L’AQUILA – Il tempo scorre e dopo tanto clamore e tintinnar di sciabole, sembra essere un’altra volta finita nel dimenticatoio la vicenda incandescente dell’approvazione degli atti aziendali delle Asl abruzzesi, tutte bocciate, con quella di Teramo la più problematica, passaggio decisivo per poter tradurre finalmente in pratica la nuova rete ospedaliera abruzzese, con una nuova organizzazione dei reparti, funzioni e vocazioni nel segno della razionalizzazione e della ottimizzazione delle risorse.

Questo a oltre due anni dall’approvazione della legge regionale del dicembre 2024, presentata come una svolta per rendere più efficiente e sostenibile economicamente la sanità abruzzese, da parte del presidente della Regione, Marco Marsilio, di FdI, che pochi mesi dopo è stato riconfermato per un secondo storico mandato.

Un temporeggiare però non casuale, c’è chi infatti assicura nel palazzo, quello dopo le bocciature degli atti aziendali della Asl di Teramo, per la presenza di due Unità operative complesse non compatibili con la normativa, e la richiesta di modifiche anche per le altre tre Asl di Pescara, Chieti e L’Aquila: da quanto si apprende ci sarebbe la volontà di attendere il successore del medico aquilano Pierluigi Cosenza alla direzione dell’Agenzia sanitaria regionale (Asr), visto che andrà in pensione a fine marzo.

Un successore, di nomina regionale, che sia meno inflessibile e intransigente di Cosenza, che ha più volte rispedito indietro in particolare l’atto aziendale della Asl teramana, diretta da Maurizio Di Giosia, in carica dal 2021, nominato in quota Lega e poi passato al fianco di Marsilio e Fdi e finito nella bufera perché accusato anche nel centrodestra di aver vestito la casacca del capopopolo per aizzare il territorio e la politica teramana per avere la sua versione di atto aziendale ed aggiunto un problema in un settore alle prese con la difficile copertura del pesante deficit.

Bocciature di Cosenza non per antipatia, ma da tecnico che deve decidere, norma alla mano, si sottolinea negli ambienti sanitari, perché l’atto aziendale prevedeva la promozioni a Unità operativa complessa (Uoc) delle Unità operative semplici dipartimentali (Uosd) di Chirurgia generale dell’ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero e di Malattie infettive dell’ospedale di Teramo, non compatibili con i limiti dei bacini di utenza e del numero massimo previsto di Uoc in Abruzzo, in base al decreto 70 del 2015, che prende il nome del ministro Beatrice Lorenzin, come pure alla luce della legge regionale del 2023. Poi in una seconda versione è stata tolta Malattie infettive ma non Chirurgia, da qui un secondo disco rosso, e si attende ora una nuova versione ulteriormente emendata.

Va però ricordato che l’approvazione degli atti aziendali non passa solo per il sì dell’Asr, ma anche da quello del dipartimento Sanità. Dunque se l’intenzione è quella di attendere che Cosenza si faccia da parte, va in ogni caso ricordato che Marsilio e l’assessore alla Sanità Nicoletta Verì dovranno fare i conti in particolare con Antonio Forese, dirigente del servizio Governance sistema sanitario regionale del Dipartimento, diretto da Camillo Odio.

Altrettanto irremovibile, se non di più, rispetto a Cosenza, visto che non solo ha bocciato per le argomentazioni poc’anzi ricordate, l’atto aziendale della Asl di Teramo, ma ha anche rispedito al mittente gli atti aziendali delle Asl di Pescara, L’Aquila e Chieti, chiedendo varie modifiche e aggiustamenti, mentre l’Asr li aveva approvati.

Vicenda che ha creato un duro scontro, anche dentro il centrodestra in Regione di Marsilio e dell’assessore Verì, con un fronte trasversale della politica teramana che si è mobilitato fomentato dallo stesso dg Di Giosia.

Di Giosia nella Commissione di Vigilanza del 12 febbraio è andato ai ferri corti con Cosenza, rivendicando la necessità di promuovere i due reparti, affermando tra le altre cose che “non abbiamo avuto nessuna bocciatura dall’organo politico, la bocciatura è venuta dall’Agenzia sanitaria, che è quella che ha fatto la rete ospedaliera”.

Per avere notizie dell’iter Abruzzoweb ha contattato dunque il dg che non ha voluto rilasciare dichiarazioni ma ha spiegato quanto segue con un cortese messaggio: “Buongiorno la ringrazio in questo momento non sto rilasciando interviste a nessuna testata, certamente non mancherà occasione successivamente”.

La strategia della melina sembra infine cozzare con il fatto che la nuova rete ospedaliera è stata sollecitata anche dal Tavolo di monitoraggio interministeriale della Sanità, che a metà mese ha rimandato indietro con richiesta di modifiche e chiarimenti, il Piano operativo messo a punto dalla Regione Abruzzo, con le misure per azzerare il deficit entro il 2028, con risparmi da 160 milioni, con un passivo che intanto si attesta ai 100 milioni di euro per il 2025 , dopo i 103 milioni del 2024, voragini per coprire le quali è stato necessario tagliare il bilancio regionale, e aumentare l’addizionale Irpef per i redditi superiori ai 28.000 euro. f.t.