L’AQUILA – Mattinata movimentata a palazzo dell’Emiciclo.

Torna d’attualità la protesta dei territori contro la Regione per i tagli sulla sanità imposti dal piano di rientro sul deficit concordato con il governo nazionale, a cui è sottoposto da anni l’Abruzzo, in particolare sulla chiusura dei punti nascita che ha causato attacchi nei confronti della maggioranza di centrosinistra.

Fuori palazzo dell’Emiciclo, sede del Consiglio regionale, hanno protestato rappresentanze di Ortona (Chieti) e Sulmona (L’Aquila), due dei quattro punti nascita che fanno parte del piano di chiusura in quanto il numero di parti inferiori a 500 non assicura le condizioni di sicurezza previste dalla legge.

Per Atri (Teramo) e Penne (Pescara) gli altri due punti nascita avviati alla chiusura, erano presenti i sindaci.

Una ventina di dipendenti di Abruzzo Engineering, la società controllata dalla Regione e altri soci pubblici e privati, ha poi protestato all’interno di palazzo dell’Emiciclo, dove si stava svolgendo la conferenza dei capigruppo, per chiedere l’inserimento all’ordine del giorno della seduta del Consiglio regionale, in programma stamani ma mai cominciata, del provvedimento di uscita dalla compagine sociale di Selex Service Management, società controllata da Finmeccanica, e di un piano di rilancio

PUNTI NASCITA

Mentre al di fuori del palazzo era mobilitazione sui punti nascita anche con l’esposizione di cartelli e striscioni, all’interno si è svolta la conferenza dei capigruppo che ha discusso sulla problematica che da settimane causa proteste e polemiche nei territori e messo in imbarazzo nel centrosinistra.

Una richiesta, quella di una nuova discussione, chiesta tra gli altri dal consigliere regionale del Partito democratico Pierpaolo Pietrucci, uno dei quattro componenti della maggioranza che nei mesi scorsi ha votato a favore di una risoluzione delle opposizioni sul blocco delle chiusure che ha mandato sotto il centrosinistra.

“Siamo qui per chiedere l’aggiornamento dei dati sulle nascite a Ortona che sono stati finora mistificati – attacca un rappresentante di un comitato – Per Ortona si è considerato un solo anno mentre per gli altri tre. Ortona deve mantenere il punto nascita perché, insieme all’ospedale di Sant’Omero, rispetta 51 parametri sui 54 richiesti, mentre l’assessore al ramo Silvio Paolucci continua a parlare di sicurezza senza sapere che negli ospedali di primo livello, come Ortona, non è prevista neonatologia che, comunque, si potrebbe attivare con una spesa irrisoria”.

Secondo gli insorti, “le scelte non si capiscono: a Chieti, ospedale di secondo livello, il punto nascita viene mantenuto nonostante non si abbiano 26 requisiti su 60”.

Tra gli slogan comparsi sugli striscioni: “Non vogliamo partorire in strutture meno sicure di Ortona” e “D’Alfonso e Paolucci: attenti a quei due, chi li sostiene è corresponsabile del no alla vita!”.

Tra i manifestanti anche cittadini di Atessa (Chieti) che protestano per la chiusura delle sale operatorie “con il declassamento dello storico ospedale” e di Tagliacozzo (L’Aquila), che chiedono il ripristino dell’autombulanza.

ABRUZZO ENGINEERING

Abruzzo Engineering, nata  su iniziativa dell’allora presidente della Giunta regionale di centrosinistra Ottaviano Del Turco e del suo braccio destro Lamberto Quarta con la mission di abbattere il digital divide nelle zone interne, è stata messa in liquidazione nella scorsa consiliatura, dal presidente della Giunta di centrodestra, Gianni Chiodi, che non l’ha riconosciuta come società pubblica in house definendola “un carrozzone politico”.

Ae ha circa 200 dipendenti di cui oltre la metà in cassa integrazione: attualmente è coinvolta in commesse legate al terremoto con Comune e Provincia dell’Aquila oltre che con l’ufficio speciale per la ricostruzione dell’Aquila (Usra).

Il governo di centrosinistra ha tentato un difficile rilancio con particolare interessamento del vice presidente con delega alle Attività produttive, l’aquilano Giovanni Lolli.

Inizialmente, le quote erano controllate al 60 per cento dalla Regione, al 30% da Selex e al 10 dalla Provincia dell’Aquila, quest’ultima formalmente fuori dopo aver dichiarato di non poter assolvere ai propri obblighi.

Il governatore, Luciano D’Alfonso, punta a estinguere il debito milionario con Selex al tempo stesso rilevando le quote per circa 5 milioni, acquisire la completa proprietà pubblica di Ae e renderla così società “in house” dell’ente, capace di rilanciarsi potendo acquisire commesse a chiamata diretta, cosa fin qui mai possibile.