L’AQUILA – “Come è stato possibile che una partecipata pubblica, l’Alenia, abbia venduto per pochi “spiccioli” (tra i 3 ed i 5mln di Euro) l’ex Zecca a due privati che poi, per quello stesso immobile, hanno ottenuto un finanziamento rilevantissimo di quasi €70mln per la mera ristrutturazione? E perché il vincolo posto sull’immobile dal Ministero della cultura è pervenuto soltanto nel 2021 – aumentando ovviamente il costo/valore della ristrutturazione – per un immobile realizzato ai primi del ‘900? Sulla base delle regole della ricostruzione, è mai possibile ottenere per la ristrutturazione di un bene privato un importo pari ad oltre 20 volte il valore di mercato del bene stesso? C’è a L’Aquila e dintorni un solo cittadino che possa vantare una serie di tali fortunate e sequenziali “coincidenze”? La risposta è no!”.
Questo l’aspetto saliente dell’interrogazione che i consiglieri comunali aquilani, Gianni Padovani ed Enrico Verini, hanno inoltrato sulle modalità del progetto con un elemento ancora più importante visto che l’atto è stato presentato per conoscenza alla Procura della Repubblica e alla Corte dei conti del capoluogo di regione.
“Abbiamo assistito”, si legge nell’atto, “con un certo stupore al rigurgito di legalità manifestato dalla Amministrazione comunale che, con insolito impeto trasgressivo, ha manifestato la ferma intenzione di procedere alla demolizione della Chiesa “abusiva” di San Bernardino in Piazza d’Armi; -allo stesso modo vorremmo che pari furore venga applicato, per esempio, a moltissimi casi di abusi acclarati, come le decine di ordinanze di demolizione emesse ai tempi di Cialente per i manufatti edificati in aree alluvionali, oppure di situazioni dubbie e tali da meritare, per il rilevante interesse pubblico, il dovuto approfondimento”.
“Vorremmo quindi con la presente stimolare pari impegno e la giusta attenzione della solerzia legalitaria dell’Amministrazione anche sulla “strana” vicenda del progetto di ristrutturazione del immobile noto come ex Zecca, invitando il Comune e l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione ad un approfondimento della pratica, forse troppo frettolosamente liquidata, ed invitando in parallelo la Magistratura e gli organismi di controllo a valutare il citato progetto ed i dirigenti coinvolti a sospendere eventuali atti amministrativi esecutivi ed anche sananti”.
“Il compendio noto come ex Zecca”, si legge ancora del documento dei due esponenti del’opposizione, “ha ottenuto un finanziamento da record, quasi €70mln, per la semplice “ristrutturazione” di un ex edificio industriale, da ultimo ospitante l’Alenia, che sorge proprio al punto di confluenza di due fiumi, Aterno e Vetoio, in una delle aree del territorio aquilano più delicate dal punto di vista ambientale ed a più alto pregio faunistico oltre che ad elevato rischio alluvionale; il contributoè il più generoso ed in assoluto più alto sinora assegnato per un singolo immobile. E’ appena il caso di osservare che con questa enorme somma si sarebbe potuta ricostruire una intera frazione del Capoluogo o buona parte di uno dei molti comuni che hanno avuto soltanto briciole per la ricostruzione”.
“Evidentemente la ristrutturazione dell’ex Zecca deve essere considerata questione prioritaria ed urgente. Il finanziamento accordato, sbalorditivo come importo e velocissimo come iter, già suscita molti interrogativi su come vengano gestite le “priorità” sulla ricostruzione da parte dei preposti organi politici e collegati dirigenti;-ancora più sorpresa suscita il fatto che si tratta di un finanziamento a “scatola chiusa”.
“Nel progetto approvato non viene chiarito, da parte dei privati proprietari, quale sarà la destinazione finale dell’immobile e relative pertinenze. I privati proprietari del compendio hanno ottenuto la straordinaria somma di €70mln di risorse pubbliche per ristrutturarlo ma nessun amministratore e/o dirigente si cura di sapere, di chiedere, di approfondire cosa sarà realizzato in quei 25.000mq di fabbricati e terreni di pertinenza. Una mancanza gravissima, la destinazione ignota, sia perché l’ex Zecca è un immobile legato alla memoria storica cittadina sia perché sorge in un’area delicatissima dal punto di vista ambientale oltre che di grande pregio paesaggistico, alla confluenza tra due corsi d’acqua. Con la legislazione attuale, tanto per essere chiari, sarebbe impossibile qualsiasi edificazione privata sulle sponde di un fiume e pertanto l’ignota destinazione rappresenta un grave vulnus del progetto da rimediare al più presto”.
“Il WWF Abruzzo segue con apprensione il progetto ex Zecca: “l’intero complesso si trova all’interno della fascia di rispetto fluviale e lacuale ai sensi della Legge 431/85, nonché in un’area a pericolosità elevata o molto elevata rispetto al rischio inondazioni, come si evince chiaramente nella relazione geologica di accompagnamento al progetto, che riporta la zonizzazione del Piano Stralcio Difesa Alluvioni (PSDA) della Regione Abruzzo, viene da chiedersi se la scelta di mantenere intatta l’estensione e la localizzazione degli immobili del complesso sia ad oggi ragionevole”…”nel contesto di un cambiamento climatico su scala globale di cui l’Italia sta già subendo effetti drammatici, con eventi meteorologici estremi sempre più frequenti che aumentano il rischio inondazioni, la città di L’Aquila e la Regione Abruzzo dovrebbero adattare le proprie politiche urbanistiche ad una situazione in rapida evoluzione”.
“Il Comune dell’Aquila appare molto distratto, così come i preposti alla ricostruzione, su questo “buco nero” rappresentato dall’inquietante vicenda della acquisizione e ristrutturazione dell’ex Zecca; l’Amministrazione non può nascondersi dietro la foglia di fico che trattasi di ricostruzione privata. Tale ricostruzione privata viene fatta con ingentissime e sproporzionate risorse pubbliche che dovrebbero essere utilizzate con criteri di efficienza ed efficacia, sulla base di chiare priorità e nella normata cornice urbanistica; -per i motivi sopra esposti, anche quando si tratta di ricostruzione privata la politica governante ha l’obbligo di assumersi la responsabilità di guidare il processo assicurandone l’interesse collettivo e la coerenza urbanistica oltre che la sostenibilità ambientale che nel caso di specie appare semplicemente ignorata soprattutto sotto il profilo del rischio idraulico. Ormai all’Aquila basta un temporale per mandare in tilt il sistema fognario ed avere conferme sui crescenti rischi alluvionali legati alle improvvise piene di Aterno e confluenti”.
“Tutto ciò premesso si chiede di sapere: come sia stato possibile da parte degli uffici approvare un spropositato progetto di ristrutturazione senza chiarire puntualmente la sua destinazione finale e cosa intendano appunto realizzare i privati proprietari nell’immobile ex Zecca grazie al generosissimo finanziamento accordato dall’Ufficio ricostruzione, grazie pure all’improvviso godimento di un “vincolo culturale” apposto soltanto nel 2021 (vedendo i documenti ed i tempi di svolgimento della pratica, dall’acquisto per pochi “spiccioli” fino alla concessione del finanziamento milionario, ciascuno potrà farsi una propria idea)”.
E ancora si chiede di sapere, “se la destinazione dell’immobile dopo la ristrutturazione sia compatibile con l’enorme valore ambientale del contesto, un valore troppo elevato per rischiare di essere oggetto di una volgare speculazione seguendo logiche da palazzinari, mentre al contrario una corretta ristrutturazione a fini sociali rappresenterebbe occasione per restituire alla città uno spazio pregiato in grado di coniugare storia e cultura, ambiente e innovazione; -se il progetto sia stato valutato da Comune e uffici preposti in relazione alla stringente legislazione ambientale che impone severi vincoli alle edificazioni in aree ad elevato rischio alluvionale”.
“Se”, infine, “non sia il caso di rivedere e rimodulare il progetto di ristrutturazione, sulla base delle condivisibili, stringenti e puntuali osservazioni del WWF regionale, relative alla assai dubbia compatibilità del progetto di ristrutturazione con la legislazione europea, nazionale e regionale, oltre che al Piano d’Azione del Contratto di Fiume dell’Aterno adottato dallo stesso Comune dell’Aquila”.




