L’AQUILA – Ammonta a oltre 30 milioni di euro la spesa per il 2011 del Consiglio regionale dell’Abruzzo, come emerge dal rendiconto finanziario approvato dall’assemblea dell’Emiciclo, tornata a riunirsi all’Aquila dopo la sessione invernale che si è svolta a Pescara.

Il consuntivo del Consiglio è stato approvato all’unanimità dai presenti in aula. Nel bilancio di previsione, lo stanziamento iniziale era stato fissato a 31.401.424 euro.

La differenza di circa un milione di euro verrà impiegata, unitamente ai residui passivi insussistenti riferiti al periodo 2009-2010, per costituire l’avanzo di amministrazione necessario alla copertura delle spese previste per l’annualità 2012.

Per l’anno in corso, infatti, il bilancio regionale ha previsto uno stanziamento di 27,5 milioni di euro, cifra che, secondo il servizio Bilancio del Consiglio, è “sottostimata rispetto alle reali esigenze” per il funzionamento del Consiglio. Dopo l’approvazione del rendiconto la seduta del Consiglio regionale è stata sospesa.

Nel corso della seduta è stata approvata all’unanimità la risoluzione presentata dai consiglieri Partito democratico Claudio Ruffini e Giuseppe Di Luca per destinare i fondi Fas 2000/2006 all’alluvione del Teramano.

Nel corso del Question time iniziato alle 15, in Consiglio sono state trattate le seguenti interpellanze e interrogazioni: quella della consigliera regionale del Pd, Marinella Sclocco, su tempi e modalità di erogazione delle somme destinate al capitolo della non autosufficienza; del consigliere Giuseppe Di Pangrazio (Pd) sull’ordinanza che disciplina i contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico; l’interrogazione del vice presidente del Consiglio regionale, Giovanni D’Amico sullo stato dell’arte sulla candidatura della città dell’Aquila a capitale europea della Cultura 2019; infine quella del  capogruppo in Regione di Alleanza per l’Italia (Api) Gino Milano sul problema del gasdotto “Rete Adriatica”, progettato dalla Snam Rete Gas SpA e della annessa centrale di compressione prevista a Sulmona.

ALLUVIONE TERAMO: OK A USO FONDI FAS

È stata approvata all’unanimità la risoluzione presentata dai consiglieri Partito democratico Claudio Ruffini e Giuseppe Di Luca per destinare i fondi Fas 2000/2006 all’alluvione del Teramano.

“È un risultato importante – dicono soddisfatti i consiglieri – Il Consiglio regionale ha preso atto della necessità di proporre un’azione condivisa e unitaria che rafforza il presidente della Regione, Gianni Chiodi, nel dialogo con il governo e il Cipe per reperire i finanziamenti necessari. In questo senso abbiamo apprezzato che il capogruppo della maggioranza, Lanfranco Venturoni, abbia apposto la propria firma al nostro documento che poi è stato votato da tutte le forze presenti”.

Il documento predisposto dai consiglieri regionali teramani del Pd impegna inoltre Chiodi a ottenere dal Cipe la riprogrammazione e quindi l’assegnazione dei 10,3 milioni di euro, già assegnati alla Regione Abruzzo ma non spesi, e un’ulteriore somma dei Fas 2000/2006.

Inoltre, il documento votato, impegna Chiodi a richiedere al presidente del Consiglio dei ministri la proroga dello stato di emergenza dichiarato con il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 10 marzo 2011 che andrebbe a scadere il 31 marzo prossimo.

“Quest’ultima richiesta di proroga di un anno si rende necessaria al fine di ottenere dal governo l’ordinanza del presidente del Consiglio dei ministri per le conseguenti assegnazione di risorse finanziarie provenienti dal fondo nazionale di protezione civile, anche alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n.22/2012 che di fatto elimina la ‘tassa sulle disgrazie’ – spiegano Ruffini e Di Luca – Chiodi su questi problemi ha risposto che finora era tutto fermo per via della tassa sulle disgrazie ma si è detto favorevole all’impegno contenuto nella risoluzione che lo invita a richiedere maggiori risorse dalla riprogrammazione dei FAs 2000/2006”.

“È stato lo stesso governatore ad affermare infatti che venerdì prossimo, quando avrà luogo l’incontro con il Cipe – conclude il Pd – chiederà che vengano assegnati all’Abruzzo 20 milioni di euro. Oltre a questo Chiodi si è impegnato a far emettere l’ordinanza attuativa – conseguente al Decreto di riconoscimento dello stato di calamità – che deve stanziare i primi finanziamenti per l’alluvione, ammettendo però che il governo mostra ancora delle resistenze sul discorso dell’inapplicabilità alle Regioni calamitate della fiscalità aggiuntiva prevista nel Milleprororghe 2011, norma oggi dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale”.

SCLOCCO (PD) SU FONDI PER LA NON AUTOSUFFICIENZA

“Ho interrogato Masci per avere risposte certe su tempi e modalità di erogazione delle somme destinate al capitolo della non autosufficienza. È gravissimo aver dovuto ascoltare una non risposta, anzi una rilettura integrale del mio question time”.

Lo afferma la consigliera regionale del Pd Marinella Sclocco.

“Il trasferimento statale di 4 milioni e 500 mila euro circa era da destinare esclusivamente al finanziamento dei progetti degli Ambiti Territoriali a favore di categorie gravemente in difficoltà e non in grado di vivere in maniera autosufficiente, come disabili e anziani. Oggi, però, non è stato chiarito se e quando gli Ambiti, impegnati direttamente dalla Regione a inviare progetti da finanziare per la non autosufficienza, avranno la possibilità di fruire delle somme destinate direttamente dallo Stato. Lo scorso dicembre erano stati invitati dalla Regione a predisporre progetti idonei per il finanziamento delle prestazioni di aiuto ai cittadini non autosufficineti”.

“Una boccata d’aria fresca – ha concluso – per gli ambiti già in gravi difficoltà economiche per i tagli nazionali e regionali. Ora giunge dall’assessore stesso la conferma della non veridicità di quanto contenuto nella nota ricevuta dagli Ambiti stessi. Oltre al danno la beffa”.

DI PANGRAZIO (PD): “A CHE PUNTO E’ RICOSTRUZIONE L’AQUILA?”

“Giunti ormai a quasi 3 anni dal drammatico sisma del 6 aprile, credo che sia utile, oltre che d’obbligo, capire lo stato dell’arte sul processo di ricostruzione”.

È il commento del consigliere Giuseppe Di Pangrazio (Pd) in seguito all’interpellanza, presentata nel corso dell’ultimo consiglio regionale, sull’Opcm n.3907 del 13.11.2010, ossia sull’ordinanza che disciplina i contributi per gli interventi di prevenzione del rischio sismico.

“A che punto si trovano – ha proseguito – i lavori nella città dell’Aquila e nei territori del ‘cratere’? Quante risorse sono disponibili, quali e quante sono le iniziative che i comuni hanno intrapreso, o dovranno intraprendere per completare la microzonazione o per la sicurezza di edifici strategici? Il mio invito è dunque alla costituzione di un gruppo di lavoro che sia in grado di rendere disponibili a breve tutte le informazioni necessarie sul processo di ricostruzione. Informazioni che avranno il compito da un lato di garantire l’adeguata trasparenza nei confronti dei cittadini e dall’altro di permettere una migliore coordinazione delle azioni future”.

D’AMICO (PD) SU CANDIDATURA L’AQUILA A CAPITALE EUROPEA

“È sconcertante la risposta che l’assessore regionale alle Politiche culturali ha dato alla mia interrogazione a risposta immediata per conoscere lo stato dell’arte sulla candidatura della città dell’Aquila a capitale europea della Cultura 2019 e per sapere se esiste o meno da parte dell’attuale Giunta regionale l’intenzione di sostenere tale candidatura, oltre ad affrontare la relativa procedura selettiva con il necessario, concreto e costante impegno a livello regionale, visto che si tratta di una irrinunciabile opportunità di sviluppo, sia culturale che economico e turistico, non solo per la città dell’Aquila, ma dell’intera regione”.

Lo sostiene il vice presidente del Consiglio regionale, Giovanni D’Amico.

“Considero la risposta – continua D’Amico – assolutamente carente e meramente interlocutoria: la spinta iniziale, conseguente al sisma dell’aprile 2009 e che ha visto il presidente Chiodi sostenere la candidatura come un riconoscimento al patrimonio culturale e artistico della città, si è arenata senza giustificato motivo. Il contatto con il ministro Ornaghi, che l’assessore riferisce di aver attivato nel dicembre 2011, secondo uno schema già visto, che vede un solo uomo al comando, non garantisce di per sé l’impegno della Regione nei confronti della città dell’Aquila”.

“Ho chiesto – conclude il vice presidente D’Amico – la costituzione di una commissione paritetica tra Comune dell’Aquila e Regione, che attivi la procedura di candidatura con evidenza e chiarezza, che ne segua gli sviluppi, e che di tale iniziativa sia investito il ministro Barca delegato del governo per la ricostruzione e lo sviluppo dell’Abruzzo”.

MILANO (API) SU GASDOTTO E CENTRALE SNAM

Il capogruppo in Regione di Alleanza per l’Italia (Api) Gino Milano, con un’interpellanza da lui proposta, ha riportato l’attenzione in Consiglio regionale sul problema del gasdotto “Rete Adriatica”, progettato dalla Snam Rete Gas SpA e della annessa centrale di compressione prevista a Sulmona.

“Si tratta di due questioni – ha evidenziato il consigliere regionale – su cui molti hanno scritto e detto senza ancora trovare una definitiva risposta alle domande cruciali che l’infrastruttura solleva: chi beneficerà dell’opera? Quali saranno gli impatti ambientali? Può il gasdotto attraversare la dorsale appenninica che è ad alto rischio ambientale, idrogeologico e simico?”.

“Quesiti – ha evidenziato lo stesso Milano – che non trovano risposte chiare né nei pareri del comitato Vas (valutazione ambientale strategica) né ai diversi livelli di responsabilità istituzionale. Tutto ciò nonostante sia stata approvata anche una risoluzione dallo stesso Consiglio regionale che impegna il presidente della Regione a negare l’intesa con lo Stato sull’attuale progetto della Snam, a fermare ogni procedura autorizzativa in corso presso le strutture regionale e a richiedere subito l’istituzione di un tavolo nazionale per l’individuazione di una soluzione alternativa alla dorsale appenninica, così come richiesto anche dalla commissione Ambiente della Camera dei Deputati”.

Nonostante le rassicurazioni dell’assessore competente che ha risposto all’interpellanza, il capogruppo di Api ha chiesto alla Giunta di assumersi le proprie responsabilità in particolare sulla centrale di compressione, che dovrebbe ricomprimere il gas per essere poi dirottato verso Nord, con un potenziamento della produzione attuale di 7 volte”

“Recenti studi – ha proseguito – evidenziano i notevoli pericoli per la salute dei cittadini in ordine alla realizzazione di una tale centrale e poiché la Regione ha una competenza diretta in merito alla decisione finale non è più tollerabile, a questo punto, assistere a un ulteriore spargimento di parole”.

“È giunto il tempo – ha concluso Milano – di dire ai numerosi comitati che difendono ambiente e salute nonché a tutti i cittadini interessati una parola chiara e definitiva e cioè che la centrale non si realizzerà né ora né mai nella città di Sulmona”.