L’AQUILA – Andranno in pensione entro la fine dell’anno 172 dipendenti della Giunta regionale d’Abruzzo.
Tutto questo avverrà in attuazione di una norma pre-riforma Fornero, in scadenza a fine anno, di cui i vertici regionali hanno deciso di avvalersi in ogni caso per tagliare una bella fetta di costi del personale su pedine che vengono considerate esuberi. Tanto che i dipendenti non saranno rimpiazzati.
Per ‘liberarsi’ di queste professionalità, però, la Regione pagherà somme ingenti per il mancato preavviso di 6 mesi come previsto dalla legge.
Il clamoroso mega piano è stato varato ieri sera dalla Giunta regionale.
È destinato a causare roventi polemiche, a cominciare dal fatto che numerosi dipendenti non vorrebbero andare in pensione e, per questo, si sarebbero già rivolti ai legali di fiducia.
Secondo quanto trapelato, l’operazione è stata fortemente voluta dal presidente, Luciano D’Alfonso, mai tenero nel giudizio sul personale regionale, e dal dirigente del gabinetto Fabrizio Bernardini, professionista a chiamata diretta e quindi componente dello staff politico, che ha l’interim della responsabilità del personale.
Quello di ieri sera in Giunta è stato definito un vero e proprio blitz, con l’impattante decisione fatta digerire senza appello e possibilità di discussione, tra gli altri, all’assessore al Bilancio Silvio Paolucci, chiamato, però, a trovare i danari per questa operazione.
Un ulteriore passo indietro, per lui, sul tema specifico delle politiche per il personale, dopo aver perso la delega ad hoc nel rimpasto di settembre 2015, secondo alcune fonti anche su sua richiesta.
Sulla cura dimagrante non ci sono notizie e posizioni ufficiali, negli uffici regionali si sta lavorando da tempo a fari spenti, nel silenzio anche da parte dei sindacati.
Proprio in dirittura di arrivo emerge una strategia che ha del clamoroso e che presenta anche punti singolari sottolineati dall’interno dell’ente.
Si tratta di persone che hanno i requisiti per entrare in questa finestra a cui la Regione dovrà corrispondere i quattrini per il mancato preavviso di 6 mesi, somme ingenti che non sarebbero state erogate se i 180 fossero andati in pensione a scadenza naturale, e cioè nei prossimi mesi.
Soldi che, aggiunti alla corresponsione del trattamento di fine rapporto (tfr), porteranno la Regione a dover trovare somme milionarie in un bilancio molto precario.
Altro elemento che fa discutere in seno al personale è che i tagli non potranno essere ponderati: saranno a macchia di leopardo e quindi avranno ripercussioni sui servizi.
La vicenda va inserita in un contesto che vede una macchina che, comunque, conta circa 1.500 dipendenti e ha alle porte la questione del personale delle Province che riceverà in eredità dopo la riforma Delrio che ha in parte abolito quegli enti.
Altro elemento che emerge è che i tagli colpiranno soprattutto palazzo Silone, sede della Giunta regionale all’Aquila.
Secondo quanto si è appreso, oggi ci sarà un confronto sindacale che si annuncia parecchio animato. (b.s.)
IL DIRIGENTE BERNARDINI: ESBORSO 2 MILIONI, RISPARMIO DI 4,7
In serata, attraverso l’Ansa, si è saputo che sono 172 i dipendenti regionali che verranno collocati in pensione con i requisiti ante riforma Fornero entro il 31 dicembre prossimo.
Lo ha confermato il dirigente della Regione con la delega al personale Fabrizio Bernardini.
Si tratta di dipendenti oltre i 60 anni di età, il quali hanno maturato il diritto di lasciare il lavoro secondo le regole precedenti.
La Regione ha potuto mettere in azione il provvedimento, che a breve sarà proposto in Giunta, solo dopo aver chiuso il quadro dei trasferimenti di personale dalle Province a causa della Riforma Delrio.
Sono infatti 237 i dipendenti delle province abruzzesi transitati in Regione. La Regione sarà tenuta a versare ai lavoratori i sei mesi di preavviso mancati con un esborso di circa 2 milioni di euro, ma contemporaneamente si troverà già nel 2017 di fronte a un risparmio di 4 milioni 750 mila euro.






