L’AQUILA – Un documento promosso, quello della Asl dell’Aquila, gli altri tre che rimangono al palo. E nessuno ne parla più, come se il pesante debito sanitario, il Piano di rientro imposto dal Tavolo nazionale, l’urgenza della razionalizzazione del sistema sanitario, non fossero le più impellenti preoccupazioni del governatore, Marco Marsilio, di FdI, e della fidata assessore alla Salute Nicoletta Verì.

Continua infatti ad essere un lento calvario l’approvazione degli atti aziendali delle quattro Asl senza i quali non si può procedere alla messa a terra della nuova rete ospedaliera, che stabilisce il chi fa cosa e dove, con razionalizzazioni di risorse e personale, eliminazione di doppioni in tutti i presidi sanitari abruzzesi.

Riforma approvata in pompa magna nell’ormai lontano dicembre 2023, cavallo di battaglia del presidente Marsilio, riconfermato per uno storico secondo mandato a marzo 2024.

E resta anche un mistero il premio di produzione del dg della Asl di Pescara, Vero Michitelli, martedì oggetto di una interrogazione in Consiglio regionale dei consiglieri del Pd Silvio Paolucci e Antonio Blasioli, pratica bloccata dalla clamorosa divergenza sulle valutazioni da cui dipende  l’indennità di risultato, tra il Responsabile unico assistenza sanitaria (Ruas), Marco Scorrano, che ha dato punteggi molto alti e l’Agenzia sanitaria regionale (Asr), diretta fino a marzo da Pierluigi Cosenza, ora sostituito dal teramano Maurizio Brucchi, ex sindaco di Teramo di Fi e fino a marizo direttore sanitario della Asl al fianco di Di Giosia. Molto meno generoso, in particolare per il target dell’abbattimento delle liste di attesa.

Da quel che si apprende invece sarebbero stati determinati i premi per la Asl dell’Aquila, a favore delll’ex manager Ferdinando Romano, in carica fino a giugno 2025 poi sostituito da settembre scorso dall’attuale dg Paolo Costanzi, per la Asl di Chieti, dg Mauro Palmieri, e di Teramo, dg Maurizio Di Giosia.

Per quello che riguarda gli atti aziendali: dopo oltre tre anni il passaggio cruciale dell’approvazione da parte delle Asl sembra essere finito nel dimenticatoio, in assenza di comunicazione istituzionale ai cittadini, con le bocche cucite da parte di assessori e consiglieri.

Dietro le quinte, come assicurano le fonti di Abruzzoweb, nella riunione dei capigruppo in consiglio regionale di martedì scorso, si sarebbe avuta conferma che l’ok definitivo dal dipartimento Sanità, di cui è direttore Camillo Odio, ci sarebbe stato ad oggi solo per l’atto aziendale della Asl provinciale dell’Aquila, approvato il 6 maggio con delibera del dg Costanzi. Restarebbero sotto osservazione ancora gli atti aziendali delle Asl di Pescara, di Chieti e di Teramo. E non mancano le polemiche, soprattutto da parte delle opposizioni di centrosinistra.

La situazione più critica resta quella della Asl teramana, che aveva ingaggiato uno scontro frontale, diventato anche politico, in primis con Cosenza, che aveva messo a punto la nuova rete ospedaliera.

Cosenza, come pure del resto il dirigente del dipartimento Sanità, Antonio Forese, aveva ripetutamente bocciato l’atto aziendale della Asl di Teramo perché in esso erano previste le promozioni di Chirurgia generale dell’ospedale della Val Vibrata di Sant’Omero e di Malattie infettive dell’ospedale di Teramo a Unità operativa complessa (Uoc). Cosa impossibile in base al vigente decreto 70, la famigerata legge Lorenzin del 2015, che ha fissato i bacini di utenza, e a caduta nella legge regionale del riordino della rete ospedaliera.

Il dg Di Giosia ha aggiornato dunque la bozza, a seguito dell’ennesima bocciatura dell’atto aziendale da parte dell’Asr, togliendo la Uoc di malattie infettive, ma ha mantenuto la Uoc di Chirurgia generale, da qui un nuovo disco rosso.

Con il nuovo direttore Brucchi, al fianco di Di Giosia con cui aveva chiamato a raccolta la politica bipartisan e con Cosenza che ha tenuto duro, c’era chi sperava che il clima sarebbe cambiato, più favorevole alla Asl di Teramo. Ma è però ora il dipartimento a gestire la questione dell’Atto aziendale, visto che Brucchi è stato ritenuto incompatibile, coinvolto fino a poco tempo fa con la azienda sanitaria teramana.

In ogni caso ci sono norme nazionali e regionali che, con tutta la benevolenza possibile, non possono essere ignorate e bypassate.

Ci sarebbe però sul tavolo una soluzione di compromesso: tutto resterà congelato per la Chirurgia di Sant’Omero, che per la Asr già ora andrebbe considerata una Unità operativa semplice dipartimentale (Uosd), e non una Uoc, fino a quando non andrà in pensione l’attuale primario, il 67enne Mario Cicconi, e solo dopo ci sarà il passaggio allo status di Uosd. Va ricordato che la Uosd prevede un compenso più basso per il primario, che nella Uoc è nominato non internamente alla Asl, ma con un concorso pubblico canonico aperto agli esterni.

Intanto, nell’atto aziendale della Asl dell’Aquila pubblicato ufficialmente, emerge che all’ospedale del capoluogo è prevista la creazione del dipartimento transmurale di Riabilitazione e lungodegenza, una struttura di Riabilitazione neurologica, un’unità operativa di Epidemiologia, l’istituzione della Uosd Epidemiologia a direzione universitaria, inserita nel Dipartimento di Assistenza territoriale. La Uosd Medici competenti e Medici autorizzati passa da struttura universitaria a struttura a direzione aziendale. Viene inoltre rafforzata la struttura di staff dedicata alla gestione dell’attività libero-professionale intramoenia (Alpi), in linea con le indicazioni dell’Asr. Viene posto come obiettivo il potenziamento della sanità territoriale, sull’integrazione ospedale-territorio, con 11 case di comunità, 3 centrali operative territoriali e 3 ospedali di comunità. Nell’area peligno-sangrina vengono previsti un hospice con sede a Sulmona e un ospedale di comunità a Castel di Sangro. f.t.