L’AQUILA – Un anno e 9 mesi vissuti pericolosamente. Fin dai primi giorni dopo la sua ascesa al piano più alto di palazzo Silone, Luciano D’Alfonso ha dovuto sempre misurarsi con una maggioranza non eccessivamente avvezza e modellabile al suo protagonismo e al suo autoritarismo.
Quello di Pierpaolo Pietrucci e del suo “non fare il fascista con me” che per poco non è finito a botte è solo l’ultimo caso. Un altro c’era già stato nella stessa seduta della quasi rissa, al termine di un vero “pomeriggio da cani”, quando Lucrezio Paolini, vice presidente vicario del Consiglio, quindi non un peone, ha rifiutato di votare la nomina “fuori sacco” dell’avvocato Daniela Valenza come presidente dell’Ente per il servizio idrico regionale (Ersi), società strategica che riunisce tutti gli ambiti ottimali (Ato), contestando apertamente l’eccessiva frettolosità nel proporre e avallare il nome tra i vari curriculum in pista.
Ma non si può dimenticare che, per tutta l’estate 2015, appena un anno dopo il voto, si è trascinata una crisi di Giunta che ha portato alla nomina di un assessore, il consigliere Andrea Gerosolimo di Abruzzo civico, che si è accaparrato una poltrona in Giunta senza farsi scrupoli di cavalcare per i suoi scopi la protesta delle associazioni culturali escluse dal finanziamento alla cultura per salvare la Sinfonica, fiancheggiato dal collega dello stesso gruppo Mario Olivieri e dal dem Luciano Monticelli.
Alcuni protagonisti sono ricorrenti nelle crisi dalfonsiane, forse anche per questo si spiega il nervosismo contro Pietrucci che, qualche mese prima di quel rimpasto, aprile 2015, proprio assieme ai “soliti ribelli” di Abruzzo civico e all’altrettanto abitudinario Monticelli, aveva fatto andare sotto la maggioranza votando sì a una risoluzione presentata dalla minoranza di centrodestra contro la chiusura dei punti nascita.
Un mese bollente, quello, perché grossomodo negli stessi giorni c’è stato anche lo strappo dell’assessore Donato Di Matteo, sfiduciato dalla maggioranza che ha votato il rinvio dell’approvazione di una legge sulla vendita delle case popolari, riuscendo a farsi scippare la competenza dal governo nazionale.
Allo scorso gennaio, infine, risale una nuova frattura, con la federazione dei gruppi consiliari, poi finita a ramengo, tra l’onnipresente Abruzzo civico e l’unico esponente di Centro democratico Maurizio Di Nicola, nei primi mesi scudiero dalfonsiano poi via via defilatosi dalla cerchia più ristretta, per fare lobby sulle ragioni del civismo.
E poi le voci di dissidi sempre più frequenti con il vice presidente, Giovanni Lolli, e con gli altri assessori, oltre che la girandola di cambi nella squadra dei capi dipartimento e nello staff. Insomma, un D’Alfonso sempre più solo e nervoso.





