Giovanni Lolli, Silvio Paolucci, Marinella Sclocco, Dino Pepe, Mario Mazzocca e Donato Di Matteo: i destinill’Abruzzo sono in significativa parte nelle mani di queste sei persone, che il presidente, Luciano D’Alfonso, ha scelto come assessori, affidando loro la stanza dei bottoni della amministrazione della cosa pubblica regionale.

La luna di miele, ovvero il periodo di adattamento e insediamento cominciato all’indomani delle elezioni del 25 maggio, può dirsi concluso. I sei hanno avuto tutto il tempo, come si dice in gergo, per “studiarsi le carte”, per “farsi un’idea”, per ”rodare la macchina”. Ora bisogna passare all’azione, realizzare a spron battuto quanto promesso, e anzi garantito in campagna elettorale.

AbruzzoWeb ha deciso di condurre un ciclo di interviste per fare il punto sui tempi e i modi con cui i nostri intenderanno passare dalla teoria alle pratica.

PESCARA – Marinella Sclocco, uno dei 5 assessori del Partito democratico, ha le deleghe alle Politiche Sociali, Politiche Attive del Lavoro, Pari Opportunità, Politiche Giovanili, Diritto all’Istruzione, Associazionismo-Terzo Settore e Sussidiarietà Orizzontale, Piano Regolatore dei Tempi e Tempo Liberato.

Trentasette anni, psicologa esperta in relazioni familiari e di coppia, è stata consigliera della circoscrizione 3 di Pescara fino al 2004.

Candidata ed eletta, nel giugno del 2004 come consigliere provinciale di Pescara, è stata presidente della commissione Politiche sociali e capogruppo del Partito democratico.

Dal 2008 è stata consigliere regionale d’opposizione, prima di approdare nella Giunta D’Alfonso dopo le elezioni dello scorso 25 maggio 2014 come unico elemento rosa, posto riservato obbligatoriamente.

Lei è l’unica donna in Giunta. Altra presenza in rosa in Consiglio quella del capogruppo del M5s Sara Marcozzi. Pensa si potrebbe fare di più per far crescere il numero delle donne in politica?

Purtroppo si tratta di una questione culturale, difficile da estirpare. C’è l’idea di un ruolo preciso della donna che viene considerata brava in alcune cose e meno in altre. Si tratta di una base culturale anche all’interno degli stessi partiti nei quali non si garantiscono percorsi politici alle donne. La questione dell’elezione delle donne non si deve limitare solo al momento della candidatura, ma il loro ruolo deve essere sostenuto in percorsi politici all’interno dei partiti da prima della candidatura.

Qual è il primo provvedimento concreto del suo assessorato?

La prima firma che ho messo è stata su una delibera per la ripartizione di 7 milioni di euro che arriveranno nelle casse dei 35 enti d’ambito della Regione entro la prima metà di agosto. Sono soldi che poi verranno ripartiti tra i Comuni per l’attuazione del piano sociale e per i piani di zona. Sono fondi destinati al disagio e allo svantaggio sociale, ma anche alle politiche attive sociali, sostegno di famiglie e giovani. Concretamente potranno servire ai Comuni per le attività di assistenza domiciliare per disabili, per le attività ricreative dei bambini, per centri sociali e per anziani. Al momento il vecchio piano sociale di 3 anni è in proroga per un altro anno.

A che punto è il progetto europeo Garanzia Giovani? Quanti sono i fondi stanziati per L’Abruzzo?

Per l’Abruzzo ci sono 31 milioni che però non sono ancora arrivati. Con un grandissimo sforzo, tuttavia, cercheremo di anticipare qualche misura con nostri fondi. Garanzia giovani sta partendo adesso: circa un mese fa c’erano 3.600 iscrizioni e in pochi giorni sono salite a 4.700. Riguarda una serie di misure per l’occupabilità, avvisi per apprendistato, tirocini, e misure relative alla formazione in Italia e al lavoro all’estero, al servizio civile e alla autoimprenditorialità. Aspettiamo che cresca il numero prima di pubblicare il bando in autunno. Sto scendendo “in piazza” personalmente tra i giovani, per invogliarli a iscriversi.

Quale sarà la vera novità del suo assessorato rispetto a quelli passati?

Il piano di integrazione socio-sanitario che finora mai nessuno ha fatto e che sarà pronto entro giugno 2015. Fino ad oggi, infatti, il sociale e il sanitario non si sono mai parlati, invece l’integrazione tra i due settori è fondamentale. Nel frattempo mi occuperò di un piano ponte che ci traghetterà verso quello definitivo che godrà di fondi nazionali e in parte di fondi europei, regionali e degli enti. Inoltre, in autunno, organizzerò gli stati generali del terzo settore in cui farò una sorta di programma di mandato che farà la foto reale della situazione per dire la verità alle persone sullo stato attuale delle cose.

Cosa intende nello specifico per integrazione tra sociale e sanitario?

Intendo azioni congiunte di aiuto al cittadino. Ad esempio, la riabilitazione di un disabile non è solo sanitaria, ma anche sociale. I disabili è una persona che lavora come tutti e che sta in società. L’assistenza sanitaria per queste persone dovrà essere integrata con l’aiuto sociale della ricerca di un lavoro per queste persone.

Quali sono le azioni concrete della Regione per affrontare l’emergenza della cassa integrazione?

Circa due settimane fa abbiamo avuto un incontro con il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Giuliano Poletti e abbiamo posto la questione delle casse in deroga che scadono a fine agosto. La regione di fatto ha un ruolo intermedio in questa vicenda, tutte le decisioni sono prese dallo Stato che dice di prorogare le casse fino ad agosto senza però dare un euro. L’Abruzzo è stato virtuso perché con i fondi propri ha pagato tutto il 2013, altre regioni hanno ancora le casse scoperte. Il problema del 2014 però è anche nostro, ma il ministro non ha ancora parlato con il ministero dell’Economia e non ha dato risposte, anche se abbiamo sollecitato. Abbiamo chiesto di prolungare la cassa fino al 2016 e di mettere i fondi.

Per il diritto all’istruzione ci sono soldi da poter mettere in bilancio?

Ho già fatto una delibera di 323 mila euro per aiutare i Comuni. Saranno ultilizzati per spese di trasporto e quota libri. Sono fondi concessi dal ministero: la cifra non è alta, ma è comunque un aiuto in più. Abbiamo intenzione di chiedere altri fondi: intanto tra agosto e settembre usciranno i vaucher per l’alta formazione e borse di studio pe univeristari.

La senatrice del Pd Stefania Pezzopane ha chiesto un piano sociale per L’Aquila: agirete al riguardo?

Nel 2009 chiesi un piano straordinario per L’Aquila al’allora presidente Gianni Chiodi, ma nel piano sociale la parola “terremoto” non è stata neppure menzionata. Non è possibile fare un piano sociale regionale senza pensare all’Aquila, questo è chiaro. Sarà un piano sarà unico ma saranno contemplate le particolarità delle zone. L’Aquila ha bisogno di spazi sociali da creare e da gestire insieme alle associazioni di volontariato. Quando si è costruita la finta città di plastica con i dormitori, nessuno ha pensato a questo.