L’AQUILA – “Il distacco sindacale della dirigente ha comportato il pagamento di quasi 600 mila euro in 5 anni senza avere la controprestazione lavorativa dirigenziale”.
Si acuisce la guerra tra l’ex presidente del Consiglio, Nazario Pagano, e la dirigente del Consiglio regionale nonché segretario nazionale del sindacato Direr, Silvana De Paolis.
Lo scontro è stato innescato dall’articolo di AbruzzoWeb che raccontava come 1.400 dipendenti e dirigenti della Regione abbiano preso tutti “10 in pagella”, vale a dire il massimo del premio per la produttività.
Sulla vicenda Pagano aveva respinto le accuse del centrosinistra ora al governo rimpallando le responsabilità agli stessi dirigenti: “abbiamo avuto un dirigente che, ricoprendo importanti incarichi nel sindacato, praticamente in 5 anni non ha lavorato una sola ora, eppure ha sempre ottenuto alte valutazioni e corrispondenti premi di produzione”, ha detto.
La De Paolis si è sentita chiamata in causa e lo ha rampognato: “Con l’ingresso in Consiglio del presidente Pagano mi sono decisa ad attivare un periodo di distacco sindacale soprattutto perché si prospettavano condizioni di conflitto fra la mia attività dirigenziale e quella sindacale”.
Ma ora l’attuale coordinatore regionale di Forza Italia, pur definendo “tutto legittimo” perché previsto dalla legge, replica con altrettanta ferocia, ricordando i 600 mila euro e sottolineando come “che ciò possa essere una evidente enormità lo dimostra la recente norma di un governo a maggioranza Pd, convertita dall’attuale Parlamento, che ha tagliato questi distacchi del 50 per cento!”.
LA NOTA COMPLETA
Incredibile la capacità di sdoppiamento della dirigente De Paolis, peraltro da me mai citata, e la capacità di scrivere inesattezze, e voglio essere tenero.
Le “Ombre” di cui parla la dirigente del Consiglio Regionale fanno riferimento a due casi: gli atti osservati dal giudice del lavoro, gli unici nel quinquennio di gestione del Consiglio regionale, sono stati atti assunti dalla dirigente De Paolis, o mancanze del dirigente pro-tempore al personale, e cioè la stessa De Paolis prima che si mettesse in aspettativa quinquennale retribuita, quindi prima del periodo in cui ha percepito, legittimamente, oltre 90 mila euro annui lordi a cui aggiungere anche il premio annuale di circa 10 mila euro.
Il primo atto, una determinazione dirigenziale, del 2006, quindi precedente alla mia presidenza, di assunzione di un dirigente da adibire al servizio tecnico, mediante scorrimento di una graduatoria della giunta regionale; censurato dal giudice del lavoro dell’Aquila, per violazione del corretto iter previsto dalla legge, a cui era stato sottoposto il caso per ricorso di altro dipendente del Consiglio regionale, e annullata con conseguente risoluzione del rapporto di lavoro.
La seconda per la mancata risoluzione di un rapporto di lavoro a termine allo scadere della legislatura (come previsto per i rapporti intuitu personae) da parte del dirigente pro tempore, e cioè la stessa De Paolis prima che si mettesse in aspettativa. Parliamo del mese di gennaio 2009, e cioè appena terminata la precedente legislatura e prima della mia elezione a presidente.
Questa mancata tempestiva risoluzione del rapporto ha provocato la condanna al risarcimento per abuso del termine. Caso, quest’ultimo, peraltro segnalato alla procura regionale della corte dei conti proprio dalla presidenza Pagano per far pagare l’errore a chi lo ha commesso e non agli abruzzesi!
Questa la verità comprovata dagli atti.
Quanto poi al recupero dei quasi 600 mila euro percepiti dalla De Paolis nel quinquennio, forse la sindacalista, o ex sindacalista, non sa, e questo getta ombre anche sulla preparazione per questo profilo, per quello dirigenziale valga quanto sopra, che a differenza dei comuni e province, per i quali la spesa è rimborsata dal ministero dell’interno, per le Regioni non esiste nulla di tutto ciò.
E proprio per istituire, per la prima volta in Italia, un meccanismo di rimborso in quota parte da parte delle altre regioni il presidente Pagano, unitamente agli altri componenti dell’ufficio di presidenza, ha assunto deliberazioni sul tema e ha attivato una procedura in sede di conferenza dei presidenti dei consigli regionali e conferenza delle regioni.
Anche questo è facilmente rintracciabile fra le deliberazioni assunte, cosa che la dirigente poteva fare facilmente prima di scrivere sciocchezze.
Rimane il fatto, incontrovertibile, che se anche tutto ciò è legittimo, e ciò non è stato mai messo in discussione dal sottoscritto, quello del distacco sindacale della dirigente ha comportato il pagamento di quasi 600 mila euro in 5 anni senza avere la controprestazione lavorativa dirigenziale.
E che ciò possa essere una evidente enormità lo dimostra la recente norma di un governo a maggioranza Pd, convertita dall’attuale Parlamento, che ha tagliato questi distacchi del 50 per cento!!!




