L’AQUILA – Stangata del Tar al Comune dell’Aquila su un aggregato da ricostruire prima pubblicato e poi cancellato, con i proprietari che denunciano di “aver perso un anno” e minacciano di inviare le carte alla Corte dei conti.
L’immobile privato in questione è quello di palazzo Vastarini-Cresi adiacente all’ex monastero Santa Teresa, che invece è del Comune, su via Roma.
CONSORZIO UNICO: PRIMA SI’…
Originariamente il Comune aveva inserito in un unico aggregato i due fabbricati vincolati e i proprietari avevano, come da legge, avviato le pratiche per la costituzione del consorzio obbligatorio, invitando alle riunioni preparatorie l’amministrazione per concordare tempi e modalità.
Dopo un primo incontro, nel quale l’ente è stato rappresentato dal dirigente del settore Avvocatura Domenico de Nardis, il Comune non ha più partecipato: a quel punto i residenti del palazzo, avendo dalla loro la maggioranza delle quote, sono andati avanti e hanno sottoscritto l’atto di formazione del consorzio presso un notaio, procedendo, successivamente, all’individuazione dei progettisti e della ditta affidataria dei lavori.
…POI NO
Di punto in bianco il Comune ha cambiato idea, scindendo i fabbricati e assegnandoli a due distinti aggregati, pur in presenza di una continuità strutturale certificata dalla sovrintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici (Bap) e ribadita dal direttore regionale dei Beni culturali, Fabrizio Magani.
A quel punto è scattato il ricorso dei proprietari, curato dall’avvocato Antonio Boschetti e accolto dai giudici amministrativi, che hanno pure condannato il Comune al pagamento di 2.500 euro di spese processuali.
LA SENTENZA
“Nel caso in specie – si legge nella sentenza – come ha ben osservato la difesa ricorrente, nessuno dei precetti risulta osservato: non l’obbligo di partecipazione procedimentale (l’atto è intervenuto ex abrupto e in difetto di comunicazione di avvio), non l’obbligo di motivazione (trattandosi di mera pubblicazione all’albo di un nuovo elenco con diversa individuazione dell’aggregato), non l’obbligo di valutazione dei diversi interessi (che neppure vengono individuati)”.
“Anche a voler fare uno sforzo di comprensione – aggiunge il collegio – e a voler prendere in considerazione la (possibile) diversa volontà (sopravvenuta) dell’ente pubblico di provvedere autonomamente alla riparazione del proprio immobile (il che farebbe piuttosto configurare il provvedimento come una revoca), non vi è dubbio che la stessa dovesse essere ugualmente motivata espressamente, secondo lo stesso schema sopra esposto”.
Una bocciatura su tutta la linea, insomma.
I PROPRIETARI PRONTI ALLA GUERRA
E adesso i proprietari sono pronti a dare battaglia, come racconta ad AbruzzoWeb la presidente del consorzio, Andreina Pellegrini.
“È un caso più unico che raro – dice la Pellegrini – nella vicenda ravviso un attacco rivolto verso la mia persona: è sufficiente sottolineare che, nella memoria difensiva, il Comune scrive che ‘l’unico interesse lecitamente plausibile sarebbe quello di poter attingere al 2% dei lavori riconosciuto al presidente del consorzio'”.
“Una cosa inaccettabile – attacca – visto che i consorziati mi hanno eletto durante un’assemblea alla quale non ero neanche presente, è semplicemente un atteggiamento ostile che ha bloccato per un anno l’avvio della progettazione, visto che ci è stato impedito persino di entrare nel monastero per fare i rilievi”.
“E dire – aggiunge – che per coordinare l’aspetto tecnico abbiamo coinvolto un ‘guru’ del settore come Giovanni Carbonara, direttore della prestigiosa Scuola di specializzazione in restauro dei monumenti della Sapienza e presidente del Comitato tecnico-scientifico per i beni architettonici e paesaggistici del ministero dei Beni culturali, a garanzia nostra ma anche del Comune”.
IL PRECEDENTE DI PALAZZO CRESI
La Pellegrini ricorda che “non è la prima volta che il Comune sbatte il muso contro palazzo Vastarini-Cresi, qualche anno fa, come presidente del comitato San Pietro a Coppito, bloccai definitivamente i lavori per la metropolitana di superficie che sarebbe dovuta transitare per via Roma”.
La presidente del consorzio è un fiume in piena: “il Comune dell’Aquila continua a perdere i ricorsi promossi dai cittadini e le spese processuali vengono pagati da noi, adesso basta, manderò le carte alla Corte dei conti”.
“Non solo – conclude – invierò la sentenza al ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca, affinché sappia come vanno le cose in questa città”.
COME FUNZIONANO GLI AGGREGATI PUBBLICO-PRIVATI
A fare giurisprudenza è un parere rilasciato dalla commissione tecnico-scientifica della struttura commissariale, in risposta a una richiesta del Comune dell’Aquila, aveva concordato con l’interpretazione dell’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano.
“In sostanza gli enti pubblici proprietari di unità immobiliari in aggregato o di poszioni di aggregato – affermava il Comune – sono tenuti ad aderire ai consorzi obbligatori e a operare all’interno delle regole privatistiche proprie di tali figure soggettive”.
“Ovviamente – proseguiva il Comune – ci si riferisce ai progetti e ai lavori relativi alle parti strutturali comuni. Al contrario, in relazione ai lavori di esclusivo interesse dell’ente ci si dovrò necessariamente attenere alle regole pubbliche”.
“È una situazione paradossale, costringere il Comune dell’Aquila ad aderire al consorzio di palazzo Vastarini-Cresi significa rischiare di perdere il finanziamento da 10 milioni di euro, già stanziato, per il rifacimento dell’ex monastero di Santa Teresa”.
È questo il commento dell’assessore alla Ricostruzione Pietro Di Stefano in merito alla vicenda dell’aggregato “ballerino” prima pubblicato e poi revocato su cui il Tar si è espresso dando ragione ai cittadini ricorrenti.
“Non conosco bene la situazione e non ho letto la sentenza – spiega Di Stefano – però è certo che il Comune i soldi li ha, il consorzio ancora no, e sicuramente non possiamo mettere in mano al consorzio il nostro contributo, che deriva da fondi pubblici e deve essere appaltato secondo le regole”.
“Queste cose – aggiunge l’assessore – le abbiamo scritte più volte al consorzio di palazzo Vastarini e avevamo suggerito l’idea di fare due progetti separati con coordinamento delle parti comuni, ma evidentemente i proprietari non vogliono”. (pi.bi.)



