L’AQUILA – La Giunta regionale rinuncia ai rimborsi per le spese istituzionali, il Consiglio, per ora, no.

Non sono comunque ancora disponibili sulla sezione “amministrazione trasparente” del sito Internet della Regione Abruzzo, i dati relativi alla voce “Rimborso missioni istituzionali” dei nuovi consiglieri regionali, entrati nel pieno del loro esercizio a giugno 2014, oboli che si aggiungono al loro stipendio.

Ma comunque a oggi nessun segnale di una possibile rinuncia è giunto da parte del Consiglio, a differenza del gesto che hanno fatto gli assessori.

Non hanno speso un euro fin qui i componenti della Giunta e il presidente, Luciano D’Alfonso, perché, secondo quanto si è appreso, ogni mese l’esecutivo approva un’apposita delibera con cui rinuncia formalmente al rimborso per pernottamenti, spostamenti e pasti nel corso dei viaggi istituzionali.

Nel mese di luglio, per esempio, i viaggi di lavoro al di fuori dei confini regionali per il presidente e assessori sono stati 42, che vanno a sommarsi ai 14 di giugno: per nessuno di essi è stato chiesto un solo centesimo di rimborso, come certifica la delibera numero 531.

Un bel segnale da parte della Giunta, un piccolo ma significativo risparmio di qualche decina migliaia di euro. Risparmio che, però, a oggi, non è preso ancora a esempio dal Consiglio regionale.

Analogo provvedimento di rinuncia non risulta infatti sia stato deliberato dal presidente del Consiglio, Giuseppe Di Pangrazio. In fondo, con uno stipendio di circa 150 mila euro all’anno, non sarebbe un grosso sacrificio pagare di tasca propria una notte in albergo, un taxi e un pranzo in trasferta, come fanno milioni di altri lavoratori italiani.

Questa ventata moralizzatrice ha del resto una sua origine e ragion d’essere: l’ondata di scandali che ha investito poco prima delle ultime elezioni regionali anche l’Abruzzo, a seguito dell’inchiesta, relativa al periodo dal 2009 al 2012, e che ha coinvolto l’ex governatore, Gianni Chiodi, l’ex presidente del Consiglio, Nazario Pagano, otto assessori regionali, due ex assessori e tredici consiglieri, di maggioranza ma anche di opposizione.

Contestate come ipotesi di reato la truffa aggravata, peculato e falso per un uso a fini personali, o ben oltre i limiti del consentito,  di circa 80 mila euro complessivi.

Proprio a seguito dell’inchiesta la passata Giunta ha approvato un disciplinare che, oltre a porre limiti rigorosi per le spese di rappresentanza e trasferte istituzionali relative ad alberghi, pasti e telefonate, introduce regole severe per l’utilizzo dei mezzi di trasporto, arrivando a disporre l’uso di taxi o di vetture a noleggio solo in “assenza di mezzi pubblici idonei”, e se gli spostamenti sono su distanze più lunghe si stabilisce che gli assessori scelgano il mezzo più economico.

Non solo: viene previsto un doppio controllo da parte dei responsabili delle segreterie sulla regolarità delle spese istituzionali, prima dell’invio dei rendiconti ai responsabili della spesa delle direzioni regionali.

LE REAZIONI

GATTI (FI): “MAI CHIESTO ALCUN RIMBORSO”

Paolo Gatti (Forza Italia) ha contattato la redazione di AbruzzoWeb per una precisazione.

“Se proprio questo fosse di pubblica utilità, comunico che nella X legislatura non ho chiesto alcun rimborso come consigliere ne’ come vice presidente del Consiglio”.

Inoltre, aggiunge, “come mio costume non uso il telefonino di servizio in dotazione ma solo quello mio personale. Così era da assessore e così da vice presidente”.