CHIETI – Per colmare il gap degli investimenti sul “Sistema Acqua” servirebbero in Italia 12 miliardi di euro entro il 2030, oltre a 6 miliardi all’anno solo per la depurazione e la manutenzione della rete idrica.
Lo afferma la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), commentando l’ipotesi di decreto legge sull’emergenza siccità allo studio del Governo, che prevederà un commissario ad hoc, una cabina di regia fra i ministri interessati e semplificazioni delle procedure per gli interventi necessari.
In Italia, a causa della rete “colabrodo”, un capoluogo su 3 registra perdite totali di acqua superiori al 45%, con valori che oltrepassano la soglia del 65% a Siracusa (67,6%), Belluno (68,1%), Latina (70,1%) e Chieti (71,7%). All’opposto, la situazione migliore si registra a Macerata (9,8% di perdite), Pavia (11,8%), Como (12,2%), Biella (12,8%), Milano (13,5%), Livorno (13,5%) e Pordenone (14,3%) – prosegue Sima.
In Abruzzo si registrano dati allarmanti che superano la media nazionale (36,2%): in testa c’è Chieti, maglia nera d’Italia, con il 71,7% di dispersione, seguita da Pescara (58,9%, undicesimo posto) e da L’Aquila (50,7%, 25/mo posto). Si salva solo Teramo, in 72/ma posizione con il 28,6%. Le perdite superano i cento metri cubi al giorno per chilometro di rete a Chieti e a Pescara; all’Aquila la dispersione va dai 25 ai 39 metri cubi al giorno per chilometro di rete.
E al termine della Commissione d’inchiesta sull’Emergenza Idrica in Abruzzo, richiesta quasi un anno fa, ha spiegato nei giorni scorsi la presidente Sara Marcozzi, “è stata confermata la volontà dell’organo politico di mettere a sistema interventi per l’interconnessione delle reti idriche”; “È necessario arrivare a una gestione del sistema idrico solidale, che permetta ai territori ricchi di acqua di andare in soccorso di quelli più poveri”.
Con l’estate dietro l’angolo, però, torna lo spettro della carenza dell’acqua: un problema concreto a cui, nonostante le sollecitazioni e i continui allarmi lanciati negli anni, sembra difficile trovare una soluzione in vista della bella stagione.
L’Italia investe oggi sulla rete idrica oltre il 50% in meno rispetto alla media europea, e paga il conto di investimenti assai ridotti rispetto agli altri Stati membri – spiega Sima – I paesi Ue destinano alla manutenzione e depurazione delle acque l’equivalente di circa 100 euro a cittadino, in Italia meno della metà: appena 48 euro ad abitante.
Per colmare tale gap servirebbero subito 12 miliardi di euro da investire sul sistema acqua, a cui vanno aggiunti 6 miliardi di euro all’anno solo per la manutenzione della rete e la depurazione dell’acqua.
Numeri che, tuttavia, si scontrano con i fondi previsti dal Pnrr, nel quale solo 2,8 miliardi di euro sono destinati al sistema acqua.
“Uno dei principali problemi che attanaglia il nostro sistema idrico è la presenza di un elevato numero di operatori che gestiscono la distribuzione dell’acqua – afferma il presidente Sima, Alessandro Miani – Se ne contano in Italia oltre 700, una eccessiva frammentazione che appesantisce il processo burocratico complessivo e porta ad allontanare investimenti privati, oggi più che mai necessari per modernizzare la rete”.






