L’AQUILA – “L’ufficializzazione della Giunta? Questione di ore, tenete conto però che il presidente Luciano D’Alfonso sarà impegnato a Roma in un importante incontro con il ministro dell’agricoltura Maurizio Martina dedicato alla partecipazione dell’Abruzzo all’Expo 2015 di Milano”.

Lo afferma ad AbruzzoWeb il cosiddetto “sottosegretario alla Presidenza della Regione” in pectore, Camillo D’Alessandro, consigliere del Partito democratico.

Lo stesso D’Alfonso ieri mattina, a margine di un incontro promosso dalla Camera del Lavoro di Pescara, aveva assicurato il varo dell’esecutivo per la giornata di oggi, in quanto, ha sottolineato, “si tratta soltanto di celebrare la sua presentazione, i nomi indiscutibili sono quelli che avete letto, c’è qualche affinamento che però definiamo tra oggi pomeriggio e domani mattina”, oggi per chi legge.

In ogni caso l’attesa sarà breve, e l’”affinamento” a cui D’Alfonso si riferisce potrebbe essere quello reso necessario dalla proclamazione, a seguito del riconteggio da parte dell’ufficio centrale regionale della Corte d’Appello dell’Aquila, di Alessio Monaco, consigliere regionale di Regione facile, al posto di Antonio Innaurato, che era stato eletto consigliere del Partito democratico nella circoscrizione di Chieti.

New entry che ha sparigliato le carte e risolto forse un imbarazzo: ora infatti Abruzzo facile ha due consiglieri, oltre a Monaco l’ex Pd Lorenzo Berardinetti, e potrà ambire ad un posto in Giunta, soffiandolo ad Abruzzo civico, l’altro gruppo da due consigleri, il cui papabile assessore Andrea Gerosolimo, è stato con ogni probabilità bruciato dalle polemiche esplose tra il coordinatore di Ac Giulio Borrelli e lo stesso D’Alfonso, accusato dal primo di essere stato “commissariato” dal “direttorio Pd” composto da Silvio Paolucci, Giovanni Lolli e D’Alessandro.

Borrelli a nome dei suoi è arrivato anche a  paventare l’uscita dalla maggioranza o quantomeno dalla Giunta, come ha precisato poi.

Per poi fare un passo indietro tentando una ricucitura con una lettera aperta al presidente: “Negli ultimi giorni si sono determinati tra di noi alcuni malintesi e fraintendimenti che, da parte nostra, vogliamo chiarire al più presto. Ti chiediamo, quindi, prima di varare la Giunta di avere con noi un incontro urgente che ci permetta di definire i punti critici e di governare assieme questa Regione nei prossimi cinque anni, così come i cittadini hanno voluto”.

Non si è fatta attendere una replica di D’Alfonso, a margine dell’incontro di  ieri mattina: “Ho letto numerosi comunicati, sto rileggendo quei comunicati. Quando ho finito di leggere quei comunicati li incontro, ma con la saggezza e la serenità di sempre”.

Non è chiaro se questa attenta lettura avverrà prima o dopo il varo della Giunta, e ieri pomeriggio, a rafforzare il sospetto, a questo giornale Borrelli ha confermato: “Siamo ancora in attesa che D’Alfonso ci chiami, e per ora preferisco non rilasciare dichiarazioni, anche perché  quello che avevamo da dire lo abbiamo detto”.

Per il resto, il toto Giunta si approssima alla quasi certezza. Il Partito democratico avrà cinque posti: quello di Silvio Paolucci, con una superdelega a Sanità, bilancio e programmazione, Marinella Sclocco, l’unica e obbligatoria presenza femminile in Giunta, con probabile delega al Sociale, Donato Di Matteo, che potrebbe tornare a occuparsi di Trasporti come già all’epoca di Ottaviano Del Turco, di cui fu assessore.

E poi il teramano Dino Pepe, già sindaco di Torano Nuovo, che a questo giornale dichiara: “L’assessorato rappresenterebbe un riconoscimento per tutto il Pd teramano, che dovrà avere una presenza molto forte nel governo regionale, perché dovrà fare da contrappeso politico ai tanti esponenti della minoranza eletti nella nostra provincia, come Gianni Chiodi, Paolo Gatti, Mauro Di Dalmazio, Giorgio D’Ignazio e Riccardo Mercante”.

Un implicito endorsement ai colleghi del Pd teramano Luciano Monticelli e Sandro Mariani, al ruolo di capogruppo e alla presidenza di una commissione.

Come assessore esterno con delega speciale alla Ricostruzione aquilana, giochi fatti per Giovanni Lolli che, però, più che altro per scaramanzia, dichiara: “Non chiedetemi nulla del toto-Giunta, sono la persona meno indicata. E poi in questi giorni sono concentrato a trovare una soluzione all’immediata necessità di fondi per la ricostruzione, insieme al sottosegretario Giovanni Legnini e alla senatrice Stefania Pezzopane”.

Sesto assessore il già citato Alessio Monaco, a stemperare il monocolore Pd.

Infine per il posto prestigioso di presidente del Consiglio regionale il candidato più accreditato è l’avezzanese Giuseppe Di Pangrazio, anche lui del Pd asso pigliatutto e che conferma: “Vedremo se in aula raccoglierò i due terzi dei voti, posso solo anticipare che il mio nome è  caldeggiato da buona parte dei consiglieri della maggioranza, e raccolgo consensi anche nelle file della minoranza”.

Considerati fuori dai giochi, almeno per quel che riguarda la Giunta, i monogruppi di maggioranza Italia dei valori, Centro democratico e Sinistra ecologia libertà, per una ragione tecnica: l’unico consigliere dovrebbe essere allo stesso tempo assessore e componente della conferenza dei capigruppo, che ha un ruolo di controllo sulla Giunta.

Tace per ora Sel, che sperava in un posto per il suo consigliere Mario Mazzocca.

L’Idv, invece, non considera dirimente il limite dell’essere un monogruppo. “L’esecutivo regionale del nostro partito – dichiara infatti in una nota il segretario regionale Alfonso Mascitelli – all’unanimità ha confermato piena fiducia nel nostro eletto, l’avvocato Lucrezio Paolini, e la sua piena dignità ad essere presente in Giunta”.

Lanciando subito dopo un messaggio distensivo: “Se però dovranno essere messi al bando logiche spartitorie noi faremo la nostra parte, non abbiamo alcuna intenzione di frapporre ostacoli o rallentamenti sulla scelte che verranno fatte in questa fase dalle prerogative del presidente”.

“E poiché l’Abruzzo non ha tempo da perdere, l’Idv chiede da subito di partecipare a pieno titolo a un lavoro comune e condiviso che dovrà riguardare una riforma vera e radicale della macchina regionale, a partire dagli enti strumentali sino alla riorganizzazione dell’efficienza dei diversi settori amministrativi”, conclude.