L’AQUILA – “Commissari, governi e uffici speciali hanno intenzionalmente creato un labirinto burocratico micidiale per ritardare il più possibile l’erogazione di fondi, che probabilmente non ci sono, o che non vogliono certo spendere per ricostruire i nostri paesi”.
È l’amara considerazione che fa ad AbruzzoWeb il geometra Ventura Cinque, residente a Bazzano, antichissimo borgo che contribuì nel XIII secolo con altri castelli del contado, a fondare la città dell’Aquila.
Oggi più prosaicamente, una delle 50 frazioni terremotate del capoluogo.
E percorrendo una strada dal profetico nome, via delle Macerie, ci si rende conto che qui tutto, o quasi, è rimasto come il sisma lo ha lasciato.
Tolto qualche puntellamento, il cantiere della chiesa della bellissima chiesa di Santa Giusta. Al netto delle continue razzie dei ladri che hanno svuotato decine di case inagibili. Al lordo dei sacchi neri contenenti rifiuti vari, gettati da ignoti nelle cantine con le porte aperte, smaltiti dietro i mozziconi di muri delle case sventrate.
Eppure la ricostruzione di Bazzano nel cronoprogramma stilato nel marzo 2013 dal Comune su richiesta del governo era stata considerata come prioritaria, da finanziarsi con 12,5 milioni, per 3 anni, totale 37,5 milioni con conclusione dei lavori nel 2015. Solo “chiacchere”, solo “rassicurazioni disastrose”, secondo Cinque.
“Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente – accusa Cinque – ha più volte detto che la colpa di molti ritardi è dei progettisti che fanno incetta di progetti che poi non riescono a smaltirli. Ma non è vero: qui come in altre frazioni i progetti e le schede parametriche parte prima sono state presentate anche da 2 anni. Ma nessuno le ha mai prese in considerazione”.
“Mi risulta – rivela il geometra – che ci sia solo una pratica che è stata assegnata e che ha cominciato l’iter, e temo che se queste sono le tempistiche dell’ufficio speciale per la ricostruzione, ci vorranno anni”.
E Ventura formula una precisa e durissima accusa. “I governi che si sono succeduti dal 2009, compreso quello di Matteo Renzi, che non mi stupisce che non venga all’Aquila, hanno solo cercato di ritardare la ricostruzione e l’erogazione di fondi, che non ci sono. Anche la nuova procedura basata sulle schede parametriche è solo un espediente per perdere tempo”.
Qui abitavano circa 400 persone. Ora c’è una sola famiglia, in molti vengono qui il giorno, a piedi dal vicino quartiere del progetto C.a.s.e. dove molti bazzanesi hanno trovato alloggio.
Tra loro il signor Qurino Guetti, che si prende cura dei fiori che danno decoro alla sua casa puntellata.
“Mi hanno dato il progetto C.a.s.e. il 28 settembre 2009 – racconta a questo giornale – ma io vengo qui a casa mia tutti giorni, anche perché sennò si rubano tutto”.
E la sua non è una paranoia, qui a Bazzano i furti sono stati tanti e odiosi. Lo stesso Guetti mostra la casa della suocera, dove proprio pochi giorni fa i ladri sono entrati e hanno portato via quel poco che hanno trovato, anche i tubicini di rame dell’impianto del gas. Anche oggetti di nessun valore economico. Ma che per chi ci viveva magari erano un ricordo e avevano un incommensurabile valore affettivo.
Ma c’è qualcuno che non si rassegna, come per esempio Roberta Di Fabio, residente sfollata anche lei, che tra queste macerie cerca un raggio di speranza.
“Dobbiamo far sentire più forte la nostra voce – spiega – dobbiamo organizzarci in un comitato.Come comunità siamo oramai dispersi, ma dobbiamo fare lo sforzo di ritrovarci e rivendicare tutti insieme il diritto alla ricostruzione delle nostre case e di un paese così bello e antico”.






