L’AQUILA – Mentre la Direzione strategica della Asl provinciale dell’Aquila si affanna a smentire i media che hanno parlato di un “commissariamento” da lei subito per la stesura degli atti aziendali, relativi al riordino della rete ospedaliera, l’Agenzia sanitaria regionale (Asr), incaricata con una nota perentoria dal Dipartimento Salute di sostituirsi all’azienda aquilana, ha concluso ieri il delicato e complesso lavoro che dovrà essere presentato, come uno dei documenti più importanti, al Tavolo interministeriale di monitoraggio per il deficit sanitario, previsto per il prossimo 10 luglio.

E oggi, alla scadenza fissata per tutte le azienda sanitarie abruzzesi, dopo il “liscio” del precedente termine ultimo del 17 aprile, i vertici dell’Asr presenteranno le scelte fatte a nome della azienda aquilana in merito alla nuova geografia della sanità provinciale, con profonde modifiche sul chi e dove fa cosa.

L’Agenzia sanitaria abruzzese, guidata dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, è stata coinvolta in questo delicato compito dal Dipartimento Salute, guidato da Emanuela Grimaldi, dopo che il manager facente funzioni, Stefano Di Rocco, si era visto rispedire al mittente la istanza inviata allo stesso Dipartimento di proroga di un mese per il grave ritardo che aveva accumulato l’azienda che fino a fine maggio è stata gestita dal direttore generale Ferdinando Romano, per il quale non è stata possibile una seconda proroga, dopo quella di un anno fa.

Un diniego sancito dal Dipartimento, nonostante la pressione della parte politica e in particolare del presidente, Marco Marsilio, di FdI, primo estimatore del docente dell’Università La Sapienza di Roma.

Quindi, la Asr è stata determinante nel compito, e non ha svolto, come ha scritto la Direzione strategica aquilana nella smentita, un ruolo di mero ‘supporto collaborativo, finalizzato alla predisposizione dell’atto”.

Di conseguenza, è stata anacronistica e fuori luogo l’uscita dei dirigenti aquilani, i quali non hanno capito — o hanno fatto finta di non capire — che questo giornale ha parlato di ‘commissariamento’ tra virgolette e solo in riferimento alla redazione degli atti aziendali, data l’evidente difficoltà nel rispettare i tempi e considerando che l’intero percorso è stato compiuto dall’Asr.

Cosenza tornerà da oggi alle sue competenze in agenzia a Pescara, chiudendo l’esperienza aquilana. Per arrivare alla stesura degli atti aziendali, in questi giorni i suoi hanno incontrato nell’ordine i vertici, i dirigenti e i capi dipartimento della Asl, poi l’Università dell’Aquila e infine, oggi i sindacati del comparto della sanità. Ieri Cosenza ha preso parte al summit durato quattro ore convocato sul pressante richiesta dei dipartimenti Sanità e anche dal dipartimento Risorse, guidato da Fabrizio Giannangeli, che in una lettera di fuoco hanno richiamato la politica alle sue responsabilità, ovvero ad adottare misure efficaci e tempestive, alla luce del debito fuori controllo, nel 2025 si stima superiore ai 110 milioni di euro, dopo i 113 macinati per il 2024, e i 122 nel 2023, in vista del prossimo tavolo dell’11 luglio.

In quella sede Marsilio ha annunciato che le Asl dovranno tagliare il 2% del loro budget, e ha aggiornato i presenti sullo stato dell’arte della sua battaglia a livello nazionale, assieme ad altre regioni per ottenere una più equa e congrua ripartizione del fondo sanitario nazionale, non più in base quasi esclusivamente numero di residenti, ma tenendo conto anche dell’estensione a fronte di una scarsa popolazione, e al carattere montuoso del territorio.

Tornando agli atti aziendali: sono determinanti per una riforma, approvata a dicembre 2023, e che nella campagna elettorale dello scorso anno, prima che a marzo il centrodestra conquistasse il secondo storico mandato, è stata presentata come un fiore all’occhiello e come un risultato raggiunto tra le poche Regioni in Italia.

Gli atti aziendali sono destinati a rivoluzionare e modernizzare una sanità che in Abruzzo è in grande affanno e indebitata. Quindi le scelte, tutte molto sensibili per il sistema, sono state estremamente delicate.

La messa a terra della nuova rete ospedaliera, disegnata dal gruppo di studio dell’Agenzia sanitaria regionale, contribuirà anch’essa infatti a migliorare il servizio e a far risparmiare soldi alle Asl, eliminando i doppioni e gli sprechi di risorse e personale.

Essa prevede, lo ricordiamo, quattro ospedali, quelli di L’Aquila, Pescara, Chieti e Teramo, ovvero le città capoluogo, con funzioni hub per le reti tempo dipendenti, ovvero la rete stroke, politrauma e trauma maggiore, rete emergenze cardiologiche estese; quattro ospedali di primo livello, che sono Avezzano, Sulmona, Lanciano e Vasto, e sei ospedali di base, a Ortona, Popoli, Penne, Atri, Giulianova e Sant’Omero, due presidi di area disagiata, sedi di pronto soccorso, a Castel di Sangro e Atessa.

Manca però ancora la localizzazione dei due ospedali di secondo livello, che sarà decisa entro dicembre, previsti dal decreto ministeriale 70, la famigerata legge Lorenzin del 2017, super nosocomi con tutte le specialistiche, ma con un bacino di utenza tra 600.000 e 1.200.000 abitanti.