SANTA MARIA IMBARO – L’atteso incontro tecnico ha aperto qualche spiraglio di speranza, soprattutto per quanto riguarda nuovi progetti nel settore del legame tra salute e ambiente, ma la situazione per l’istituto di ricerca di Santa Maria Imbaro (Chieti) Mario Negri Sud resta drammatica.
Sono 97 i dipendenti, quasi tutti ricercatori altamente specializzati, che 2 mesi fa hanno percepito il sussidio della cassa integrazione relativo a dicembre scorso, dopo un anno di stipendi arretrati, mentre sono un centinaio i borsisti, anche loro di grande talento e anche loro senza soldi.
Tutto questo a fronte di un piano di rilancio che prevede dai 30 ai 60 esuberi, per poter fronteggiare i circa 6 milioni di passivo accumulati dall’istituto retto da una Fondazione i cui soci, ognuno al 33%, sono l’istituto Mario Negri di Milano, la Regione Abruzzo e la Provincia di Chieti.
Da mercoledì scorso i sindacati, Cgil in testa, hanno indetto una sciopero a oltranza, iniziativa che, però, non sembra aver riscosso grande partecipazione. I lavoratori, oltre alle sigle sindacali, sono rappresentati anche da un coordinamento interno, chiamato Sos Ricerca.
Alcuni stanno pensando ai decreti ingiuntivi per poter riavere lo stipendio, altri stanno meditando di andare via, magari all’estero, dove la ricerca ha tutto un altro peso. I “cervelli in fuga” sono già stati molti, e in diversi ora si ritrovano in posti di rilievo sia a livello nazionale che internazionale.
“Dopo 13 mesi di mensilità arretrate, non posso biasimare chi decide di sporgere un decreto ingiuntivo – dice ad AbruzzoWeb il direttore dell’istituto di ricerca, Tommaso Pagliani – io posso solo assicurare che stiamo facendo di tutto per tentare di rintracciare le risorse per pagare il personale”.
Molte delle speranze erano affidate al tavolo tecnico di giovedì scorso. Il vertice si è svolto in Regione ma è servito solo a iniziare ad aprire possibili strade per il rilancio della struttura. La strada, insomma, è ancora lunga. Il vertice tornerà a riunirsi dopo ferragosto.
“Alla Regione – commenta Sergio Aliprandi, sindacalista Cgil – chiediamo che affidi presto al Mario Negri Sud nuovi progetti e che provveda a convocare anche i sindacati. Ci attendiamo anche l’apertura di un tavolo tecnico al ministero. Chiediamo, inoltre, di poter visionare questo famoso piano di rilancio, che più che di rilancio ci sembra un piano di affossamento se si tagliano così tanti posti di lavoro”.
“Stiamo lavorando per rintracciare nuovi progetti da affidare al Mario Negri Sud”, assicura il sottosegretario alla presidenza della Regione Camillo D’Alessandro, che, però, dice anche che la Regione non può provvedere direttamente a ripianare i debiti del centro di ricerca a causa di una “legge-imbroglio per cui la Regione è nella fondazione senza oneri aggiuntivi in capo al bilancio regionale”.
La strada aperta dal tavolo tecnico va verso nuove, possibili commesse che riguardano il settore ambiente. Non a caso alla riunione erano presenti anche i vertici dell’Arta. Si sta anche cercando di sbloccare i 400 mila euro che la Regione aveva assicurato prima delle elezioni, fondi attualmente bloccati nei meandri della burocrazia regionale.
“La Regione è interessata a un nostro possibile lavoro nel campo della salute ambientale. Non parliamo solo dei problemi connessi ai siti inquinati come quello di Bussi, ma anche delle problematiche relative agli effetti dell’inquinamento sulla salute nei grandi centri – conclude Pagliani – Per fortuna questo settore di ricerca è uno dei nostri cavalli di battaglia, sul quale possiamo essere immediatamente operativo”.



