L’AQUILA – Resta alta la tensione nella maggioranza in Regione Abruzzo, e segnatamente nel Partito democratico, dove è deflagrata la “singolar tenzone” teramana tra il capogruppo Sandro Mariani e l’assessore all’agricoltura Dino Pepe. Oggetto del contendere le politiche venatorie, ma non solo, anche le posizioni opposte sulle candidature prossime venture, in particolare a Teramo città.
Un incontro chiarificatore si terrà, da quanto si apprende, la prossima settimana. Argomento ufficiale il contestatissimo calendario venatorio predisposto da Pepe con la delibera di giunta 224 che pochi giorni fa il presidente della Regione Luciano D’Alfonso, ha sospeso con un irrituale ordine di servizio, dopo che è stata duramente contestata, perché ritenuta un pannicello caldo, dai rappresentanti del mondo venatorio, in particolare nella riunione di Castelnuovo Vomano dove Mariani è uscito allo scoperto prendendo posizione a favore dei cacciatori, e contro il suo compagno di partito Pepe.
Abruzzoweb ha provato dunque a contattare invano l’assessore. Da quanto trapela preferisce per ora restare in silenzio, in attesa appunto dell’incontro della prossima settimana. Parla e volentieri invece il capogruppo Mariani, che conferma tutte le sue perplessità sull’operato di Pepe.
“Mi pare ovvio che non c’è nulla di personale – esordisce di fioretto Mariani – io pongo l’accento solo sui problemi, con l’unico obiettivo però di risolverli”.
Il primo problema è quello delle misure da adottare per contrastare con efficaci battute di abbattimento selettivo gli immani danni provocati alle coltivazioni, in particolare dai cinghiali, il cui numero oramai è abnorme e fuori controllo.
Un tema caro a Mariani, che di mestiere fa il veterinario e ha rapporti molto stretti con i cacciatori del suo territorio, quello di Campli e dell’entroterra pedemontano teramano.
“Io ho raccolto il grido d’allarme di tanti cacciatori – incalza Mariani – che si sono mobilitati non solo nella famigerata riunione di Castelnuovo, e questo perché si corre il rischio che le campagne di abbattimento saranno effettuate in aree dove i cinghiali si sono ridotti di numero, dopo le eccezionali nevicate di gennaio, mentre resteranno scoperte aree dove i cinghiali si sono spostati aumentando di numero, in particolare nelle aree collinari e anche a ridosso della costa, nel Teramano, nel Vastese e nel Pescarese”.
Sempre in tema di politiche agricole, brucia ancora a Mariani l’esclusione del gruppo di azione locale (Gal) Gran Sasso Laga, che riunisce aziende e amministrazioni del territorio di Mariani, che non è stato ammesso a finanziamento nel bando del Psr, perché prorogato a poche ore dalla chiusura dei termini, e per soli tre giorni, Mossa che ha consentito di presentare la sua domanda a un ottavo incomodo, il Gal Terreverdi Teramane, che opera nel territorio di Pepe, la Val Vibrata, che è stato poi ammesso tra i sette finanziabili, a discapito appunto del Gran Sasso Laga, che pure aveva presentato nei termini la sua domanda.
“Il Gal escluso opera in territori montani colpiti dal sisma e dall’emergenza neve – ricorda Mariani – ed è assurdo che rimanga senza risorse. Pepe aveva assicurato che sarebbe stata ‘riequilibrata’ questa situazione, tutti si aspettano che lo faccia nel più breve tempo possibile”, auspica il capogruppo, non senza un velato e minaccioso avvertimento.
Ci sono infine le posizioni opposte in vista delle candidature per il comune di Teramo dove vacilla la poltrona del sindaco di centrodestra Maurizio Brucchi.
Pepe vorrebbe ricandidare a sindaco del centrosinistra Manola Di Pasquale, attuale presidente dell’Istituto zooprofilattico, già sconfitta da Brucchi alle ultime elezioni. Mariani spinge, supportato dal coordinatore provinciale Gabriele Minosse, per l‘ex consigliere Giovanni Cavallari, vigile del fuoco ed ex consigliere comunale del Pd.
“A Teramo è che c’è una minoranza del partito, di cui fa parte anche Pepe – taglia corto Mariani – che pretende di dettare la linea alla direzione provinciale democraticamente eletta”.





