L’AQUILA – La realizzazione di un grande sito produttivo della filiera dell’eolico, in particolare per la costruzione, finalmente made in Italy di turbine necessarie per i parchi off shore, da localizzare entro giugno 2025, e coinvolgendo i maggiori player del settore.
L’ambizioso progetto, che è in linea con il piano Mattei del governo, per la sovranità energetica del nostro Paese, è stato annunciato, sulle pagine de Il sole 24 ore, da Riccardo Toto, direttore generale della Renexia, del gruppo industriale abruzzese Toto, con sede a Chieti, che opera nel settore delle rinnovabili.
Renexia, è nata nel 2011 all’interno del gruppo capitanato da Carlo Toto, padre di Riccardo, che è tra le altre cose concessionaria, attraverso Strada dei Parchi, delle autostrade laziali e abruzzesi A24 e A25, la cui concessione è stata prima revocata dal governo di Mario Draghi e poi restituita dal governo di Giorgia Meloni, dopo un lungo contenzioso, che poteva costare alle casse dello Stato risarcimenti miliardari, a seguito delle sentenze che hanno fatto cadere le motivazioni per la revoca in danno, ovvero la mancata manutenzione dell’infrastruttura.
Ha spiegato Riccardo Toto al quotidiano di Confindustria: “Costruire una filiera dell’eolico in Italia non è semplice, è una sfida. Ci piacerebbe costruire un sito produttivo, riteniamo possa essere fatto. Abbiamo già sentito molte societtà italiane, anche di Stato, che potranno essere coinvolte nella costruzione. Il sogno è impiantare una fabbrica di turbine che potrebbe servire l’eolico offshore italiano ed i progetti del piano Mattei.”
Del resto, ricorda Il sole 24 ore, la sfida è alla portata di Renexia, che può contare su 894 milioni di euro di valore della produzione nel 2023, con Ebitda di 714 e un utile netto di 204 e 1.290 dipendenti. E che può vantare la realizzazione del primo primo e unico parco eolico offshore in Italia, dalla potenza di 30 megawatt, al Taranto in Puglia. In vista c’è Med Wind, parco offshore da 2,7 gigawatt a 80 chilometri al largo di Mazzara del Vallo, in Sicilia, il progetto più grande del Mediterraneo, per il quale a luglio verrà presentato lo Studio di impatto ambientale, passaggio decisivo per ottenere l’Autorizzazione unica, e con l’obiettivo di trasformare il parco off shore in realtà nel 2027, per un investimento di 9,5 miliardi di euro.
Del resto, nell’intervista al Sole 24 ore, Riccardo Toto ribadisce che “le rinnovabili crescono all’interno del gruppo, rappresentano la maggioranza dei progetti. È una contaminazione: dalle colonnine di ricarica in autostrada, ai parchi solari per approvvigionare i cantieri”.
E il nuovo progetto del grande polo delle turbine, Toto spiega che “la decisione su dove produrre dovrà essere presa entro giugno 2025, vorremmo installare un impianto dimostrativo nell’area interessata. In questo momento siamo disponibili a detenere quote di minoranza, visto che il progetto lo deve sviluppare chi fa turbine, Anche il Ministero del Made in Italy è interessato direttamente: stiamo lavorando con loro per capire chi possa essere il soggetto italiano da far entrare nella società”.
Del resto, il settore è molto promettente, visto che si prevede in Italia l’installazione di 8,5 gigawatt di potenza di eolica nel 2030, per investimenti potenziali da 30 miliardi di euro, e il governo sta lavorando ad accelerare gli iter autorizzativi, assicurando anche con il decreto Fer 2 incentivi per 3,8 gigawatt di impianti in mare.
“Entro l’anno la controllata americana Us Wind avrà permessi per costruire un impianto eolico offshore con fondazione fissa da 1,7 GW al largo del Maryland – spiega ancora Toto – il quale sottolinea come la capacità sia potenzialmente già incentivo, grazie alla partecipazione alle aste locali. Si tratta di un investimento da “8 miliardi di dollari. E poi c’è l’impegno da 95 milioni per la filiera. Obiettivo: produrre il primo kWh entro 2027-28, on un valore del fatturato a moneta costante una volta operativo di 1,5 miliardi di dollari l’anno.”
Venendo invece al progetto di Mazara del Vallo, Toto tiene a sottolineare che il progetto è stato pensato e modulato in collabrazione con i pescatori che operano un quel tratto di mare. “Per loro è stato calcolato un impatto economico di 6 milioni annui. Abbiamo proposto al Ministero dell’Agricoltura la possibilità di creare una fondazione in Med Wind andrebbe a versare questo importo per 30 anni. Purché la fondazione possa spendere i fondi nella ri-motorizzazione dei pescherecci, nello sviluppo del riciclo della plastica, con ricompattatori a bordo e centri a Mazzara e trapani, nell’elettrificazione del porto, nella possibilità per le barche, nel periodo di fermo pesca, di essere di supporto alle attività di manutenzione dell’impianto.”





