Abbiamo affrontato momenti drammatici insieme all’ex sindaco Massimo Cialente, oggi qui con noi sulla ricostruzione abbiamo lavorato tanto e tanto è ancora da fare. Definire una data è impossibile. Ma dobbiamo guardare a quella grande opera che abbiamo costruito per un territorio che ha criticità sulla ricostruzione pubblica, inutile nascondersi dietro un dito. Questo a causa di contenziosi, autorizzazioni etc e organismi statali che hanno poco personale ma possediamo eccellenze uniche e abbiamo realizzato un modello di qualità, e il governo ha ascoltato quanto arrivava da questa città. Tutti hanno fatto un grandissimo lavoro. Abbiamo un tavolo nel quale ognuno dice la sua per contrastare le emergenze. Di sicuro il lavoro che dovremo fare sarà ancora molto duro”.

Raffaello Fico ha fatto il punto sui comuni fuori cratere annunciando l’arrivo del decreto 7 che permettrà di chiudere il cerchio in quanto permetterà di dare il via libera della parte restante di contributo a quei casi di superbonus che non si erano conclusi con cantieri bloccati.

Tra gli altri interventi quelli della rettrice del Gssi Paola Inverardi la quale ha messo in evidenza come “con la ricostruzione si deve pensare anche alla vivibilità in centro che non può vivere solo di turismo, ristorazione e B&B. E si devono pianificare meglio gli insediamenti in città”.

Il vice presidente di Ance nazionale, Piero Petrucco, ha fatto un parallelismo tra la ricostruzione del Friuli dopo il sisma del 1976 con quello che ha devastato l’Abruzzo nel 2009.

L’arcivescovo dell’Aquila, Antonio D’Angelo, ha ricordato quanto sia importante per la comunità la riapertura dei luoghi di culto, sollecitando i politici in tale direzione.