L’AQUILA – Tempi duri per i cosiddetti “portaborse” che hanno prestato servizio nella scorsa legislatura presso i gruppi politici nel Consiglio regionale d’Abruzzo.
Precari come tanti, assunti senza concorsi né selezioni ma con un incarico fiduciario terminato quando si è insediata la Giunta di Luciano D’Alfonso, da un lato si ritrovano ad affrontare la guerra in atto per accaparrarsi gli ultimi posti a disposizione, ridotti rispetto al passato dopo i tagli ai budget dei gruppi consiliari.
Dall’altro, vivono la beffa dell’allungamento dei termini per l’erogazione del trattamento di fine rapporto (Tfr), che secondo la legge di Stabilità è fissata a 12 mesi per i dipendenti pubblici.
In pratica, molti di coloro che resteranno a casa perché non riconfermati vedranno i soldi tra parecchio tempo (almeno maggio, a distanza di un anno dalle scorse elezioni). Stesso tempo dovranno aspettare anche quelli che riusciranno a essere riconfermati alla fine di questa corsa alla conquista del posto.
Un incarico ambito ma comunque precario, visto che si tratterà di contratti di somministrazione lavoro con termine a fine legislatura.
A indispettire ancor di più gli animi di coloro che dovranno attendere mesi per avere ciò che gli spetta, magari da disoccupati perché non chiamati nuovamente, è il fatto che ai consiglieri regionali già a luglio è stata corrisposta l’indennità di fine mandato. Un ‘gruzzolo’ sicuramente consistente, visto che si calcola moltiplicando l’indennità consiliare da 6.600 euro per il numero degli anni di legislatura: per 5 anni, quindi, 33 mila euro, mentre chi è stato in carica anche nella scorsa legislatura ben 66 mila euro.
Una cifra altissima rispetto a quanto prenderà un portaborse per il Tfr, ovvero circa il 60 per cento dello stipendio (che si aggira attorno ai 1.500 euro lordi al mese) per il numero degli anni di colaborazione: all’incirca, calcolando 700 euro per ogni anno, prenderanno massimo 3.500 euro per 5 anni.
Le “selezioni” per i prossimi collaboratori dei consiglieri sono in atto, molti contratti sono stati già firmati attraverso le agenzia interinali a cui i gruppi consiliari si sono rivolti. Un modo anche questo per risparmiare, visto che così costeranno circa il 15 per cento in meno. In alcuni casi si opterà per contratti part time per poter assumere più persone.
La linea da seguire è quella di mantenere i costi il più possibile, dopo la riduzione delle risorse stabilita dalla delibera dell’Ufficio di presidenza per la decima legislatura, secondo cui per il personale politico si potrà spendere ogni anno 1 milione 342 mila euro.
Diviso per i 10 gruppi consiliari in base al numero dei consiglieri che lo compongono, sono 43.300 euro a consigliere.
Come misura di riferimento è stata presa quella che fa riferimento al costo dello stipendio annuo lordo di un dipendente regionale di categoria D6: 28.300 euro di stipendio.
Il Partito democratico, che ha eletto 11 consiglieri, avrà in dotazione 476.360 euro l’anno, ovvero 39.700 euro al mese, che possono bastare ad assumere o confermare un numero anche maggiore di portaborse.
Forza Italia avrà a disposizione 216.527 euro, pari a 18.043 al mese, dopo essere rimasta con cinque consiglieri. I monogruppi avranno poi a disposizione appena 3.600 euro al mese, i gruppi da due 7.217 euro. In questi casi gli aspiranti portaborse saranno di più rispetto al budget disponibile.





