L’AQUILA – “Continuano i misteri e le incongruenze sulla retribuzione individuale di anzianità: oggi con un provvedimento amministrativo approvato dalla Giunta, e da ratificare in Consiglio, si vogliono riconoscere debiti fuori bilancio relative a 75 sentenze che hanno visto la Regione soccombente nei confronti dei propri dipendenti per un debito complessivo pari a 3 milioni e 535.937 euro”.
E’ quanto dichiara il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo a proposito dell’incredibile vicenda, che da anni avvelena il clima dentro i palazzi regionali, della Retribuzione individuale di anzianità, nata con una legge del 2007, passata agli annali come legge “Babbo Natale”, che ha aumentato al massimo l’extra mensile per l’anzianità in busta paga per dipendenti e dirigenti, anche fino a 1.200 euro al mese.
Legge poi cancellata nel luglio 2014 da una sentenza della Corte Costituzionale, che ha salvato i contribuenti abruzzesi da un esborso quantificato potenzialmente in 100 milioni di euro.
Ma un imprecisato numero di dirigenti e dipendenti nel frattempo aveva fatto ricorso ai giudici del lavoro contro la Regione per ottenere subito le spettanze che gli uffici ritardavano a mettere in busta paga. E chi aveva intanto ottenuto una sentenza definitiva a suo favore, prima della pronuncia della Corte Costituzionale, è potuto passare all’incasso della Ria, anche quella arretrata, fino al 2007.
C’è poi chi nonostante la sentenza della Corte è riuscito ad arrivare a sentenza definitiva, perché la Regione, con i suoi legali non ha impugnato quelle sentenze, ribaltadone l’esito a favore dell’ente.
In questo caso sarà difficile ottenere la restituzione delle somme, in quanto vale il principio giuridico del “rapporto esaurito”, ovvero del “chi ha dato ha dato, chi ha avuto ha avuto”.
Un altro consistente numero di dipendenti e dirigenti, invece, non è riuscito ad arrivare a sentenza definitiva, ma solo ad una sentenza di primo grado favorevole, immediatamente esecutiva, e dovrà ora restituire i soldi già incassati. La Regione ha disposto un piano di rateizzazione per chi dovrà restituire somme anche superiori a 100 mila euro, mentre intanto la Procura dell’Aquila ha aperto un’inchiesta.
La Regione si scopre, si prepara comunque a pagare circa 3,5 milioni, e per Febbo le stranezze non sono poche.
Innanzitutto “il riconoscimento di debiti fuori bilancio stava per essere fatto passare come un qualunque atto ricognitivo perché portava solo le indicazioni di organi giudiziari e numeri di sentenze ma da una lettura più attenta si è scoperto che invece si trattava della Ria”.
Inoltre, aggiunge Febbo, “ho fatto rilevare come questa tipologia non rientra nella fattispecie dei debiti fuori bilancio poiché trattasi di somme pagate su impegni di spesa già assunti come residui, altrimenti si sarebbe dovuta effettuare una variazione di Bilancio; un’altra incongruenza riguarda le date delle sentenze, molte delle quali di tribunali di primo gradi, relative al periodo 2015 e 2016 quindi successive alla dichiarazione di incostituzionalità e pertanto potevano e dovevano essere opposte nei gradi successivi”.
“Non è poi affatto chiaro – aggiunge Febbo – il perché si vuole avere “a tutti i costi” il voto di un’Assemblea legiferante, che quindi mette al riparo da ogni responsabilità. Sono significativi due passaggi: “la proposta normativa costituisce atto dovuto, in ottemperanza a quanto previsto dall’art 73 del d.lgs. 118/2011…”; inoltre “la Giunta prende le distanze dalla vicenda Ria poiché non condivide le modalità”.
Febbo ha dunque votato contro, e ha già preannunciato, e verbalizzato, che porterà il provvedimento alla Corte dei Conti.
E’ importante capire se ci sono state omissioni e responsabilità da parte di uffici che avrebbero dovuto tutelare gli interessi delle casse regionali e degli abruzzesi con maggiore attenzione e oculatezza, magari valutando l’interesse generale e non “particolare”, conclude il consigliere.






