L’AQUILA – Potrebbe scivolare di un mese e mezzo, a dopo ferragosto, saltando un turno, lo stanziamento di nuovi finanziamenti per la ricostruzione privata post-terremoto 2009 dell’Aquila, giunta al 22° elenco di contributi, che sarà il primo dell’era del nuovo sindaco, Pierluigi Biondi, previsto secondo programma per la fine di luglio.
Un rallentamento che complica una situazione complessiva già difficile, con solo 230 milioni finanziati nei primi 6 mesi del 2017, troppo poco.
Tra i fattori dell’impasse, l’esiguità dell’importo scalettato a causa (solito problema) delle poche pratiche presentate, la fisiologica ricalibrazione dell’attività del settore di via Avezzano dopo il cambio di amministrazione, i tempi tecnici necessari per trovare la quadra sulla nuova Giunta con l’indicazione, in particolare, dell’assessore prescelto per ereditare la scomoda delega alla Ricostruzione privata, da capire se accorpata a quella pubblica e se disgiunta o meno da Urbanistica e Pianificazione, e, infine, anche l’assenza di dirigenti e funzionari chiave.
Su tutti Vittorio Fabrizi, dirigente di settore nonché capo dell’intero dipartimento Ricostruzione. “È legittimamente in ferie, aspetto il suo rientro per fare il punto della situazione”, ha detto il neo primo cittadino in un’intervista televisiva.
Ci sarà da lavorare sodo per sbloccare una situazione che ha visto il cosiddetto “tiraggio” ridursi progressivamente nell’ultimo anno e mezzo pur a fronte di una disponibilità certa di risorse di competenza (sulla carta) e cassa (contanti effettivi).
Nel 2017 sono usciti fin qui solo due elenchi, il 20° (a marzo) da 83 milioni e il 21° (a maggio) da 67.
Volendo far rientrare nell’annualità di quest’anno anche il 19°, da 80 milioni, che risale al 27 dicembre 2016, si arriva a circa 230 milioni a metà anno, a fronte di una richiesta, negli anni duri della contestazione ai governi quando i fondi non c’erano, di 1 miliardo ogni 12 mesi.
Qualcosa si è inceppato nel meccanismo e si è chiusa senza vincitori la guerra tra i tecnici e l’ex assessore Pietro Di Stefano, costretto a pubblicare la lista dei “cattivi” che non integravano le pratiche causando rallentamenti. Starà al nuovo responsabile schiacciare sull’acceleratore.



