L’AQUILA – È ufficialmente con La Destra di Francesco Storace, il suo sogno è la rifondazione di Alleanza nazionale, partito nel quale è approdato dopo la sua militanza nel Movimento sociale e prima di aderire al Popolo della libertà, ma in merito alla scissione tra i falchi di Forza Italia e le colombe di Angelino Alfano, preferisce i primi.

L’assessore regionale ai Trasporti Giandonato Morra è uno di quei tanti politici scombussolati dall’evoluzione del panorama nazionale, per questo “sta alla finestra” a osservare “la piega che prenderanno gli eventi”, intanto lavora in prima persone alla costituente che lavora alla rinascita di un partito di destra “più moderna, più sociale, attenta tanto ai nuovi bisogni quanto alle economie emergenti”.

Insomma, una formazione in grado di “cavalcare lo scenario del terzo millennio e le sfide che esso propone”.

Sulla vicenda giudiziaria che ha travolto l’ex collega di partito e di Giunta Luigi De Fanis, agli arresti domiciliari per una questione ancora da chiarire relativa all’utilizzo improprio dei fondi regionali della cultura, si dice “esterrefatto” e “colpito sia politicamente che personalmente”, ma da garantista attende “i pronunciamenti della giustizia, avendo fiducia nel lavoro dei magistrati”, ma precisa che la sua carta di credito riservata ai componenti dell’esecutivo guidato dal governatore Gianni Chiodi “è in banca da 4 anni e 11 mesi” perché non l’ha mai ritirata.

Assessore, in seno al gruppo regionale del Pdl si è consumato lo strappo tra forzisti e Nuovo centrodestra, lei chi seguirà?

Tecnicamente credo che siano gli esponenti del Ncd a dover costituire un nuovo gruppo, visto che quello che c’è già si chiama Pdl-Fi, ed è lì che rimarrò, come ho fatto anche dopo l’adesione alla Destra.

Cosa non le piace degli alfaniani del Ncd?

Il fatto che guardino con interesse al centro dello scacchiere politico e a forze che con il centrodestra come eravamo abituati a conoscerlo c’entrano poco, vedi l’Unione di centro e Scelta civica. Così come non mi entusiasma il governo delle larghe intese che vogliono tutelare a tutti i costi.

Prima o poi, però, dovrà fare una scelta.

Di questo ne sono consapevole, per il momento lavoro alacremente al progetto di una nuova An che rappresenti l’anima movimentista e popolare del centrodestra, il problema si pone con i tempi della costituente che mal si conciliano con le elezioni regionali. Considerando che probabilmente non ci sarà il simbolo, se gli alleati vorranno mi metterò a disposizione di una candidatura da indipendente dentro uno dei partiti della coalizione o con una civica. Il mio obiettivo non è riconquistare lo scranno ma proseguire il lavoro su un settore sofferente e strategico come quello dei trasporti, di cui mi sono occupato con grande passione.

Che valutazione dà degli ex An che si sono ricollocati sotto la bandierina tricolore di Fi?

Comprendo le loro motivazioni, dettate dall’appartenenza a un progetto incarnato da Silvio Berlusconi che ha consentito a un mondo fino al ’94 messo ai margini dell’arco costituzionale di arrivare a ricoprire posizioni di governo. E poi credo che la Fi che è appena rinata non è quella di 20 anni fa, ma potrebbe diventare il nuovo contenitore del centrodestra.

In tutto ciò, da avvocato, cosa pensa della decandenza del Cav?

Che i contorni giuridici e politici della questione siano stati caratterizzati da stranezze e accelerazioni poco giustificabili, mi sembra che siano state violentate regole elementari.

L’Abruzzo è considerata una delle regioni più virtuose dal punto di vista dei costi della politica, ma non è stata esente da vicende controverse, ultima in ordine di tempo quella che ha visto coinvolto il suo ex collega De Fanis. Si sente parte, in qualche modo, della “casta”?

La notizia del suo arresto mi ha colpito come un fulmine a ciel sereno, e la seguo con apprensione tanto dal punto di vista politico che personale. Ho fiducia nel lavoro della magistratura e spero che De Fanis possa dimostrare l’estraneità rispetto ai reati che gli sono contestati. Detto questo non mi considero uno della “casta”: non ho mai ritirato la carta di credito che la Regione mette a disposizione degli assessori, né ho mai presentato un solo euro di rimborso spese. Si tratta, però, di un messaggio “privato”, non vorrei fare demagogia nei confronti di chi la carta la usa correttamente e legittimamente. Pierluigi Biondi